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L'autrice e sceneggiatrice Paola Bottero racconta a Parva Favilla i primi passi del docufilm che narra la Calabria dell'accoglienza e che ha già ottenuto importanti riconoscimenti

“Nyumba” vuol dire casa: un progetto corale che parte da un racconto di vita

«E adesso dove vivono? Cosa stanno facendo?».

Questa è la domanda più ricorrente che ho ricevuto durante il tour appena terminato (20 festival, di cui 6 internazionali), durante il quale ho accompagnato, con il regista Francesco Del Grosso, il nostro Nyumba. Un progetto nato quasi quattro anni fa quando il titolare di Indaco Film, Luca Marino, mi ha chiesto di proporgli il soggetto di un docufilm. Stavo per scrivere le storie di migranti che avevano scelto la Calabria come casa, nyumba in Swahili. Era il modo migliore per raccontare una regione così complicata mettendone in risalto le tante luci, anziché le ombre che sembrano avere una vis narrativa maggiore.

La locandina del docufilm “Nyumba”.

Abbiamo partecipato al bando della Calabria Film Commission, abbiamo visto decine e decine di giovani africani, ci siamo fermati per la strage di Cutro. Poi abbiamo deciso di riprendere il lavoro, sposandoci su quella spiaggia per raccontare le storie di Abdulaye, Alex, Hafsa, Moussa, Sisì. Dopo l’intreccio tra il racconto corale del viaggio della speranza e quello individuale, che ha scavato nelle loro vite precedenti in Gambia, Senegal, Sierra Leone e Somalia, si arriva nei luoghi della loro quotidianità. I nostri protagonisti si raccontano ed appassionano: alla fine della visione diventa importante continuare a sapere di loro, essere aggiornati su come è proseguita la vita di ciascuno di loro. 

L’obiettivo di Nyumba è restituire una dimensione umana non solo ai nostri splendidi protagonisti, ma anche a tutte le persone che troppo spesso vengono spogliate della propria identità e vengono rappresentate come un problema, un tema da discutere. Non esiste il problema dei migranti o il tema delle migrazioni: esiste la necessità di comprendere in profondità le ragioni, i diritti e le emozioni di chi sceglie i nostri territori per costruirsi una nuova vita. Il racconto corale di Nyumba è un racconto di accoglienza, ma anche di restituzione: ci dimentichiamo troppo spesso chi siamo, da dove veniamo e dove siamo andati. Ricordarlo era un imperativo categorico. 

Paola Bottero ed il regista Francesco Del Grosso al Catania Film Festival, dove “Nyumba” ha vinto il Premio Speciale.

In questi due mesi e mezzo abbiamo incontrato tantissime persone che hanno colto in profondità il senso del progetto. Un progetto di vita, di quotidianità, di capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo e costruire nuovi percorsi in una regione, la Calabria, che è rappresentata per quello che è. Una regione bella, forte, accogliente, capace di diventare casa, nyumba, per chiunque scelga di viverla. 

Il progetto va avanti: va avanti il racconto, nelle scuole e sulle pagine del libro in preparazione. E va avanti il docufilm, che sta preparandosi ai prossimi festival e all’uscita nelle sale cinematografiche. Intanto il primo bilancio si focalizza sul 5: 5 i nostri protagonisti (che ancora qualcuno crede, erroneamente, attori, tanto sono forti e convincenti cinematograficamente), 5 i premi portati a casa. Ad oggi.

Paola Bottero con l’attrice Randi Ingerman a Milano, dove “Nyumba” ha vinto il Premio Felix.

“Un documentario che illumina, commuove e apre spazi di ascolto e riflessione. Per la sua forza poetica, politica e profondamente umana, la giuria del Salento International Film Festival assegna a Nyumba il premio per il Miglior documentario 2025”. “La Giuria del Premio Felix ha voluto premiare la forza poetica del racconto, l’uso evocativo delle immagini e del suono e la capacità di fondere linguaggi e prospettive diverse in un’unica, potente testimonianza di umanità condivisa”. Questi due stralci delle motivazioni che hanno accompagnato, a fine novembre, la consegna dei premi a Milano e a Tricase. 

Pochi giorni prima abbiamo ritirato il Premio Speciale del Catania Film Festival: il secondo per Nyumba. Prima era arrivata la Menzione speciale della giuria giovani a Visioni dal Mondo – Festival Internazionale del Documentario, con questa motivazione: “Il film ha la capacità di raccontare una storia in chiave umana e personale senza scadere nella narrazione comune che spesso banalizza questo tema. Abbiamo apprezzato l’escamotage estetico che ci ha permesso di visualizzare storie altrimenti invisibili. Riprendendo le parole dell’autrice, vogliamo premiare il racconto di un territorio da parte di chi lo ha scelto come nuova casa. Per essersi spinti oltre ed aver eliminato l’anonimato”.

Al Salento International Film Festival “Nyumba” ha vinto il Premio per il Miglior Documentario 2025.

Infine Nyumba ha ottenuto il Premio Miglior Regia all’Asti Film Festival, sez. “Asti DOC”. 

I racconti corali di Abdulaye, Alex, Hafsa, Moussa, Sisì, stanno continuando a convincere e a commuovere, “attraverso uno sguardo cinematografico empatico, rigoroso e mai invadente, il film esplora il concetto di “casa” non come semplice luogo fisico, ma come identità, memoria, appartenenza e respiro collettivo”, come si legge nella motivazione del SiFF. Che prosegue: “La regia, la qualità della ricerca umana e la costruzione narrativa fanno di Nyumba un’opera capace di toccare lo spettatore, invitandolo a interrogarsi sul proprio radicamento e sulla fragilità del mondo contemporaneo”.

Una fragilità che possiamo cercare di rafforzare solo continuando a farci domande. E cercare insieme le risposte.