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Un percorso di fede ispirato da Pietro, Didaché e Magistero

La speranza cristiana, la vigilanza e la sobrietà

Il Signore guida i passi dell’ uomo e rende sicuro il suo cammino, se vacilla non cade a terra perché il Signore lo tiene per mano (Ps 36,24).
La Parola di Dio è sempre un conforto per l’ anima e il credente si nutre di essa anche mediante le azioni materiali con le quali si coinvolge nel mistero di Cristo: quando andiamo a Messa è come se andassimo al Calvario. San Giovanni della Croce ci ricorda che per accedere alle ricchezze della sapienza divina la porta è la Croce. La Parola di Dio pregata e meditata costituisce la centralità della vita dei cristiani che si riconoscono come figli di Dio nati alla speranza della immortalità.

San Pietro, opera del pittore Simone Martini realizzato nel 1326 e conservato nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

Nella sua prima lettera Pietro espone la vita buona e bella del Vangelo con una esortazione con la quale ricorda ai cristiani quale deve essere il loro comportamento nella vita e configura tutta la vita cristiana nella libertà di un viaggio nel mondo come estranei e pellegrini per raggiungere la loro somiglianza a Cristo.

I Pt,16 afferma questa qualità dei credenti con un chiaro riferimento a Isaia 53, e coglie nello stato di servo del cristiano quando obbedisce, quando serve , una occasione di somigliare al Signore Gesù, perché Cristo si è manifestato soprattutto come servo di Dio . Tutta la vita di Gesù, ma soprattutto la lavanda dei piedi (Gv 13: io ve ne ho dato l’ esempio ) e Lc 22: Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Io sto con voi come colui che serve.

Pietro raccomanda di fissare nella vigilanza e nella sobrietà ogni nostra speranza, che sarà rivelata quando Cristo si manifesterà. In questo orizzonte escatologico I Pt I,14 chiama i cristiani con un nome nuovo figli dell’ obbedienza, perché figli della Parola, rigenerati dalla Parola, voi non siete nell’ignoranza. Non dimenticate che voi siete chiamati a diventare santi (I Pt 16).

Dio, in quanto è sottratto alla mondanità, è santo, e noi dobbiamo diventare santi per partecipare alla comunione con lui. La Chiesa, sottratta al mondo, partecipa alla santità di Dio. (Cfr Voi non siete del mondo).

Una particolare attenzione continua ad avere la Lettera a Diogneto, l’ unico documento, oltre alla Didaché, risalente al periodo precostantiniano ( II-III secolo), che ci è pervenuto, sfuggito agli incendi e alle devastazioni e che ci riporta il modo di vivere dei cristiani di quel tempo. I cristiani non si distinguono dagli altri né usano un linguaggio particolare, non conducono uno speciale genere di vita. Trascorrono l’ esistenza sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Portano amore a tutti, e da tutti sono perseguitati. Sono poveri e fanno ricchi molti, son privi di tutto, e di tutto sovrabbondano. Per dirla in una parola, ciò che è l’ anima per il corpo sono i Cristiani per il mondo.

Papa Francesco, il 14.03.2021, salutando nella Basilica di San Pietro la comunità filippina nella messa di ringraziamento per i 500 anni dellíevangelizzazione così si esprimeva: “È bella e attraente una Chiesa che ama i mondo senza giudicarlo e che per il mondo dona se stessa in modo che si dica della Chiesa, come di Dio, che ha tanto amato il mondo.”

Il cristiano non è chiamato a disprezzare il mondo, ma a stabilire relazioni di equilibrio, mantenendo la giusta distanza dalle realtà visibili. Non conformatevi ai desideri di un tempo non è un giudizio sul mondo, ma l’equilibrio tra l’ attendere il Signore che viene e nello stesso tempo non disprezzare il mondo. Vivere con sobrietà.

Nel nostro tempo la realtà visibile ha preso il sopravvento sulle realtà invisibili, anzi è assai difficile parlare delle realtà invisibili. I Pt 14 raccomanda di fissare nella vigilanza e nella sobrietà ogni nostra speranza, che sarà rivelata quando Cristo si manifesterà. Il cristiano è come tutti gli altri uomini, ha più degli altri la speranza della resurrezione, che significa una conoscenza profonda e diversa di tutte le cose.