La figura della Vergine, riferimento centrale anche nella spiritualità del beato Francesco Mottola
La Festa della Madonna di Romania, “cor cordium” di TropeaLa festa della Madonna di Romania è per Tropea la festa per eccellenza e come scriveva già nel 1876 don Giuseppe Barone nella sua “Narrazione sul quadro della Madonna detta di Romania” “tutto in Tropea parla ed esprime la Madonna di Romania, tanto da non esserci posto, in casa e per le strade, dove la sua immagine non sia raffigurata e riverita”. Non fu da meno don Francesco Mottola che definiva Tropea “la città di Maria” e la sua Madonna, di cui era devotissimo da considerarla la sua stessa mamma, “cor cordium”, cuore e anima, di ogni tropeano (Parva Favilla 7, dicembre-gennaio 1939, p. 1). Egli, che non perdeva occasione per cantare di Lei, ne descrive così la bellezza dell’icona: “Aveva nella linea incerta dell’artista il sorriso del sole d’oriente e l’austerità ieratica di Maria” (PF 6, ottobre 1938, p. 2).

Tropea mostra il suo attaccamento alla Madonna di Romania, la Madonna venuta dal mare da Costantinopoli, la nuova Roma (da qui il nome Romania), festeggiandola per due volte nel corso dell’anno a ricordo di due circostanze storiche che l’hanno vista protagonista: il 27 marzo 1638 ed il 9 settembre del 1877, date entrambe significative anche se non le sole.
Nella prima data si ricorda, come è noto, il terremoto del 27 marzo 1638 che interessò buona parte del centro Calabria, giorno in cui Tropea avrebbe vissuto la sua catastrofe totale se la Madonna non fosse intervenuta apparendo più volte in sogno e convincendo il vescovo del tempo, il domenicano Ambrogio Cordova, ad organizzare d’urgenza una solenne processione tirando fuori dalle case la gente devota. E proprio in quel momento si verificò il disastro tellurico che scosse la città. Buona parte delle case andò distrutta, ma le persone, fuori per la processione, si salvarono da morte certa. La Madonna della Romania aveva salvato i suoi figli e quel giorno da giorno di lutto per la perdita di tutto, venne considerato con gratitudine giorno di salvezza da dedicare a Dio e alla Madonna.
La seconda data del 9 settembre, in cui la Santa Patrona viene celebrata con più maestosità, fa memoria della solenne incoronazione della sacra Icona avvenuta nel 1877 ad opera del vescovo Filippo De Simone a seguito della disavventura da lui subita mentre si recava ad Acri (Cs), suo paese natale, per qualche giorno di riposo. Durante il viaggio in Sila venne attaccato e sequestrato dai briganti, che pretesero da lui un riscatto per la liberazione. Si trattava di suoi paesani, che, però, non lo avevano riconosciuto. Nella notte, rivoltosi alla Madonna di Romania, chiese aiuto e protezione facendo voto che tornato a Tropea l’avrebbe incoronata con una corona d’oro. Come d’incanto, senza pagare alcun riscatto, il giorno dopo venne lasciato libero con tutte le scuse del caso. Grato per quella liberazione, da lui ritenuta miracolosa ed attribuita proprio all’intervento della Madonna di Romania, Mons. De Simone, appena rientrato in diocesi ed ottenuta l’autorizzazione da Roma, in soddisfazione del voto, il 9 settembre di quell’anno, appunto, incoronò l’icona solennizzando l’evento con una grande festa popolare e con una processione per le vie della città. Nella circostanza l’Amministrazione Comunale partecipa ufficialmente alla celebrazione offrendo un cero votivo alla Madonna e deponendo le chiavi della città ai piedi della Vergine.
Con tutto ciò l’arrivo dell’icona a Tropea resta avvolto nel mistero. Secondo la tradizione la sacra effige sarebbe pervenuta a Tropea, abbandonata sulla spiaggia da una nave in transito, costretta a riparare nella rada per un naufragio e poi impossibilitata a proseguire inspiegabilmente il viaggio. I marinai pensarono di liberarsi di qualche peso del carico che portavano nella speranza di poter così ripartire. Tra gli oggetti abbandonati sulla spiaggia ci fu anche la sacra icona. A questo punto, quasi per incanto o per volere divino, la nave riuscì a riprendere il largo e rimettersi sulla rotta verso Roma. I Tropeani videro in questo una particolare protezione della Madonna, per cui avvisarono il Vescovo ed in processione scesero sulla spiaggia per ricuperare il quadro, che venne intronizzato con grande devozione in Cattedrale, scegliendola poi come patrona della città.
Da parte sua don Mottola nella “Leggenda argentea” pubblicata nel 1944 (PF 2, aprile 1944, p. 3), ricostruisce quell’arrivo della Madonna riportandolo al tempo del Concilio di Nicea II (787) al tempo del vescovo Teodoro, che aveva partecipato a quel Concilio, che reintrodusse il culto delle sacre immagini condannando come eretica l’iconoclastia che lo aveva vietato.
Senza entrare nel merito della tradizione popolare, l’Icona dagli studiosi viene assegnata ad epoca più tardiva, ma questo nulla toglie alla sua suggestione ed al suo fascino, dimostrato con il secolare attaccamento al suo materno patrocinio, che soprattutto nei momenti difficili la Madonna ha saputo ed inteso corrispondere negli eventi prima ricordati, ma anche in altre circostanze, come nel 1837 quando preservò la città dal colera, o nel settembre 1943, quando, durante la seconda guerra mondiale, l’ha risparmiata dallo scoppio delle bombe sganciate dagli americani sulla città, e che oggi sono conservate a perpetua memoria all’ingresso della Concattedrale a vista di tutti.
Non c’è da meravigliarsi, allora, se Tropea non dimentica la sua Madonna protettrice considerandola a pieno titolo come la Mamma di tutti e di ciascuno. Ed in questo flusso di spirituale devozione don Mottola non si è tenuto indietro, tanto che nel “Regolamento di vita” che si prefisse in occasione della sua ordinazione sacerdotale la sceglie come suo riferimento primario e come la “sua virtù” a cui ispirarsi (Diario, 3 aprile 1924, p. 31), fidando e confidando totalmente in Lei. Sono tante le espressioni con cui profonde il suo amore e la sua totale dedizione: “Mamma mia di Romania, confido in te!” (6 aprile 1938, p. 114); “Mamma mia di Romania, ti chiedo la grazia di una grande rinascita. O Santità, o morte! Anzi Santità e morte!” (27 settembre 1938, p. 120); “Io, Signore, prosternato nelle mie infinite miserie, oso ancora protestarti la mia fiducia illimitata e rinnovarti tutte le mie promesse, tutti i miei voti, per le mani immacolate della Madonna di Romania” (29 marzo 1941, pp. 132-133).
Un cuore grande e sensibile come quello di don Mottola non poteva arrestarsi nemmeno nei momenti tremendi della prova finale che lo tenne immobilizzato per 27 anni. Il 17 aprile 1942 quando ormai si presagiva il peggio ha avuto il coraggio e la fede di scrivere: “Mi sono confessato: Signore misericordia! Riprendo a salire, con una divina speranza nel cuore, il mio Calvario. È venerdì. Confido nella Madonna. La Madonna mi salverà. Ma devo pienamente scordarmi di me” (Diario, p. 147). Perfino nel calice del dolore il suo amore senza limiti per la Madonna di Romania rimase intatto fino alla fine: “Sento che la Madonna mi sorride ancora” (p. 142).
(*) Vescovo emerito Mileto-Nicotera-Tropea

