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Solenne concelebrazione nella Concattedrale per il quinto anniversario della Beatificazione

Mons. Nostro: “La povertà non è scomparsa né da Tropea, né dal mondo: diamoci da fare con lo spirito di don Mottola”

La festa delle nozze della parabola  del vangelo – quella snobbata dagli invitati la disertano – è la festa delle nozze tra l’umanità e Dio: “E quando Dio ti invita a nozze, non stiamo parlando di uno sposo tra tanti, ma di uno sposo dell’intera umanità, di uno sposo che ha dato la vita per te”. Queste nozze “vanno vissute con un atteggiamento che è quello dell’abito della festa, cioè con l’abito del nostro battesimo, della nostra identità, che non è solo un rito di un sacramento, ma è un’identità filiale”. 

Un momento della concelebrazione, presieduta nella Concattedrale di Tropea dal vescovo Attilio Nostro, per il quinto anniversario della Beatificazione di Don Francesco Mottola (1901-1969).

Ha richiamato il vangelo della domenica (Mt 22, 1-14) mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea, nell’omelia pronunciata nel corso della solenne celebrazione eucaristica in occasione del quinto anniversario della beatificazione di don Francesco Mottola. La Santa Messa nella Concattedrale di Tropea ha visto la partecipazione, con i componenti della Famiglia Oblata, di numerosi fedeli, fra cui visitatori in vacanza nella cittadina tirrenica in questo primo scorcio d’autunno.

“Nella parabola – ha proseguito il presule nell’omelia, interloquendo con un gruppo di bambini attorno all’altare – il re si adira perché gli invitati non rispondono al suo invito e non vengono alle nozze. È l’immagine di un amore che desidera essere accolto e ricambiato.

Ringraziamo allora il Signore, perché il Beato Francesco Mottola ci ha insegnato proprio questo. Don Mottola – sono parole di mons. Nostro – non trovava pace finché c’era qualcuno da amare e da aiutare. L’altro giorno, parlando con una persona di lui, sono passato per le viuzze di Tropea e ho rivisto molti di quei seminterrati nei quali Don Mottola seminava il bene, oppure entrava per prendere i bambini, accompagnarli al catechismo, regalare loro un vestito nuovo, dar loro da mangiare ed educarli alla fede e alla scuola.

Oggi – ha evidenziato il vescovo – in alcuni di quei seminterrati di Tropea, possiamo trovare ristoranti o altre attività; ma la povertà non è scomparsa da Tropea, così come non è scomparsa dal mondo. Forse oggi assume forme diverse: povertà educativa, povertà morale, povertà di affetti familiari.

Per questo abbiamo ancora bisogno dello spirito che animava Don Mottola. Non possiamo restare fermi, con le braccia conserte – ha concluso  il vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea -: dobbiamo darci da fare nelle scuole, nelle famiglie e nelle parrocchie, affinché questi bambini possano ricevere un’educazione degna dei figli di Dio”.