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Oggi la festa liturgica del Vescovo d'Ippona e Dottore della Chiesa

Sant’ Agostino e il Beato Don Mottola, anime inquiete alla ricerca della Verità

Tra i Padri della Chiesa quello in cui il beato don Mottola si rispecchia maggiormente è soprattutto S. Agostino, che, nella ricerca della verità, era rimasto affascinato dal primato della grazia e dal principio animatore “Fecisti nos ad te, Domine, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te”. (Confessioni I, 1,1). Convinto difensore della verità, il vescovo di Ippona riesce a sconfiggere il suo latente pessimismo sull’uomo assorbito dal manicheismo giovanile lasciandosi trasfigurare dal suo amore per Cristo e dal suo profondo desiderio di Dio, sorgente della felicità.

Sant’Agostino nacque nel 354 nella città africana di Tagaste (oggi Souk Ahras) e morì nel 430 ad Ippona (oggi Annaba). Entrambe le città si trovano nell’attuale Algeria. Vescovo e Padre della Chiesa, Sant’Agostino fu un inquieto ricercatore della Verità e la vicenda del suo cammino di conversione lo rende sempre attuale. Fondò l’Ordine che porta il suo nome, al quale appartiene Papa Leone XIV.

Don Mottola in una bellissima pagina autobiografica titolata “Una leggenda ch’è storia” rivela una sua umana inquietudine che definisce “tristezza indicibile”, trovando proprio nella vicenda di S. Agostino uno spiraglio di speranza ed uno stimolo ad una ricerca risolutiva della sua situazione. Così ne parla sinteticamente in terza persona delineando il suo itinerario spirituale ed in cui si presenta come uno che “voleva vedere il Signore: incontrare colla sua pupilla gli occhi di Dio, era questo il desiderio martoriante della sua povera via. Gli avevan detto che nella natura, creatura di Dio, son le tracce di Lui; e guardò alla natura. Vide i colori delle cose e la luce del sole: guardò nel rosso dell’aurora e nella malinconia del tramonto, si fermò sul vespero a guardare le rupi a strapiombo sul mare e gli alberi allungati verso il cielo, come per un’implosione di luce. Una sera, nera senza luna e senza stelle, pianse nel buio. E sentì le voci delle cose: voci di dolore, voci di gioia, voci d’implorazione, voci anelanti, la voce interiore degli esseri creati. Ora ogni risplendenza di luce nelle cose mi sembrava voce e tutto il mondo canto…. Non era però contento: il volto del Signore non l’aveva ancora veduto ed era triste di tristezza indicibile”.

  Ispirandosi allora a S. Agostino don Mottola ripetè a se stesso: “«Noli foras ire, in te ipsum redi» (De vera religione, 39, 72: PL 34, 154). Fu allora che aprì la finestra, abitava sul mare, e dopo aver chiusa l’anima con sette serrami, gettò le sette chiavi nel mare e non volle vedere, non volle sentire più nulla; ma vide nell’anima bagliori di luce, e ombre di tramonto e profondità di mari e luminosità di cieli, e canto, e voci: e fuoco e fuoco, più ardente e più splendente di qualunque fuoco… Sentii più che mai il bisogno di Cristo…. Riaprì S. Agostino e lesse: «Trascende teipsum». Ma cosa poteva significare, cosa voleva il Signore da Lui? … Aprì il Vangelo: «Chi vuol salvare l’anima sua la perda» (Gv. 12,25). Si pose in ginocchio e pregò, con la speranza divina nel cuore, con la nostalgia dei Cieli nella pupilla arsa d’Infinito.… E attende ancora in preghiera, che il Padre, vinto dal suo pianto gli faccia vedere, prima che il corpo cada, anche per un istante solo, il Suo volto divino”. 1

La risposta gli arriva da Ef. 1,10: «Ricapitolare tutto in Cristo», che lui commenta in questi termini: “Ricostruire tutto in Cristo è il nostro programma, antico quanto l’era che corriamo, più antica ancora…nuova: la verità assoluta non invecchia perché si fonda su Dio: l’essere che è. Ricostruire: ridurre a unità il molteplice … Come dice S. Agostino «Ogni verità è una rifrangenza del Verbo»”. (Parva Favilla 3, luglio 1944, p.2). Chiaramente “le verità non sono la verità, così come il bene; il cuore è sempre in via, nessuna sorgente lo sazia mai. L’anima cerca Dio: primo principio, Luce, Amore insieme; nella ricerca è gioia, è sospiro, ma ricordiamo che Dio non si trova che a patto di ricercarlo ancora!”. 2

  Ogni cosa è niente se non c’è una mano che dirige l’universo. Leonardo da Vinci parlava di una malinconia cosmica dell’universo; S. Agostino, nel De Trinitate, col principio dell’autocoscienza o della metafisica della verità diceva: “Si enim fallor, ergo sum” (se infatti sbaglio, dunque esisto). Tra le due posizioni don Mottola suggerisce una terza via: “Uniamo i due concetti: la malinconia cosmica dell’universo e sbaglio dunque esisto per giungere all’unità dell’Essere che è”. (PF 20, settembre 1953, pp. 4-5).

Don Francesco Mottola (1901-1969) è stato proclamato Beato il 10 ottobre del 2021 da Papa Francesco.

I riferimenti a S. Agostino nelle sue riflessioni filosofico-teologiche continuano ad essere sempre più ricorrenti. A riguardo della libertà, per esempio, don Mottola parla di una triplice libertà: “Quella di Adamo o dell’uomo che consiste nello scatto di volontà nel fare il bene o il male. Nella volontà si richiede la retta intenzione. La libertà a cui Cristo, uomo perfetto, aggiunge la grazia alla facoltà libera, che consiste nel fare il meglio: non come cosa aggiunta a cosa, ma come facoltà che c’innalza. E c’è la libertà di chi fa la verità e viene alla luce: il Santo, il mistico che non hanno più bisogno di libertà, perchè operano sempre secondo verità nella Carità. Così si esprimono S. Paolo, S. Agostino, S. Francesco, S. Domenico, sempre nell’attesa dei Cieli, in cui non c’è più libertà, ma attrazione divina in Dio e per Dio nella SS. Trinità”. (PF 21, ottobre 1954, p. 5).

  Riprendendo poi il detto agostiniano «Noli foras ire, in teipsum redi, trascende te ipsum» (Non andare fuori di te, rientra in te stesso, trascendi te stesso) aggiunge di suo che “perché l’uomo è il re dell’universo, perché le cose hanno risplendenza in lui, nella sua anima, in cui abita la verità, questa è frutto dell’anima immortale, che si acquista morendo, nella oggettivazione del proprio essere. Trascende te ipsum, questa trascendenza io penso si ottenga anche mediante la morte e la vita, considerando noi come cose viventi, sempre più oggettivandosi quasi a costringere l’Eterno ad affacciarsi all’anima immortale. Allora avremo la vita ch’è veramente vita”. (PF 23, maggio 1956, p. 4; anche Faville della Lampada, 1994, p. 199).

Da qui segue che occorre guardare le cose dall’alto: “Come dice S. Agostino, la verità abita in noi, nella nostra più profonda interiorità. Scava profondo e tu troverai la verità. Tutto il nostro essere ha una voce conclamante l’Essere supremo da cui deriva”. (PF 23, novembre 1956, pp. 4-5). Trovare la verità e trovare Dio significa allora scavare nel fondo dell’anima. È sempre S. Agostino, richiamato da don Mottola, che dice: “Scava e troverai la verità. Infatti il Figlio di Dio fatto uomo si ritirava nel segreto e meditava. La verità si trova con lo sforzo, sforzo tremendo di andare contro di sé. Quindi silenzio e ascoltazione. La verità è dentro di noi, come il regno di Dio è dentro di noi: ascolta a troverai”.   (PF 28, aprile 1961, pp. 3-4). 

  Dio è verità suprema, ma la nostra anima è resa capace di raggiungerla perchè, come dice S. Agostino, Dio “è come uno specchio che rispecchia la verità suprema ma in modo finito, finitissimo, secondo l’intelligenza dell’individuo. Il finito è sempre inferiore all’infinito, c’è un abisso enorme tra il finito e l’infinito. Ma c’è un Maestro interiore che insegna la verità di Dio, è Gesù Cristo, il Dio fattosi uomo in una Vergine pura”.  (PF 30, gennaio 1963). Questa elevazione soprannaturale è allora opera di “Cristo Verbo di Dio che riempie e rende capace di intuizioni divine la disponibilità di Dio per l’uomo. E vedremo il Padre a faccia a faccia, e così, come dice S. Agostino, siamo resi capaci di Dio”.  (PF 26, dicembre 1959, p. 4).

C’è da chiarire che don Mottola non fa uno studio sistematico su S. Agostino, ma se ne avvale ampiamente nelle sue riflessioni e meditazioni spirituali non disdegnando di confrontarsi con i grandi della filosofia e della teologia. Si dice d’accordo con Rosmini che prova l’esistenza di Dio dall’interno non dall’esterno, come oggetto del soggetto in linea anche lui con S. Agostino che invita a scavare nel fondo della propria anima per trovare Dio.

Anche nel pensare ad una gnoseologia di Dio Don Mottola passa in rassegna le facoltà conoscitive dell’uomo, che per giungere alla Verità devono essere sostenute dalla grazia: conoscenza umana e divina si fondono nell’amore con i tre livelli: corporale, spirituale e soprannaturale. Scrive don Mottola: “Io credo in Dio, per ragione ragionante, per fede ex auditu, per misticità dell’amore. Perchè tutto si sintetizza nell’amore. S. Agostino dice: «Ama et fac quod vis» (Ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che tu perdoni, perdona per amore”. 3 

Nella ricerca di Dio e della verità partendo da se stessi occorre fare sintesi. Il concetto “conosci te stesso”, a dire di don Mottola, “va integrato con il concetto di Cartesio: «io penso, dunque sono», e con il concetto di S. Agostino: «non ti conosceresti se non fossi conosciuto dalla Verità». In questa sintesi è tutta la filosofia. L’intelligenza è poetica, la nostra intelligenza umana crea la bellezza, il bene, nella Verità. Non esiste che un solo valore, Dio Onnipotente, che è la Verità. In questa sintesi c’è il pensiero che è ricerca. Due abissi che abbiamo il dovere di colmare pregando e soffrendo” (PF 30, aprile 1963, p. 5).

  Mi piace concludere con questa preghiera che don Mottola prende per sé proprio dalle Confessioni di S. Agostino (X, c. XXVII, 38): “Domine tetigisti me et exarsi in pacem tuam” (Mi hai toccato, Signore, e son arso nella tua pace). 4

(*) Vescovo emerito di Mileto, Nicotera e Tropea

N O T E

1   Cfr. Faville della Lampada (pp. 43-46), è riportata in Opera Omnia “Faville della Lampada” a cura di Ignazio Schinella, Soveria Mannelli 1994, pp. 83-85.

2   Cfr. F. MOTTOLA, Itinerarium mentis, edizione Rubbettino 2000, a cura di Paolo Gheda, p. 14.

3   Cfr. Agostino, Commento all’epistola di Giovanni, 7,8 in <Opere di S. Agostino>, Roma 1968, p. 1783), riportato da don Mottola in Itinerarium mentis, p. 19.

4   Cfr. Diario dello spirito, 1992, 21 dicembre 1940, p. 131.