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Il miracolo raffigurato in un affresco nel santuario di Paola richiama un messaggio centrale nella spiritualità dei Minimi, ma anche la presenza dei seguaci di Sant'Agostino nel centro calabrese

Quando San Francesco risanò un frate agostiniano

Nel Santuario di San Francesco di Paola, tra i cicli pittorici che narrano la vita del Taumaturgo calabrese, si conserva un affresco che raffigura uno degli episodi più significativi della sua agiografia: la guarigione del piede di un frate agostiniano.

San Francesco guarisce il piede ferito di un frate agostiniano. La scena raffigurata nell’affresco è ricorrente nell’iconografia paolotta, e si fa risalire ad un’opera del 1684 del pittore Augusto Rosa.

Secondo le fonti biografiche dell’Ordine dei Minimi, durante uno dei suoi viaggi, Francesco incontrò un religioso dell’Ordine di Sant’Agostino afflitto da una grave patologia al piede. Le fonti parlano di una ferita profonda, infetta e sanguinante, che impediva al frate di camminare e lo condannava a una condizione di grave sofferenza. Francesco di Paola, noto già in vita per i suoi numerosi interventi di guarigione verso malati, feriti e bisognosi, non esitò. Davanti alla ferita, non provò ribrezzo né paura di contagio. Si chinò, toccò e, secondo la tradizione, con un semplice gesto e una preghiera, risanò immediatamente l’arto malato, permettendo al confratello di riprendere il cammino.

La scena è canonica nell’iconografia paolotta del Seicento. La composizione è sempre la stessa, ed è quella che vediamo anche a Paola: a destra, San Francesco di Paola, riconoscibile dal saio dei Minimi e dall’aureola, indica con il dito la ferita, gesto che indica l’atto taumaturgico; a sinistra, il frate agostiniano disteso su una roccia, con il piede scoperto e sanguinante, sorretto da due confratelli; sullo sfondo, un paesaggio roccioso con un ruscello, simbolo della vita che torna a scorrere.

Il modello più noto di questa scena è l’affresco di Augusto Rosa del 1684, conservato nel chiostro della chiesa di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, chiesa madre dei Minimi a Roma. L’affresco del Santuario di Paola è una derivazione devozionale di quel ciclo, realizzata per istruire i pellegrini sui miracoli del Santo.

Al di là del fatto prodigioso, il miracolo contiene un messaggio centrale per la spiritualità dei Minimi: la carità non ha paura della carne ferita. Francesco non guarisce a distanza, tocca. Si fa prossimo. In un tempo in cui la malattia e la fragilità vengono spesso nascoste, questo piccolo affresco, anche se sbiadito dal tempo, ci ricorda il cuore del cristianesimo paolotto: chinarsi. Sì, ed è questo che rende il miracolo ancora più locale, non è una leggenda lontana.

Gli Agostiniani erano a Paola prima di San Francesco, siamo nel 1390. Un benestante paolano, Francesco Piscione, fa erigere una cappella dove poi sorgerà la chiesa di Sant’Agostino. È nella parte antica di Paola, in posizione panoramica sul Tirreno. Alla fine del Trecento vengono fondati i primi conventi agostiniani nella diocesi di Cosenza: S. Agostino in Paola e San Giovanni Vecchio a Fuscaldo. È uno dei più antichi fondati in Calabria dai Padri Agostiniani. Nel 1493 viene costruito il portale gotico magnifico che ancora si vede, con colonnine tortili.

Oggi quel complesso è auditorium e sede della biblioteca comunale e di uffici del Comune. Quindi quando l’agiografia dice che Francesco risana “un frate agostiniano”, non parla di un frate incontrato a caso durante un viaggio. Parla probabilmente di un suo concittadino, di un frate del convento di Sant’Agostino di Paola, a poche centinaia di metri dalla sua grotta. Erano vicini di casa. Due ordini che crescevano uno accanto all’altro: gli Agostiniani dal 1390 e i Minimi dal 1435. Non è un miracolo lontano. È avvenuto qui, tra la grotta dell’Isca e la chiesa di Sant’Agostino nel centro storico. Il giovane Francesco che guarisce il piede del frate anziano del convento accanto. È la storia di Paola stessa.