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La veglia di preghiera della Comunità di S. Egidio per la Giornata Mondiale del Rifugiato

Morire di speranza: 1.681 vittime solo nei primi mesi del 2026

ROMA – Settantasette mila persone: è questo il numero drammatico di uomini, donne e bambini che dal 1990 a oggi hanno perso la vita nel Mediterraneo o lungo le altre rotte migratorie verso l’Europa. Un dato che pesa come una condanna collettiva e che, nonostante la diminuzione degli arrivi, continua a crescere: secondo l’OIM, oggi muore una persona ogni 47 tentativi di attraversamento. Una tragedia che, come ha ricordato Papa Leone XIV nella sua recente visita alle Canarie, “deve scuotere la coscienza dell’Europa” e spingerla a “ripristinare missioni di salvataggio in mare e aprire vie legali e sicure”.

L’altare della basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, durante la veglia di preghiera per i rifugiati promossa dalla Comunità di S. Egidio.

A questo quadro già drammatico si aggiungono i dati dell’UNHCR: nel 2025 oltre 114 milioni di persone nel mondo sono state costrette a fuggire da guerre, persecuzioni, crisi climatiche e violenze. È il numero più alto mai registrato. Di queste, più di 43 milioni sono bambini, spesso soli, separati dalle famiglie o vittime di tratta. Numeri che confermano come la migrazione forzata non sia un fenomeno marginale, ma una delle grandi questioni umanitarie del nostro tempo. 

Questa ferita è stata al centro della veglia “Morire di Speranza”, celebrata nella basilica di Santa Maria in Trastevere alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalla Comunità di Sant’Egidio insieme ad altre associazioni. La Croce di Lampedusa ha guidato la processione, mentre migranti e volontari portavano immagini simboliche: una famiglia siriana in fuga lungo la rotta balcanica, quattro naufraghi aggrappati alla vita nel Mediterraneo centrale. Ai piedi dell’altare, un cestino con i nomi delle vittime: 77mila storie interrotte, alcune consegnate dai parenti stessi.

Nell’omelia, mons. Marco Gnavi, parroco della Basilica, ha ricordato che “nessuno è anonimo nel cuore di Dio e non vogliamo che lo sia nel cuore della Chiesa e di questo continente”. “Per ogni donna, uomo, anziano o giovane in cerca di salvezza – ha aggiunto – continueremo a lottare perché si aprano e si allarghino vie legali di accesso all’Europa”. Parole che risuonano in sintonia con quelle del Papa, che alle Canarie ha chiesto di riconoscere Cristo “in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare”.

“Nessuno è anonimo al cuore di Dio”, ha detto nell’ omelia mons. Marco Gnavi, parroco della basilica di Santa Maria in Trastevere.

Durante la veglia sono stati letti i nomi di alcune vittime come Shaima e Soula, morte nel tentativo di attraversare la Manica; Saifollah e Parwana, annegati nel Mar Egeo; Yajya Kadish, scomparso in Yemen; la piccola Mariam, neonata morta di ipotermia a Lampedusa. Solo nei primi mesi del 2026 le vittime sono già 1.681. “Insieme, immersi in un oceano di dolore, di vite spezzate, preghiamo con tenacia e fedeltà che risorga l’umanità”, ha detto ancora mons. Gnavi.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha parlato di “un esame di coscienza per noi europei per aver chiuso le frontiere” e ha rilanciato la necessità dei corridoi umanitari “per favorire arrivi sicuri”. Perché, come ha ricordato il parroco di Trastevere, “quando si chiude una rotta che si riteneva sicura, se ne aprono altre ancora più pericolose”.

Queste riflessioni si intrecciano con il cammino verso la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il prossimo 27 settembre. Papa Leone XIV ha voluto titolare il messaggio – il testo non è stato ancora reso pubblico – ai bambini: “Anche uno solo di questi bambini”, facendo riferimento al Vangelo di Matteo: “E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”.

La veglia di preghiera della Comunità di S. Egidio è stata seguita anche all’esterno della basilica, dove è stato allestito un maxi schermo.

Il riferimento ai bambini è particolarmente significativo alla luce dei dati UNHCR: nel 2025 oltre 40.000 minori non accompagnati hanno attraversato le frontiere europee, molti dei quali esposti a violenze, abusi e sfruttamento. L’agenzia ONU segnala inoltre che un minore rifugiato su due non ha accesso regolare all’istruzione, e che migliaia di bambini continuano a scomparire ogni anno lungo le rotte migratorie.

Una scelta, il messaggio del Papa, che, come spiega un comunicato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, “intende esprimere la sollecitudine della Chiesa verso i minori coinvolti direttamente nell’esperienza migratoria, richiamando il dovere di accogliere ciascuno di loro come ci insegna il Vangelo”.

Un messaggio forte ha concluso la veglia trasteverina: centinaia di fiori colorati sollevati verso l’alto, come un grido silenzioso che chiede umanità e futuro. Un’immagine che sintetizza il cuore dell’appello del Papa e delle organizzazioni umanitarie: non voltarsi dall’altra parte, non abituarsi alla morte, non lasciare che la speranza si spenga.