La Madonna di Romania nella vita del beato Francesco Mottola (II parte)
Quell’icona col sorriso del sole d’OrienteAnche se l’arrivo a Tropea della sacra effige della Madonna della Romania è avvolto di leggenda (la “leggenda argentea” come la racconta don Mottola) e di mistero, il suo fascino e la sua radicale incidenza nel cuore e nella vita di ogni tropeano la rende identificativa dell’intero popolo. È su questo presupposto, pertanto, che il beato don Francesco Mottola può tranquillamente parlare in questi termini della bellezza dell’icona: “Aveva nella linea incerta dell’artista il sorriso del sole d’oriente e l’austerità ieratica della Madre” ed inoltre può gridare dal profondo di se stesso: “Ma che importa il modo (come è giunta in città), ciò che è nella realtà storica è che si inserì nell’anima, nella carne e nel sangue del popolo tropeano e divenne regola di vita” (cfr. Parva Favilla, n. 6, ottobre 1938, p. 2).

Un vero fermo attestato di devozione personale verso la Madonna di Romania lo espresse in pochissime battute il 7 dicembre 1936 nell’inaugurare la “nuova e bella” Casa di Carità (la casa madre). Così annota nel suo Diario: “Questa sera, sul vespero, al Magnificat dell’Immacolata, ho benedetta la Casa (di Carità), le tovaglie nuove, i corporali e la biancheria nuova, l’immagine della Madonna SS.ma di Romania. E’ sempre la Madonna che mi fa tutte le grazie: mi voglio far santo, Mamma mia, presto, presto; l’Immacolata mi deve convertire. Voglio rinunciare ad ogni possesso della mia anima: è tutto tuo, Mamma, io non ho più niente”. (Cfr. Diario dello spirito, Tropea 1992, II edizione, p. 84).
E non meno espressivo è quanto scrive il 1° maggio 1937 iniziando il mese mariano: “Stamattina, Mamma mia, ti chiedo più ardentemente di passare senz’ombra il mese di maggio. Vorrei offrirti una lirica al giorno, scandita in tutte le ore della mia giornata. Una lirica pura: sospiro tormentoso e sereno dell’anima, della mia povera anima all’Eterno … Mamma mia, mantienimi in alto, nel tuo cuore materno”. (Cfr. Diario, pp. 95-96).
Si può senz’altro dire che in tutta la sua vita sacerdotale, fin dai giorni precedenti e successivi all’Ordinazione sacerdotale, il suo pensiero è ben definito. Il 26 marzo 1924 invoca: “Mamma mia di Romania, prega Gesù per me” ed il successivo 3 aprile, antivigilia dell’Ordinazione, tra le considerazioni di regolamento di vita inserisce: “Maria Ss.ma. Il mio apostolato (Regina Apostolorum) e la mia virtù (Madonna di Romania). Il Santo Rosario; 12 Avemaria ai dodici privilegi, per la castità. In te Domina confido, non confundar in aeternum”. (cfr. Diario, pp. 13 e 31).

Il giorno dopo l’Ordinazione, il 6 aprile, quasi come un pro-memoria irrinunciabile: “Mamma mia, regina apostolorum, io metto il mio sacerdozio e il mio proposito sotto la tua protezione”; “Sotto la protezione di Gesù e di Maria, tutta la mia vita sacerdotale: tutti i miei propositi, tutte le mie azioni, tutte le mie parole” (cfr. Diario, pp. 37 e 46). Non mancano momenti di disagio nel suo rapporto con la Madonna tanto che, pochi mesi prima che la malattia lo colpisse, con schiettezza, quasi come un biglietto confidenziale, le scrive: “Ho tradito la mia vocazione di orante; ma è per questo che la riaffermo, come e più dell’aurora, chiedendo fiduciosamente perdono alla tua Misericordia. Sento che la Madonna (di Romania) mi sorride ancora e nell’anima sento che il tuo sangue cola purificante più che mai su la mia povera anima bacata” e qualche giorno dopo aggiunge: “Ogni ora per me è aurora, perché confido in te, Mamma mia adorata! Perciò riprendo, ancora oggi, il mio cammino e il mio canto. Come se niente fosse, nonostante la mia viltà e i miei peccati!” (cfr. Diario, rispettivamente 15 gennaio e 27 gennaio 1942, pp. 142 e 144).
Don Mottola non si limitò a curare per conto proprio il rapporto devoto con la Madonna, ma a più riprese lo raccomanda a tutti i suoi Oblati del S. Cuore a cominciare dai Sacerdoti ai quali il 4 agosto 1966, pochi anni prima della morte, raccomandava: “Figliuoli e Fratelli, il Sacerdote è luce, che prende da Dio e versa sugli uomini di buona volontà. […] Noi siamo sacerdoti di Cristo, Cristo è nato da una Vergine pura e senza macchia. Dobbiamo essere sacerdoti eucaristici, sacerdoti mariani”. (cfr. Lettere Circolari, in Opera Omnia, I, a cura di Giuseppe Lo Cane e Domenico Pantano, 1994, p. 64).
Agli Oblati laici il 19 luglio 1962 scriveva: “Figliuoli, l’Oblazione è un cammino di amore su abissi immani. Dunque, andiamo, con la grazia di Dio che non viene negata agli uomini di buona volontà. Affidiamoci alla Madonna Santa, che è la mamma nostra”. (cfr. Lettere Circolari, p. 181).

Con le sorelle Oblate, poi, è ancora più perentorio e costante, raccomandando attenzione soprattutto all’Immacolata. Il 5 novembre 1945, in vista della festa, scrive: “Figliuole, l’Immacolata vi aspetta ardendo della Sua luce. L’Immacolata è tutto per voi: è concezione di Dio stesso; arte purissima e Madre di Dio”. Nel luglio 1947: “Figliuole, rinnoviamo i nostri voti nelle feste principali della Madonna: l’Assunta e l’Immacolata, che sono intimamente connesse. È la senza macchia, il che è di fede, che fu assunta in cielo per naturale e soprannaturale conseguenza… Ogni festa della Madonna ha per noi un significato mistico ed eterno. Uniamo la nostra oblazione alla sua, perchè la Madonna tutta se stessa offerse al Signore, dicendo il Fiat, che capovolse i destini dell’umanità”. Più pressante si mostra il 16 gennaio 1953 quando scrive: “Figliuole, da tutte pretendo e voglio una pietà Mariana, sia pure dolorante, ma il canto che sgorgò dal cuore della Madonna Santa, lo voglio da voi. Il canto del Magnificat. Umile ed alta, vergine e madre, dolorante e cantante, è questo che il Padre vuole da voi, prendendo l’abbrivo della Madonna Santa”. (cfr. Lettere Circolari, pp. 85, 89 e 108).
Volendo tirare le somme, il ruolo esercitato dalla Madonna e dalla Madonna di Romania in particolare su don Mottola è fondamentale come la sua maestra, modello e patrona di se stesso e dell’intero Movimento Oblato. Soleva ripetere che se la devozione ai Santi non è obbligatoria, quella verso la Madonna deve esserlo in misura eminente, tanto da definirla una “superdevozione”. Filialmente attaccato alla Madonna di Romania nel marzo 1964 con molta convinzione scrive: “Intorno a Lei: tutta la nostra vita, cioè tutto il nostro pensiero, tutto il nostro cuore, tutta la nostra azione, … se dovessi fare un voto, vorrei pregare la presente di tropeani a non rinnegare la sua storia, vorrei pregare la Madonna di Romania a star sempre alla prora della nostra Chiesa, delle nostre anime” (cfr. Parva Favilla, n. 31, p. 1).
(*) Vescovo emerito di Mileto, Nicotera, Tropea

