Palmi e la Diocesi di Mileto, Nicotera e Tropea si sono strette attorno al vescovo, Mons. Attilio Nostro e alla sua famiglia, per le esequie dell'amata Mamma
“Mia mamma mi ha regalato il sorriso”
Palmi si è raccolta oggi attorno al vescovo Attilio Nostro e alla sua famiglia per l’ultimo saluto alla madre, Maria Bovi, «nel silenzio e nella preghiera», come lui stesso ha più volte richiamato nel corso dell’omelia. Un dolore vissuto senza clamore, ma abitato dalla fede, nella certezza che «non siamo orfani».
Nella chiesa parrocchiale S. Famiglia il vescovo ha scelto di non nascondere la fragilità del momento, ma di consegnarla. Parole lente, meditate, nate non da un ruolo ma da un legame. «Noi oggi diventiamo orfani», ha detto, lasciando risuonare l’esperienza del distacco. Ma subito la domanda si è trasformata in affidamento: «Davvero è così? O non siamo piuttosto figli di una storia d’amore che non finisce?».
Richiamando il Vangelo e la figura di Giovanni Battista, monsignor Nostro ha ricordato che la grandezza dell’uomo non consiste nell’essere risparmiato dalla prova, ma nel riconoscersi figlio. «I figli di Dio hanno una marcia in più: non sono orfani». Una certezza che non elimina la sofferenza, ma la rende attraversabile, perché «la vita di ogni persona resta un mistero» che solo Dio può comprendere pienamente.

Nel dolore, ha spiegato, Dio non sottrae l’amore, ma lo approfondisce. «La sofferenza non è mai fine a se stessa», ha detto, invitando a non rimanere fermi, prigionieri di ciò che manca. È una chiamata ad andare oltre, a scorgere «le scintille di Dio» già presenti nell’amore umano, spesso ignorate perché «cerchiamo un altro compimento, quello dei nostri progetti».
Poi il tono si è fatto più intimo, quasi domestico. Il vescovo ha parlato della madre con gratitudine e tenerezza. «Mia mamma mi ha regalato il sorriso», ha confidato. Un sorriso «impossibile da fermare», capace di farsi presenza anche nei momenti più drammatici. «Mamma ci ha insegnato a sorridere soprattutto quando nessuno sorride a te»: una lezione semplice, ma radicale, che attraversa il tempo e resta come eredità viva.

