Un ricordo dell'uomo delle istituzioni ed avvocato, che si è spento nella sua amata Catanzaro il 31 marzo scorso
Rosario Chiriano, il politico che abbracciò l’Ideale del Beato Francesco MottolaCorreva l’anno 1921 quando Antonio Anile, in visita alla città di Crotone, esternava in un discorso pubblico la sua amarezza per la Calabria dell’epoca: “…la nostra Calabria, dall’unità in poi, in circa un cinquantennio di vita nazionale, non solo è stata abbandonata a se stessa ma costretta a subire una serie ininterrotta di violenze in ogni suo elementare diritto.
A rompere questa muraglia di egoismi umani, che ci stringe da ogni lato e minaccia di soffocarci, noi dobbiamo riacquistare i nostri beni morali perduti, che è fonte di ogni altra ricchezza e che la Calabria perdette nei periodi più fulgidi della sua storia “.

Queste parole colpirono qualche decennio dopo un giovane studente di Filadelfia (VV), Rosario Chiriano, che volendole fare sue decise, prima, di intraprendere studi giuridici, poi, di impegnarsi attivamente in politica.
Appena diciottenne, dal 1952 aderì alla Democrazia cristiana intraprendendo un viaggio in tutti i paesi della Calabria, per difendere e salvaguardare lo eredita calabrese, religiosa, storica e civile.
Come dirigente d’ Azione Cattolica conobbe il Beato Francesco Mottola facendone suo l’ideale, s’innamorò dei suoi scritti, in modo particolare della “Via Crucis”. Che fece sua nel girare contrade e borghi calabresi.
Amava regalare questo piccolo libretto ai sacerdoti che incontrava e ai suoi colleghi perché amassero fortemente la propria terra.
Avvocato insigne fu sindaco di Filadelfia per sette anni. Candidato alla Regione Calabria fu consigliere presiedendo la Commissione per lo Statuto della Regione Calabria;
Poi eletto presidente del Consiglio regionale e dal 1987 parlamentare.
Dopo aver vissuto la storia della Democrazia Cristiana, vide suo malgrado sia tradizionalista la nascita del centrosinistra, percorrendo periodi storici come l’omicidio Moro.
Essendo protagonista nella storia dei cattolici che hanno fatto l’Italia della seconda metà del Novecento.
Suoi esempi Montini, De Gasperi, Mattei, Fanfani, Andreotti, Moro, Cossiga: politici democristiani, ma anche dirigenti dello Stato e un futuro pontefice.
L’amore per sua Calabria lo portò all’indomani del 1992, anno in cui finiva il suo mandato alla Camera dei Deputati, quasi in previsione della fine del Partito democristiano a creare “il Movimento Meridionale”.
Ricandidandosi alla Camera con il Movimento Meridionale, ottenne il 3,9% dei voti nel collegio di Catanzaro, senza risultare eletto.
Sua l’idea delle scuole di formazione della Fondazione Don Francesco Mottola, fortemente volute dal professore Giuseppe Lo Cane, all’epoca fratello Maggiore degli Oblati Laici, e dal presidente Nicola di Napoli, il sindacalista che, assieme a don Mottola, ha formato tantissimi giovani calabresi.

Scuole riprese dall’avv. Alfredo de Grazia fratello maggiore oblati laici e presidente della fondazione.
“Rosarino” – com’era chiamato dagli amici – incarnò quel pensiero socio-politico cattolico nato nel corso del XIX secolo.
Fortemente conservatore aderì alle scuole dei cattolici liberali, studiando i rapporti tra cattolicesimo e nazione, tra Stato e Chiesa, con l’obiettivo di mettere al centro la comunità con i suoi bisogni (materiali e spirituali), con un’attenzione per le persone più svantaggiate.
La religione così fu per lui sul modello di Gioberti e Don Sturzo uno strumento politico d’emancipazione, attraverso un impegno fattivo in associazioni, avendo come scopo “‘unione, l’unità dei cattolici calabresi.”
Amava dire “unità culturale, unità operativa, unità politica” ed esortava: “Se non riscopriamo continuamente la nostra identità risalendo alle fonti non solo della fede, ma anche dei credenti che sono stati maestri di vita cristiana, non è possibile unità tra noi”.
Fu anche giornalista e scrittore di numerosi studi storici e giuridici. Ricordiamo “ Un cristiano in politica”, “Calabria: Problemi, società, istituzioni”, “A bassa voce – Testimonianze per la politica”, “Vito Giuseppe Galati, Pensatore e politico cristiano”; inoltre i saggi su Carlo De Cardona, Antonio Anile, Antonio Guarasci e Pagine sul Movimento politico-democratico in Calabria. Nella veste di richiesto conferenziere, elaborò contributi come: “Fede e Politica: un incontro salutare”, “Francesco D’Assisi, la povertà tra utopia e santità”, “Giovanni Semeria testimone di operosità cristiana”, “I Cattolici in Calabria dal Partito Popolare all’avvento della Regione, “Antonio Guarasci, meridionalismo e regionalismo”, “Stato e Partito in Aldo Moro”, “Costantino Mortati, un calabrese costruttore e difensore dello Stato democratico”, “Giuseppe Rito e il Cavatore, simbolo della nuova Calabria” e “I diritti fondamentali dell’uomo e la Costituzione”.
La sua attività politica si è caratterizzata per un approccio dialogante: capace di relazionarsi con interlocutori di diversa provenienza politica e sociale, ha spesso lavorato per costruire soluzioni pratiche ai problemi locali.
La scomparsa di Rosario Chiriano lascia un vuoto significativo nella politica calabrese e un ricordo vivo in tutti quelli che hanno avuto modo di apprezzarne le qualità umane e politiche.
La sua lunga carriera, costellata d’impegno istituzionale e da una profonda dedizione al territorio, rappresenta un esempio per le future generazioni di politici.
La sua figura mancherà al dibattito politico e il suo contributo alla storia della nostra regione, alla quale mancherà un punto di riferimento per quanti credono in una politica fatta d’impegno, serietà e difesa dei propri ideali.
L’addio a Rosarino segna la perdita di un protagonista importante della storia politica recente, un politico che ha saputo interpretare con dedizione il suo ruolo al servizio della collettività.
È ricordato come una persona generosa e disponibile, con colleghi e amici.
La sua carriera, caratterizzata da professionalità, passione ed equilibrio, ha lasciato un segno nella memoria di chi l’ha conosciuto.

