Il cardinale Battaglia questa mattina ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Squillace, dopo quella, sabato scorso, di Catanzaro
Le consegne di don Mimmo: “Pace, coraggio, speranza”Il 28 febbraio a Catanzaro, il 3 marzo a Squillace. Doppia cittadinanza onoraria nel giro di pochi giorni per il Cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli. Nel capoluogo di regione, al momento del conferimento dell’alto riconoscimento da parte del Comune, il Cardinale ha inteso dedicarlo a Domenico Caliendo, il bambino di due anni di Napoli recentemente deceduto dopo un trapianto di cuore fallito. La cittadinanza onoraria è stata deliberata dal Consiglio comunale su proposta del sindaco Nicola Fiorita. Nel suo intervento Battaglia ha chiesto di essere chiamato “don Mimmo, prete degli ultimi” ed ha riflettuto sul significato della cittadinanza onoraria. «Non desidero essere tra i primi cittadini – ha detto – ma fra gli ultimi, perché la vita la capisci da chi non fa rumore e da chi non entra nelle stanze di chi decide».

Poi ha ricordato i due libri che tiene sul comodino. «Il Vangelo e la Costituzione. Due compagni di strada – ha sottolineato – che si parlano. E mi fanno la stessa domanda con linguaggi diversi: da che parte stai? Chi difendi?». Nel definire chi siano gli ultimi, ha citato famiglie in difficoltà economica, anziani soli, giovani in cerca di futuro, persone con disagio mentale, migranti, lavoratori invisibili, donne vittime di violenza e detenuti. Fino a rimarcare con decisione che «la vera nobiltà di una città sta nel non lasciare nessuno per terra». Alla cerimonia a Catanzaro hanno preso parte, fra gli altri, l’Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace Mons. Claudio Maniago, il prefetto Castrese De Rosa e numerosi rappresentanti istituzionali civili e militari.
A Squillace, il conferimento ufficiale della cittadinanza onoraria si è svolto nella Basilica Concattedrale, gremita e partecipe. Una scelta che affonda le radici nella storia personale del Cardinale e nel suo legame profondo con la comunità squillacese. Proprio qui, infatti, ha vissuto una parte decisiva della sua formazione sacerdotale, negli anni trascorsi nel Seminario vescovile. Don Mimmo non ha mai reciso il filo affettivo che lo lega a Squillace. Negli anni è tornato spesso per ritrovare gli ex compagni di studio, per respirare l’aria dei luoghi che lo hanno visto crescere, per custodire relazioni autentiche. Non è un caso che abbia scelto proprio la cattedrale squillacese per celebrare la sua prima messa da vescovo: un gesto che già allora raccontava un’appartenenza mai interrotta. A condurre l’evento è stato il giornalista Oldani Mesoraca, consulente del sindaco per le relazioni istituzionali e la promozione dell’immagine del Comune.

Il sindaco Enzo Zofrea ha proclamato ufficialmente la cittadinanza onoraria, consegnando al Cardinale un attestato di riconoscimento e le chiavi simboliche della città. Il porporato ha poi firmato l’iscrizione nel registro della cittadinanza onoraria di Squillace. Il presidente del Consiglio comunale Claudio Panaia ha letto la delibera approvata all’unanimità il 24 febbraio, che motiva il conferimento “per il forte legame che ha saputo mantenere con la nostra comunità. In questa città ha trascorso gli anni dell’adolescenza che lo hanno visto frequentare il Seminario vescovile. Da qui è partito con il seme della spiritualità e della fedeltà alla Parola del Vangelo, che lo hanno accompagnato nel suo devoto servizio a favore dei bisognosi e dei più deboli”. Per il sindaco Zofrea, si è trattato di «un momento storico, la festa di un’intera comunità. Don Mimmo è figlio di questa terra: è partito da qui ma non è mai andato via. Squillace consegna a lui il suo abbraccio. Benvenuto a casa
Dopo un intermezzo musicale, il giornalista Salvatore Taverniti, a nome degli ex compagni di Seminario, ha condiviso ricordi degli anni Settanta, restituendo l’immagine di un giovane Mimmo Battaglia già attento, sensibile e vicino ai bisogni degli altri. Gli studenti del liceo artistico di Squillace hanno donato al Cardinale una loro opera, segno della gratitudine delle nuove generazioni.

Sono intervenuti anche Isa Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà fondato proprio da don Mimmo; il prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa; e Mons. Salvino Cognetti, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, delegato dell’Arcivescovo Metropolita Mons. Claudio Maniago. Mons. Cognetti ha sottolineato come l’esempio del Cardinale richiami alla costruzione di parrocchie sempre aperte al territorio e a chi ha bisogno.
Nel suo intervento conclusivo, don Mimmo ha ripercorso i tre anni trascorsi nel Seminario di Squillace. «Pezzi di vita – ha sottolineato – che si sono costruiti in queste strade, dove sono nate relazioni, ho sperimentato la fatica e ho sentito la presenza di Dio accanto a me durante la mia prima formazione. Una comunità che mi ha visto bambino e mi ha visto crescere».
Ha poi rivolto uno sguardo alla situazione internazionale, segnata da tensioni e apprensione, lasciando alla comunità una serie di consegne, come è solito fare: pace, quella concreta, che si possa toccare e che non faccia vergognare di essere umani; coraggio, per dire basta al male e difendere i più deboli; giustizia, intesa come responsabilità; speranza, quella rivoluzionaria che crea alleanze. «Mi fa paura l’indifferenza – ha concluso – che è il fertilizzante di tutte le guerre. Auguro a tutti di essere costruttori di pace e cittadini di speranza».

