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Trentesimo anniversario dell'Ordinazione sacerdotale per don Francesco Sicari, Fratello Maggiore dei Sacerdoti Oblati del Sacro Cuore e parroco di Ricadi, Barbalaconi e Lampazzone

“La pazienza di far capire che siamo fatti per lo Spirito”

La mattina con i confratelli, sacerdoti oblati di Don Mottola, a Gasponi, a riflettere sull’omelia di papa Leone XIV della Messa del Sacro Crisma; di sera, la Messa nella chiesa di San Zaccaria a Ricadi, attorniato dai parrocchiani e dalla sua famiglia. È trascorso così, per don Francesco Sicari, Fratello Maggiore dei sacerdoti oblati del Sacro Cuore e parroco di Ricadi, Barbalaconi e Lampazzone, il trentesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale: una giornata ricca di segni e di significati, d’introspezione e di prospettive.

Don Francesco Sicari ha celebrato nella chiesa di San Zaccaria a Ricadi, dov’è parroco, la Messa per il trentesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale.

All’anniversario dei dieci anni di sacerdozio ero a Zaccanopoli – ha ricordato don Francesco -, dei venti a Mileto come rettore del Seminario; dei venticinque a San Costantino Calabro con le mascherine per il covid; per i trent’anni qui a Ricadi: il resto non lo sappiamo, sarà il Signore con il suo progetto a stabilire se sarà un altro luogo, o ancora questo”.

La chiesa è piena di fedeli, c’è l’aria della festa, i parrocchiani vogliono dimostrare il loro affetto al sacerdote che li guida da quattro anni, e lo fanno in tanti modi: pregando con lui, applaudendo i tanti passaggi della celebrazione; cantando; dicendogli esplicitamente, con le parole, quanto sia importante per loro poter contare su una guida così solida.

Credo che oggi ci ritroviamo qui non per celebrare don Francesco – dice il festeggiato nell’omelia – ma per celebrare il mistero di un Dio che ha bisogno degli uomini per rendersi presente. Oggi, ringraziamo insieme il Signore per questo dono meraviglioso che è il sacerdozio, una realtà divina, perché Dio ti chiama: Dio chiama un uomo, lo consacra e lo invia, e quindi la vita di un uomo, in questo caso la mia vita, non mi appartiene, io non appartengo nemmeno a me stesso, perché appartengo al Signore e ai fratelli, anche attraverso quella dimensione fondamentale che è l’obbedienza.”

Don Francesco Sicari tra don Tommaso Fiamingo (a sinistra) e don Pasquale Russo (a destra).

Anche il vangelo proclamato poco prima offre l’occasione per spiegarsi e per spiegare. Parla di Nicodemo, un maestro della legge, un uomo di cultura che si lascia mettere in discussione dall’insegnamento di Gesù e che va a trovarlo di notte, “la radice del giorno, un’anticamera obbligatoria per prepararsi bene prima di accedere all’esistenza. E cosa gli dice Gesù? Che se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. Nascere dall’alto equivale a nascere dallo Spirito, diventare persone spirituali. “Chi diventa spirituale, chi fa agire lo spirito del Risorto nella propria vita, – spiega don Francesco – chi rinasce a questa vita nuova, produce poi i frutti dello spirito: l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà e il dominio di sé.”

Il sacerdote è colui il quale deve avere la pazienza di aspettare che le persone attorno a lui capiscano che noi siamo fatti per lo Spirito, perché vivere secondo lo Spirito significa vivere in pienezza la vita nuova del Signore. “Questa è la grazia che chiedo per me e per voi – conclude don Sicari – 😮 Signore, tu che hai parlato a Nicodemo nel buio della notte, raggiungi anche le nostre oscurità interiori, donaci il coraggio di lasciare morire ciò che in noi è sterile, per rinascere nello Spirito come creature nuove. Liberaci da ogni paura e insegnaci a fidarci del vento che ci conduce verso la vita piena.