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Il Fratello Maggiore dei Sacerdoti Oblati del Sacro Cuore "pellegrino tra pellegrini" in una giornata davvero speciale

Leone XIV a Pompei: “Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore”

Leone XIV tra la folla dei fedeli a Pompei, dove ha posto il suo pontificato, nel giorno del primo anniversario, sotto la protezione della Vergine Santa.

Pellegrino tra Pellegrini , così mi sono sentito in questa giornata tutta speciale dell’8 maggio. Speciale per me che l’8 maggio di 54 anni fa venivo alla vita, speciale per la cittá di Pompei e per i molti cristiani devoti della Madonna del Rosario, della Regina delle Vittorie che vive in questo giorno uno dei momenti di più intensa spiritualità con la recita della supplica. Ancora più speciale per Papa Leone XIV che l’8 maggio del 2025 veniva eletto Papa dai suoi confratelli Cardinali.

E proprio a distanza di un anno, che Leone ha voluto fare visita alla città di Maria perché come ha detto nell’omelia della messa “Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa”. E la sua gente, il popolo santo di Dio lo ha atteso e lo ha accolto con il calore della fede semplice e genuina.

Fin dalle prime ore del giorno la gente ha iniziato ad accorrere nel grande piazzale antistante il Santuario di Pompei per occupare i posti riservati. Migliaia di occhi, migliaia di cuori e migliaia di storie. Tutti con lo sguardo rivolto al successore di Pietro e all’icona della Vergine Maria, posta dietro di Lui. Gente semplice, normale ma con il rosario in mano, gente di ogni età, anziani, giovani, bambini e famiglie che si univa al Papa perché ancora più forte salisse al cielo quella accorata supplica per il mondo intero, per la conversione dei cuori, per la pace nelle famiglie e negli Stati.

Papa Leone sull’altare della concelebrazione a Pompei, cui ha partecipato anche il Fratello Maggiore dei Sacerdoti Oblati del Beato Francesco Mottola, Don Francesco Sicari. Alla sinistra del Pontefice, l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia.

Che grande commozione è stato sentire quelle parole di supplica e di benedizione dalla bocca del Papa nel giorno in cui Pompei celebra la sua preghiera più amata. Era una sola voce, quella del popolo e del pastore uniti, era la voce della Chiesa, che attraverso la voce del Successore di Pietro
si stringeva alla Madre del Signore e gli affidava le ferite e le speranze del mondo.
“Alla famiglia , che risente dell’indebolimento del legame coniugale, e alla pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana” Papa Leone ha richiamato con chiarezza nella sua omelia, quasi per dire che sono il terreno in cui ognuno deve fare la sua parte, convinti che “nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore”.

E di gesti di amore e di speranza Papa Leone ne ha seminato tanti sia a Pompei che a Napoli dove é giunto nel pomeriggio, mentre una leggera pioggia scendeva su Pompei.
Nel suo volto si é intravista la gioia semplice e la tenerezza di un padre venuto a confermare nella fede e a chinarsi davanti a tutti quegli uomini e donne che ha incontrato sul suo percorso, cercando sguardi e donando carezze.

A tutti il Papa ha donato quella speranza che ognuno porta nel cuore come desiderio autentico, perché, come ha ribadito nell’omelia “ non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono” .
Ritorno in Calabria con la gioia nel cuore per questo intenso momento di grazia e custodisco nel cuore le emozioni di questo pellegrinaggio personale alla Madre del Signore e della Chiesa, accogliendo la consegna che il Papa ha dato a me e a tutti: “Siate uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio”.