Il prof. Leonardo Becchetti spiega l'Economia civile ai giovani del II Meeting di Bonifati (CS)
La vita è un gigantesco gioco a somma positivaOttanta giovani, tra universitari dei tre Atenei calabresi e animatori di comunità del Progetto Policoro di Calabria e Basilicata; docenti, un cardinale (v. articolo del 30 maggio), un vescovo, sacerdoti e soprattutto una Chiesa viva che si fa proposta. È chiaro che questo Meeting di Bonifati (Cs) che presenta la Calabria come un crocevia del Mediterraneo, evoca un nuovo umanesimo integrale e propone il Sud come culla di un messaggio universale di pace, non può esaurirsi nella due giorni di fine maggio.

E non mi riferisco solo all’anno di lavoro speso a prepararlo per bene; né al lavoro dell’anno che verrà per propiziare la terza edizione, né a una sessione invernale “per tenere caldi certi argomenti”, a cui sta pensando don Guido Quintieri, il grande organizzatore. Penso piuttosto alle risonanze partite da questa collina protesa sul mare, agli spunti, alle idee che, come onde acustiche generate dalla vibrazione di un corpo, si propagano nello spazio e già raggiungono menti, cuori e braccia che ne attendevano il segnale.
Dopo Il cardinale Fabio Baggio (intelligenza e umiltà: spicciata la consegna della prolusione, annotava le attese dei giovani, le decodificava e le rivestiva con l’abito della buona novella), dopo fra’ Paolo Barabino (spiritualità e fascino: quello delle scelte radicali emanato da Giuseppe Dossetti e da chi, nel suo nome, ha fatto una scelta di vita), è stata la volta di Leonardo Becchetti dell’Università Tor Vergata e della “sua” Economia civile.

Si sta diffondendo molto, questa concezione dell’economia libera dall’incantesimo che la vorrebbe legata ad una scarsità postulata ma visibile, solo, con una deformante lente mentale che ha molto a che fare con le guerre di questo terzo millennio. La vita – ha affermato il professor Becchetti – non va pensata come gioco a somma zero (“se l’altro guadagna, io perdo”), ma come gioco a somma positiva, dove non si tratta di spartire una somma, ma di creare valore insieme, sapendo di non poter essere felice senza l’altro. La povertà non è solo mancanza di reddito: spesso è solitudine, sfiducia, burocrazia che sembra invalicabile. Da qui il ruolo, ad esempio, degli “angeli sociali” – uno più uno che diventa maggiore di due – in una relazione che rimette in cammino: nella lotta alla povertà non mancano le soluzioni tecniche, quel che manca è il “samaritano”, la relazione d’amicizia, come avviene ad esempio con i tutor dei minori non accompagnati. Nella impresa sociale – ha detto l’economista – la fragilità diventa scambio di senso.
Si potrà così transitare dall’homo economicus (la cui soddisfazione dipende solo da più reddito e più consumo) all’homo integralis (per il quale la felicità nasce da una vita ricca di senso, legami e apertura). La risposta finale alla ricerca di senso è la generatività (= quanto pensiamo di essere utili) cha va da quella biologica a quella spirituale, passando per la generatività sociale, politica, nell’economia civile, a quella culturale.
Ecco dunque i cinque pilastri dell’Economia civile per un Rinascimento economico: persona, impresa, benessere, sussidiarietà e ricerca generativa. La persona con è solo massimizzazione: contano reciprocità, relazioni, identità senso e impatto delle azioni. L’impresa va intesa come generazione di valore per stakeholder (portatore di interesse) e società. Benessere che non coincide con il PIL, ma che risulta formato da indicatori multidimensionali quali: valore economico, sostenibilità ambientale, qualità della vita e prosperità stabile. Sussidiarietà: oltre il dualismo Stato-individuo, formata da cittadini attivi e imprese responsabili per affrontare fallimenti di mercato, con disponibilità di beni comuni. Ricerca: orientata alla generatività socio-ambientale e al progresso sociale.

L’enciclica di Papa Leone “Magnifica humanitas” – ha affermato il prof. Becchetti – entra in ciascuno di questi cinque pilastri. A tutti noi spetta il compito non tanto di individuarne le tracce, non solo di tradurre in buone pratiche enunciazioni di principio, ma piuttosto di estendere e adattare tante buone pratiche che la configurazione teorica l’hanno già bell’e superata. Capendo quanto il poderoso capitolo dell’approvvigionamento energetico, per dire, rimandi a quella trappola della vita vista come somma a gioco zero con la lente deformante della guerra; e quanto valore, ancora inesplorato nella direzione della pace, riservi il campo dell’energia rinnovabile.
Al Forum di Roma del maggio scorso – ha detto l’economista romano, che la settimana precedente aveva presentato il ”Patto per Vibo” col vescovo Attilio Nostro – non c’erano solo Becchetti, Bruni e Zamagni (precursori dell’Economia civile, ndr) – ma 260 studiosi provenienti da 60 Paesi”. Intanto, è in uscita il libro Piano B, L’Italia che verrà – Note per il cambiamento che serve: “Non un nuovo partito – ha precisato Becchetti a Bonifati – piuttosto uno spartito, sul quale suonare la politica deve suonare una musica nuova” .

