Leone XIV e il cardinale Pizzaballa a Rimini, mons. Gallagher e il cardinale Zuppi a Mosca
Pace, la linea “politica” della ChiesaFinisce la 47ª edizione del Meeting per l’Amicizia fra i Popoli. 140 mila metri quadrati di Fiera, 150 incontri, 12 mila metri di mostre, 900 mila presenze in sei giorni. Ma un numero cancella tutti gli altri: 44. Gli anni che sono passati dall’ultima volta di un Papa a Rimini. Era Giovanni Paolo II, 29 agosto 1982. Da allora, mai più. Nel Grande Auditorium gremito, davanti a ministri, imprenditori, 20 mila giovani e al presidente della Fondazione Scholz, Leone XIV ha pronunciato un discorso di 20 minuti che è già il manifesto del suo pontificato.

Il Papa agostiniano, arrivato da San Marino e da una visita privata alle monache di Pennabilli, ha scelto Sant’Agostino come chiave: “L’amore è la forza che può veramente cambiare il mondo. Se vogliamo cambiare il mondo, cominciamo da noi stessi”. E poi la frase che ha fatto il giro del mondo, riportata da tutti i quotidiani: “Prima dei confini ci sono le persone. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Il peccato esiste, ma più forte è l’amore redentore di Cristo”.
Non è una frase buona per i social. È una linea politica. Leone XIV ha detto: “Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi“. E ancora, con parole durissime per i potenti presenti in sala: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa distruttivo. Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte“. Poi la discesa in città, l’abbraccio in Cattedrale con ammalati, disabili e poveri della Caritas – “Qui voi siete a casa” – e la Messa al Porto davanti a 25 mila persone sulla spiaggia di Rimini.

La chiusura del Meeting, al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme. Titolo dell’incontro: “Scrutando il cielo di Gerusalemme”. Tema reale: Gaza, a tre anni dal 7 ottobre. Pizzaballa non ha usato la lingua della diplomazia: “Stiamo vivendo in un tempo molto duro per la vita di moltissime famiglie, non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania, dove la paura è determinante. I fatti sembrano smentire ogni attesa di cambiamento, ma non dobbiamo arrenderci, perché significa lasciare il discorso a questi estremisti. Dobbiamo fare tutto il possibile per arginare questa deriva”.
Ha parlato di Taybeh e Zababdeh, villaggi cristiani della Cisgiordania dove i coloni entrano di notte. Ha parlato di Gaza, dove “accade qualcosa di mai visto prima”, dove “è stata persa la capacità di riconoscere l’esistenza dell’altro”. E ha lasciato una frase che lega il suo intervento a quello del Papa: “La guerra finirà, ma ricostruire la fiducia richiederà una generazione”.
Mentre Pizzaballa parlava di Gaza a Rimini, a Mosca un altro uomo del Vaticano parlava di Ucraina. Mons. Paul Gallagher, il ministro degli Esteri di Leone XIV, è stato in Russia. Ha incontrato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e il consigliere di Putin Yuri Ushakov.
Il Cardinale Matteo Zuppi, inviato del Papa per l’Ucraina, tornerà a Mosca entro settembre. Perché ora? A Mosca è atterrato anche il capo della CIA John Ratcliffe. Due canali aperti contemporaneamente. il Vaticano ne ha uno solo, e l’ha messo sul tavolo. Oltre 3.400 bambini uccisi o feriti in Ucraina dall’escalation del 2022 (dati UNICEF); quasi 2,6 milioni di bambini ucraini sfollati o rifugiati; 1.600 scuole danneggiate, 200 distrutte e 19.500 bambini ucraini che Kiev denuncia come trasferiti in Russia.
C’è una domanda che resta e che viene da lontano: perché non tacere? Non ha taciuto Leone XIV, venendo a Rimini dopo 44 anni per dire che prima dei confini ci sono le persone. Non ha taciuto Pizzaballa, dicendo che non bisogna lasciare il discorso agli estremisti. Non ha taciuto Gallagher, andando a Mosca a dire a Lavrov che “questa guerra deve finire, non esiste soluzione militare”, non tacera’ Zuppi. In una settimana, la Chiesa ha parlato contemporaneamente a San Marino, a Rimini, a Gaza e a Mosca. Con una sola idea, quella che ha dato il titolo a questa edizione, presa da Dante: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

