Il messaggio di mons. Christian Carlassare, vescovo di Bentiu
“Pasqua nel Sud Sudan alla ricerca della pace”Raggiunto in Sud Sudan, abbiamo chiesto a Mons. Christian Carlassare, prossimante a Cassano All’Ionio per ricevere il Premio Giorgio La Pira, come la sua diocesi si prepara alla Santa Pasqua e ci ha inviato in anteprima il messaggio per questo momento rivolto ai fedeli in una terra segnata da guerre e sofferenze.
“La Pasqua – scrive il presule – è alle porte. Durante la Quaresima abbiamo camminato con Gesù lungo la via della croce: una via segnata dal dolore, dall’ingiustizia, dalla violenza e dall’umiliazione. Il Sud Sudan conosce bene il peso della croce. L’anno è iniziato con forti tensioni politiche, che hanno portato a scontri tra diversi gruppi dell’esercito e al riemergere di alcune milizie. Il governo – ricorda -, ha promosso una mobilitazione militare che ha coinvolto soprattutto lo stato di Jonglei, nel tentativo di contrastare le forze dell’opposizione. In queste operazioni molte comunità sono state colpite, coinvolgendo purtroppo anche numerosi civili. Alle agenzie umanitarie è stato persino impedito di accedere ad alcune aree, lasciando la popolazione senza aiuti. Il primo marzo si è consumato un terribile massacro: 169 persone innocenti sono state uccise da un gruppo di giovani armati appartenenti a una comunità della nostra diocesi, contro una comunità vicina. Un attacco ingiustificabile, che trova spiegazione solo nei pregiudizi, nella mancanza di dialogo, negli odi accumulati e nella strumentalizzazione politica di questi sentimenti. Troppe famiglie – evidenzia Mons. Carlassare -, hanno pianto i loro morti. Troppe comunità sono state spezzate dalla violenza. Troppi cuori portano ferite profonde. E quando le ferite sono così profonde, la parola “perdono” può sembrare irrispettosa e la parola “pace” rischia di apparire fragile, lontana, quasi impossibile. Eppure è proprio qui, proprio dentro queste ferite, che può nascere una pace vera.

All’inizio dell’anno, Papa Leone ha usato un’espressione molto forte: ha parlato di una “pace selvatica”. Non è una pace che coincide semplicemente con la fine dei conflitti. Non è il risultato di accordi firmati o di tregue armate. Non nasce nei palazzi né è progettata a tavolino. È una pace che germoglia spontanea, come un fiore nel sottobosco o nella spaccatura di una roccia. Nasce dove trova un piccolo spazio libero, perché non può fare a meno di nascere. È il bisogno profondo di umanità che resiste al male, stanca di vivere in un mondo che ha smarrito il sogno creativo di Dio. È una pace che nasce perché la speranza non è andata perduta. Questa è la pace del Vangelo. Non è una pace imposta, né il semplice silenzio delle armi. Non è un fragile equilibrio tra poteri. La pace di Cristo nasce nei cuori: nei cuori di persone stanche di odiare, di vendicarsi, di vedere i propri figli crescere nella paura. Quante volte, qui in Sud Sudan, la pace è iniziata proprio così: con due persone che decidono di non vendicarsi; con una madre che insegna al figlio a non odiare; con giovani di diverse etnie che superano la diffidenza e diventano compagni di banco a scuola. Piccoli gesti, quasi invisibili. Ma è proprio lì che la pace mette radici”. Ha poi aggiunto: “la “pace selvatica” di cui parlava il Papa comincia da qui: dal cuore di uomini e donne feriti, che scelgono di non lasciare che la violenza abbia l’ultima parola. Anche la Pasqua ci dice questo: la pace nasce dentro la ferita. Gesù non ha evitato la croce; non ha salvato il mondo sfuggendo alla violenza, ma attraversandola senza lasciarsi contagiare dall’odio. Ed è con questo spirito che la missione continua. Siamo riusciti a portare a termine un progetto per la realizzazione di pozzi con pompe solari e cisterne, che forniscono acqua a quattro parrocchie, oltre a due pozzi con pompe manuali. A breve raggiungeremo altre comunità, per garantire l’accesso all’acqua pulita. Abbiamo inoltre trasportato due camion di materiale edile — cemento, legname, ferro e lamiere — e stiamo allestendo un’officina dove prepareremo le strutture per le varie costruzioni. Sono iniziati anche i lavori per la scuola primaria, che sarà intitolata a San Martino de Porres: abbiamo già riportato circa 30 cm di terreno e stiamo progettando le canalizzazioni necessarie per evitare ristagni d’acqua. Accanto alla scuola sorgerà un centro sportivo, con campi da calcetto, basket e pallavolo: uno spazio di incontro e di crescita, pensato per favorire tra i giovani uno spirito di amicizia, gioia e pace. La scuola primaria è già attiva da qualche anno, pur in una sede temporanea. Gli insegnanti sono una ventina e quest’anno sono accompagnati da suor Anna Marie Reha, che appartiene alle suore scolastiche di Nostra Signora e sta dando un contributo importante per offrire ai bambini lezioni più adeguate ed efficaci”.
“Sono profondamente grato – ha proseguito – per la presenza di fratel Hans Eigner, ingegnere comboniano, che sta portando avanti questi progetti con competenza e dedizione. Anche padre Giovanni Girardi e Matteo Perotti stanno offrendo un contributo prezioso, occupandosi dell’installazione dei sistemi solari e delle pompe per la distribuzione dell’acqua. Un grazie anche a Francesca Montalbetti che sta dando forma al servizio della cura della salute attraverso sensibilizzazione dei giovani e attenzione a chi vive con alcune fragilità. Con l’arrivo delle piogge vorremmo avviare anche un’attività agricola, che possa svilupparsi in un vero progetto di autosostentamento e di cura dell’ambiente. Inoltre, desideriamo promuovere iniziative a favore delle donne, probabilmente attraverso la realizzazione di un forno, che potrà fornire pane sia ai bambini della scuola sia all’intera comunità”. In questo tempo di Pasqua – ha concluso padre Carlassare -, mentre contempliamo la vittoria della vita sulla morte, vi auguro che la luce del Cristo risorto possa raggiungere ogni cuore, soprattutto quelli più feriti. Che porti consolazione dove c’è dolore, speranza dove c’è scoraggiamento e pace dove ancora regna la violenza”.
Francesco Garofalo
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Inviato da Libero Mail

