Oggi la Festa liturgica dell' "influenze di Dio"
La dolcezza di San Carlo Acutis negli occhi della mamma, in visita a Paola, Cosenza, Paravati e PlacanicaE sono vent’anni. È stata una splendida giornata. Di quelle che a Paola non si dimenticano facilmente. La Basilica del Santuario Regionale di San Francesco di Paola, cuore spirituale della Calabria, ha vissuto un momento di grazia e di speranza. L’occasione l’incontro dal titolo “Nel segno di San Carlo Acutis”, per dare il via solenne al nuovo anno scolastico 2026-2027. Un’apertura dell’anno scolastico diversa. Non nelle aule, ma davanti al Santo Patrono della Calabria. Non con una circolare ministeriale, ma con una testimonianza. Protagonista: la signora Antonia Salzano, la mamma di San Carlo Acutis. L’aula liturgica del Santuario colma in ogni posto. Centinaia di studenti, docenti, dirigenti scolastici, catechisti, genitori, frati Minimi, volontari. Un colpo d’occhio commovente: magliette colorate delle scuole, zaini per terra, occhi curiosi. Ad accogliere la mamma di Carlo, Padre Antonio Bottino, Correttore Provinciale dei Minimi. Antonia Salzano non ha parlato da relatrice. Ha parlato da mamma. Con una semplicità disarmante, con quel sorriso che hanno le madri che hanno pianto tanto ma che ora vivono nella luce. Ha raccontato Carlo. Non il Santo dei quadri, ma il ragazzo.

Carlo nato a Londra il 3 maggio 1991, cresciuto a Milano, morto il 12 ottobre 2006 a soli 15 anni per una leucemia fulminante. Un ragazzo normale: amava il calcio, i videogiochi, i computer, gli amici, le gite, i panini al McDonald’s. Ma con un segreto: ogni giorno, fin da piccolo, una lunga sosta davanti al Tabernacolo. L’Eucaristia quotidiana. Il Rosario. “Carlo diceva sempre: Non io, ma Dio”, ha ricordato Antonia. “Non metteva al centro se stesso. E questo è il contrario di quello che il mondo insegna oggi ai ragazzi: metti te stesso al centro, realizza te stesso, sii tu il dio di te stesso. Lui diceva l’opposto. Diceva: se togli Dio, non resta niente. ”E poi la frase che è diventata il titolo della giornata e che ha fatto il giro delle chat di tutti i ragazzi presenti: “L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo”.
Per chi non lo conoscesse, San Carlo Acutis è stato proclamato Santo dalla Chiesa ed è il primo Santo millennial, patrono di internet e dei giovani. Non è stato martire. Non ha fondato ordini religiosi. Ha vissuto 15 anni, come i nostri figli. Ma li ha vissuti con una intensità che ha sconvolto la Chiesa. A 11 anni, da autodidatta, crea un sito internet per catalogare tutti i Miracoli Eucaristici nel mondo. 136 miracoli, studiati, verificati, tradotti. Una mostra che ha girato i cinque continenti e che oggi è esposta in migliaia di parrocchie. L’ha fatta un bambino con un computer vecchio. Aiutava i senzatetto di Milano, difendeva i compagni presi in giro a scuola, rifiutava di dire parolacce perché “offendono la dignità della persona”. E diceva: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. La sua tomba, ad Assisi, nella Basilica della Spogliazione, è meta di milioni di giovani. È sepolto in jeans, felpa e sneakers. Perché la santità non ha bisogno del saio. Ha bisogno di un cuore che ama.

Quest’anno ricorre il 20° anniversario della sua morte, il 12 ottobre 2006, e il Santuario di Paola ha voluto ricordarlo così, con i giovani. E non è un caso che l’incontro sia avvenuto proprio qui, a Paola. Più volte è stato sottolineato il legame spirituale profondo tra il Santo del mantello e il Santo delle sneakers. San Francesco di Paola (1416-1507), il giovane di Paola che attraversa lo Stretto sul mantello, che parla ai Re e difende i poveri, che sceglie la carità come regola di vita. San Carlo Acutis, il giovane di Milano che attraversa il web con l’Eucaristia, che parla ai coetanei e difende gli ultimi della sua classe.
La testimonianza di Antonia Salzano è proseguita nella Cattedrale di Cosenza, con un altro incontro con studenti e fedeli. Un tour, che ha toccato anche Reggio Calabria, il Santuario di Natuzza a Paravati e Placanica, dove ha incontrato Fratel Cosimo. Il messaggio consegnato ai giovani e’ stato chiaro: non abbiate paura della santità. Non è una cosa per preti e suore. È una chiamata per tutti. E oggi, più che mai, c’è bisogno di giovani che sappiano dire “Non io, ma Dio” in un mondo che dice solo “Io”. Vedere il Santuario di San Francesco di Paola pieno di giovani che ascoltano in silenzio la storia di un loro coetaneo morto a 15 anni e diventato Santo, è qualcosa che ti fa capire che la Calabria non è finita. Che c’è ancora una gioventù che cerca il Vero. In un tempo di ansia, di social che bruciano l’autostima, di solitudine, Carlo Acutis dice: stacca il telefono, vai davanti a Gesù, e poi usa il telefono per raccontare Gesù. È una rivoluzione gentile. A Paola, questa rivoluzione è passata.
Ho avuto modo di incontrare la signora Antonia, la mamma di Carlo. L’ho incrociata solo per pochi minuti. Il tempo di un saluto, niente di più. Eppure mi è bastato. È una donna normale, sì. Una mamma come tante, con un sorriso gentile, con le mani di chi ha tanto accarezzato. Nessuna distanza, nessuna aura costruita. Ma si sente che è consapevole di essere la mamma di Carlo. Non per orgoglio, per amore. Un amore grande che le riempie ancora gli occhi. E che occhi. Uno sguardo buono, profondo, che ti accoglie. Uno sguardo che ha conosciuto il dolore più grande, vedere volare via un figlio di 15 anni e che quel dolore lo ha trasformato in luce. C’è tutta la tenerezza di una mamma e tutta la forza di una donna che sa che suo figlio ora abbraccia il mondo intero. Mi ha guardato per un attimo e ho sentito tutta la dolcezza di Carlo.

