Don Pasquale Russo ricorda il fondatore della Comunità monastica di Bose, morto oggi all'ospedale Le Molinette di Torino all'età di 83 anni
Quando ad Enzo Bianchi parlavo della mia terra …Il mio rapporto con Enzo Bianchi è di lunga data. È iniziato ai primi anni di questo secolo in un convegno a Catanzaro nel quale egli era uno dei relatori. Quando poi a me è stato affidato a Tropea il compito di organizzare la manifestazione del Premio don Mottola ho invitato Enzo a venire a Tropea per intervenire sulla spiritualità di Bose.

Le mie frequentazioni in quel monastero diventarono un dovere e mi arricchivano sempre di forza spirituale offrendomi una visione dinamica della chiesa e della vita cristiana. L’incontro con Enzo era ampliato da una corrispondenza epistolare che mi consentiva una continuità di dialogo e di fiducia.
In una mia lettera del 18.08.2014, quando il pontificato di Francesco aveva suscitato nella comunità cristiana un entusiastico stupore per la rotta intrapresa dal Papa, io esprimevo ad Enzo i sentimenti del mio animo in rapporto alla realtà del mio ambiente nel quale mi sembrava ancora un sogno la fioritura di una vita che tende a confrontarsi con l’Evangelo ed esprimevo le mie perplessità con amarezza così: ”Una fioritura è ancora un sogno, come il fiore del campo… Questa è una terra di visionari, da sempre: Gioacchino da fiore (pensa un po’: da fiore!) è solo l’apice dei sognatori. Ma qui i nomi di Pitagora, Seleuco, Cassiodoro, Bernardino Telesio, Francesco di Paola…. sono costante riferimento per enfatizzare il legame magnogreco, la civiltà romana e l’esperienza di santità di un popolo che vive ancora oggi l’esperienza di un rigurgito di paganesimo rivestito di un povero sostrato di devozione cristiana.
Anche i nostri vescovi vivono una sublimazione della realtà e stentano a percorrere vie di umanizzazione. Perché le nostre strade sono così frequentemente irrorate da sangue innocente, i campi sempre più spesso occultano i corpi martoriati dalla violenza ‘ndranghetista, ed anche i borghi e le città sempre più spesso sono teatro di efferati delitti. Una terra ricca di bellezza che viene deturpata spudoratamente da abusi edilizi, contaminata da discariche abusive, senza che qualcuno metta un freno alle nefandezze.
Ed anche il mare, tanto bellissimo mare, inquinato da liquami incontrollati e da depuratori che non depurano per tutto il perimetro delle coste. Nessuno ha la forza di fermare questo abbrutimento? Una società civile priva di guide, afflitta da un aumento della povertà e da vertiginosi indici di disoccupazione, si rifugia in spazi di sicurezza individuale. E resta così aperto lo spazio al malaffare che taglieggia il commercio, controlla l’economia, gestisce l’usura e… porta sulle spalle le statue dei santi! Tu hai potuto, nelle tue giornate calabresi, percepire le contraddizioni che affliggono questa società e forse hai potuto anche piangere per le sofferenze di tanti fratelli e sorelle”.
Questo mio sfogo trovava Enzo disponibile a mitigare le mie amarezze riconducendole nel perimetro giusto della storia. Ora che Enzo non potrà più rispondermi io so che non mi abbandonerà perché la luce della sua visione continuerà ad illuminare il mio cammino.

