L'intervento della giornalista Nataliya Kudryk all'incontro promosso a Tropea dall'Associazione Anthropos
La deportazione dei bambini ucraini in Russia: cronaca di un crimine di guerraNel corso della guerra russo-ucraina i fatti di deportazione, trasferimento forzato, sottrazione e/o rapimento dei minorenni di cittadinanza ucraina da parte dell’autorità russe già oggi sono stati definiti da molte istituzioni internazionali crimini di guerra (ONU), violazione del diritto internazionale umanitario, crimini contro l’umanità (OSCE) e atto di genocidio (Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa).

Tra i diversi crimini che Mosca sta commettendo sul territorio sovrano ucraino dal 2014 proprio la deportazione illegale dei bambini ucraini già ha avuto una qualificazione giuridica, tanto è vero che il 7 marzo 2023 la Corte penale internazionale dell’Aia ha spiccato un mandato d’arresto per il presidente russo Vladimir Putin e per la commissaria presidenziale della Russia per i Diritti dei minori Maria Lvova-Belova. I due sono accusati di deportazione illegale di bambini dall’Ucraina verso la Russia a partire dal 24 febbraio 2022, quando Mosca ha lanciato l’invasione su larga scala.
Ma in realtà i crimini russi contro i minorenni ucraini hanno origini lontane perché fin dai tempi dell’impero zarista la Russia ha praticato spesso le deportazioni e la russificazione forzata di altri popoli. E né il regime imperiale né quello comunista sovietico sono mai stati ritenuti responsabili per ciò che hanno fatto. E questo è anche uno dei motivi per cui le attuali autorità russe continuano a ripetere i loro crimini: perché si sentono impuniti.
Una finta evacuazione
I primi tentativi di trasferimento illegale dei minorenni ucraini sono stati registrati dalle autorità ucraine già nel 2014, quando i ragazzi degli istituti per i minori delle autoproclamate “repubbliche” del Donbas “DNR” e “LNR” hanno iniziato a essere portati in vacanza nei campi estivi in diverse regioni della Russia o in Crimea, occupata nel marzo 2014. Tuttavia, una settimana prima dell’invasione su larga scala, i leader delle “repubbliche” hanno chiesto al Cremlino una “evacuazione” di massa degli orfanotrofi locali a causa dell’intensificarsi dei combattimenti nel Donbas. Si trattava di almeno mezzo migliaio di bambini.
Dal 2014 al 2022 questo fenomeno criminale non attirò l’attenzione della comunità internazionale e ciò nonostante la neo nata organizzazione non governativa ucraina Save Ukraine avesse cominciato a documentare i primi casi di trasferimenti illegali dei bambini dai territori occupati in Russia e a pianificare il loro rientro nel paese d’origine.
Il fondatore di questa organizzazione, l’attivista per i diritti umani Mykola Kuleba in un’intervista a Radio Liberty https://www.radiosvoboda.org/a/novyny-pryazovya-ukrayinski-dity-deportatsiya-rosiya-bilorus/32763906.html riferì che oltre un milione di bambini ucraini erano finiti sotto le autorità russe dal 2014. Kuleba spiegava che si trattava anche di minorenni trasferiti con la forza in Russia o nei territori occupati prima dell’invasione su larga insieme con le loro famiglie oppure allontanati dai loro parenti.
Le autorità ucraine fin dal 2014 hanno creato le strutture per tracciare le sparizioni dei minori. E dal 2023 con l’iniziativa del presidente Volodymyr Zelenskyy è stato avviato un programma umanitario, Bring Kids Back, per riportare in patria tutti i bambini ucraini che la Russia aveva illegalmente deportato e trasferito con la forza, nonché per la loro successiva reintegrazione nella società ucraina, per documentare i crimini di guerra della Federazione Russa e assicurare i colpevoli alla giustizia.

Secondo i dati di Bring Kids Back e il sito governativo “Bambini di guerra”, https://childrenofwar.gov.ua/ sono almeno 20 mila i minorenni deportati o trasferiti illegalmente dai territori temporaneamente occupati. Ma gli organi statali ucraini e le organizzazioni per i diritti umani rivelano che la cifra potrebbe essere più alta, e nello stesso tempo il Commissario per i diritti umani presso il parlamento ucraino Dmytro Lubinets sottolinea che ad oggi non esiste un meccanismo ufficiale per verificare quanti bambini ucraini siano stati deportati o portati via forzatamente.
In un rapporto del luglio 2023, la Commissaria presidenziale della Russia per i diritti dei minori Maria Lvova-Belova ha affermato che dal 2022, circa 4,8 milioni di cittadini ucraini sono stati trasferiti in Russia, di cui oltre 700.000 bambini.
Secondo i dati ufficiali, negli ultimi anni sono riusciti a far tornare in Ucraina 1.949 bambini. Sono tanti, se si considerano le enormi difficoltà burocratiche, logistiche e la mancanza di collaborazione da parte delle autorità russe, ma nello stesso tempo sono ancora troppo pochi, considerando non preciso, 20 mila circa, ma comunque alto il numero dei bambini trasferiti illegalmente o dispersi. Altri, più di 1,5 milione dei minorenni ucraini, stanno crescendo sotto il controllo russo nei territori temporaneamente occupati, come riferisce GlobSec, un think tank di Bratislava. https://www.globsec.org/sites/default/files/2025-06/Stolen%20Generation%20a%20Systematic%20Violation%20of%20Ukraine%E2%80%99s%20Future.pdf
In questi anni sono stati individuati almeno sei metodi utilizzati dai russi per il rapimento dei minorenni:
-sui territori occupati vengono create condizioni di vita insopportabili e i genitori sono costretti a firmare “l’autorizzazione” perchè i loro figli siano trasferiti nei campi estivi in Russia, da dove non ritorneranno più a casa,
-sottraggono i bambini alle famiglie biologiche mediante la privazione della patria potestà con pretesti inventati,
-trasferiscono gruppi interi di minorenni dagli orfanotrofi statali o istituti per i minori,
-inventando false diagnosi mediche, portano i ragazzi per “essere curati” negli ospedali in Russia o in Bielorussia,
-separano i bambini dai loro genitori durante la permanenza nei campi di infiltraggio, che creano sui territori occupati,
-uccidono i genitori e poi portano via i loro figli.
Le fonti ufficiali russe e la propaganda chiamano questi interventi “evacuazione”, dicono di farlo “per proteggere i bambini dalla tragedia della guerra, dallo stato nazista ucraino e dalle loro famiglie che li hanno trascurati o abbandonati”. Tutta questa narrazione moscovita persegue in realtà un preciso scopo strategico da parte dei russi come ben rivelato dal direttore della casa per i minori a Kherson Volodymyr Sahaidak, e dall’autore del libro “Il salvatore di bambini” (2024), inviato speciale di “Avvenire” Nello Scavo.
“Quello che loro (russi) vogliono è rubarci il futuro, cancellarci, riprogrammare le menti dei piccoli, credono che sia possibile svuotare la testa e il cuore dei ragazzi e fare di loro dei russi. Non solo dei russi, ma dei russi antiucraini”, – dice il direttore Sahaidak.
L’obiettivo è anche instillare paura, dipendenza dallo Stato e lealtà alla Russia, cancellare l’identità ucraina.
Per velocizzare il processo di “riprogrammazione” o così detta integrazione dei bambini nella nuova società, il presidente russo il 30 maggio 2022 ha firmato un decreto, che ha semplificato la procedura per la concessione della cittadinanza russa ai bambini ucraini orfani o privi di assistenza parentale, per esempio, non serve più il consenso della famiglia biologica o del tutore legale. Le autorità russe hanno fatto diverse concessioni legislative sulla cittadinanza russa e sulle adozioni dei bambini presso le famiglie russe. E’ stata anche lanciata una campagna propagandistica per incoraggiare i russi ad adottare i piccoli ucraini. Alle famiglie russe lo Stato offre finanziamenti e assistenza statale di vario tipo.
Il desiderio di fuggire
Dopo il trasferimento forzato cosa succede ai bambini? Dove e come vivono in terra straniera, dopo aver subito in molti casi i traumi della perdita dei loro genitori, la distruzione delle loro case e l’allontanamento dal loro ambiente familiare nel contesto di guerra?

Come già è stato detto, la Russia presenta il trasferimento dei bambini ucraini come una “evacuazione”. Gli attivisti per i diritti umani, facendo riferimento al diritto internazionale umanitario, sottolineano che la norma disciplina chiaramente l’evacuazione dei bambini. Essa impone alla Russia, in quanto paese occupante, di adottare tutte le misure possibili per ricongiungere le famiglie. La Russia avrebbe anche dovuto presentare l’elenco dei bambini evacuati al Comitato Internazionale della Croce Rossa. Data la natura eccezionale dell’evacuazione, la Russia dovrebbe valutare regolarmente i motivi per cui i bambini vengono trattenuti e restituirli immediatamente non appena non ce ne sia più necessità. Ma Mosca non ha adempiuto a nessuno di questi obblighi, ha sottolineato la giurista e attivista per i diritti umani Kateryna Rashevska, quando ha tenuto la relazione sul tema nel Senato degli Stati Uniti il 3 dicembre 2025. https://suspilne.media/1180382-u-kndr-zavilisa-tabori-de-perevihovuut-vikradenih-ukrainskih-ditej-z-tot-pravozahisnica-rasevska/
Invece che fanno gli occupanti russi? I bambini ucraini provenienti dai territori temporaneamente occupati vengono trasferiti illegalmente nei cosiddetti campi di rieducazione. Questi campi non esistono solo nei territori temporaneamente occupati, o in Russia e in Bielorussia, come era noto in precedenza, ma anche nella Corea del Nord. Gli investigatori americani – un gruppo di studiosi dell’Università di Yale https://files-profile.medicine.yale.edu/documents/e6294def-3f80-4d71-9cc7-91f6af70a523 – in più di tre anni di lavoro di documentazione dei crimini di guerra hanno scoperto 210 istituzioni, dove i russi militarizzano e indottrinano i minorenni. L’inchiesta ha svelato che dal 2022 i russi spesso trasferivano i minorenni ucraini negli ospedali, nelle scuole, monasteri, basi militari, nei campi estivi e case di cura. Si tratta di una rete delle strutture dal Mar Nero fino a Siberia e le coste orientale dell’Oceano Pacifico.
Questa statistica, dicono gli studiosi, non include i così detti centri della permanenza temporanea, oppure famosi centri di famiglia. Da questi centri, che i russi li tengono più nascosti, i bambini vengono portati nelle famiglie affidatarie, dove le loro tracce spesso si perdono definitivamente.
E’ stato reso noto un clamoroso caso di affidamento da parte della Commissaria presidenziale della Russia per i diritti dei minori Lvova-Belova. Lei stessa pubblicamente in diverse interviste ai blogger russi ha confessato come il 15enne Filip Holovnia, adolescente ucraino, sia finito da Mariupol (dal 2022 sotto l’occupazione) nella sua famiglia. Come riferisce Lvova-Belova, quando il ragazzo allora viveva già nella sua casa a Mosca continuava a leggere i siti filo ucraini e chiedeva di essere rimandato a casa sua. Ma stando a quanto dice la commissaria russa, durante le conversazioni con il ragazzo, quest’ultimo ha cambiato atteggiamento, e ora non vuole più tornare a vivere in Ucraina, studia alla facoltà di giurisprudenza e intende lavorare nelle forze dell’ordine russe.
In generale il paese-aggressore sta deliberatamente adottando tutte le misure possibili per cancellare l’identità dei bambini deportati e impedire loro di identificarsi come ucraini in futuro. Spesso ai bambini cambiano i nomi e cognomi anche se essi hanno una età adolescenziale. Gli educatori russi, tra quali spesso ci sono ex militari, nelle scuole o nei campi di rieducazione raccontano ai ragazzi che l’Ucraina è un paese inesistente, fanno imparare l’inno russo, la storia della Seconda guerra mondiale in versione moscovita (Grande guerra patriottica) ed ovviamente non menzionano di ciò che sta accadendo in Ucraina, dove nella parte orientale del paese le operazioni militari russi durano dal 2014.
La Russia dedica tante risorse economiche e forze organizzative per russificare i piccoli ucraini. Come dicono gli studiosi-investigatori, Mosca ha creato un enorme sistema senza precedenti sulla rieducazione, preparazione militare dei bambini ucraini nei centri specializzati. E questo sistema è in grado di gestire decine di migliaia di minorenni ucraini per un lungo periodo. Più della metà delle strutture è governata dal governo russo. In una buona parte di questi centri i bambini deportati hanno seguito un addestramento militare con la prospettiva di arruolarsi nell’esercito russo. Questi fatti sono stati confermati anche dalle autorità ucraine.
Nei media si trovano diverse storie e testimonianze di minorenni ucraini che sono riusciti a ritornare in Ucraina e hanno raccontato la loro esperienza. L’anno scorso il quotidiano britannico The Guardian https://www.theguardian.com/world/2025/sep/10/how-russia-is-grooming-ukraines-children-to-fight-for-it-i-understood-it-wasnt-just-play?fbclid=IwY2xjawMvooxleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFFM2ZNYXgwRWd3ZUJzRFZCAR4UKmjqm6ecuTtwIQFTH7Pfz7yT0U3h0sZwhtBPkXwlg-zj8wUiCr4eGmd5Fg_aem_AzRMW9iRhZc4eIBFlURxOA ha raccontato la storia di una ragazza Sonya, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, e prima per tre anni era vissuta nel territorio occupato dai russi nella regione di Kherson per poi essere portata nel campo militare con l’inganno. I genitori erano stati costretti a prendere i passaporti russi e a scuola la ragazza ha studiato con il programma russo. Nell’estate del 2024 alla famiglia della ragazza è stato proposto di andare in un campo estivo in Crimea (la penisola ucraina sul Mar Nero occupata dai russi nel 2014), per lì trascorrere le vacanze dopo la fine della scuola. Però durante il viaggio la ragazza ha saputo che stava andando in Russia nella città di Volgograd. E così lei è approdata nel campo militare “Avanguardia”, dove ai bambini insegnano a minare e sminare i territori, a usare il paracadute, a pilotare i droni, evacuare i feriti.
Gli istruttori hanno detto alla ragazza che con il certificato ricevuto lei aveva la possibilità di unirsi all’esercito russo. A quel punto la ragazza capì che non si trattava di un gioco. Dopo il campo militare russo Sonya è tornata a casa, ma viveva con la paura di essere costretta di andare di nuovo in quel campo. Quindi ha trovato la forza di mettersi in contatto con i volontari ucraini, e l’organizzazione Save Ukraine l’ha aiutata di trasferirsi sul territori ucraino, governato da Kyiv. Invece suo fratello è rimasto nel villaggio occupato e vuole arruolarsi al esercito di Mosca.

Gli attivisti per i diritti umani che aiutano a far ritornare i minorenni in patria a volte rimangono sorpresi dal coraggio e patriottismo di questi bambini. Alcuni di loro pubblicamente rifiutano di ricevere i passaporti russi oppure davanti agli ufficiali russi strappano i nuovi certificati di nascita, rilasciati dalle autorità russe. Molto spesso in questi casi i bambini subiscono punizioni o/e torture, pressioni psicologiche.
“Immaginate: un agente dell’FSB spoglia completamente una madre e suo figlio, li riprende nudi con una telecamera e dice: «Se dite qualcosa di negativo e questo viene fuori, diffonderò questo video sui social network, nel luogo in cui vivevate nel territorio occupato». E questi bambini, con le lacrime agli occhi, ricordano sempre il confine, l’insegna dell’Ucraina, la bandiera ucraina, le loro emozioni, le lacrime”, racconta il fondatore dell’organizzazione Save Ukraine Mykola Kuleba. https://www.radiosvoboda.org/a/novyny-pryazovya-ukrayinski-dity-deportatsiya-rosiya-bilorus/32763906.html
La pressione internazionale sulla Russia
Negli ultimi anniin Ucrainae all’estero si è formata una rete di organizzazioni ed iniziative che lavorano costantemente per il ritorno dei bambini deportati dalla Russia. Tutti questi organismi si occupano della ricerca, del coordinamento, del ritorno, dell’assistenza ai bambini e alle loro famiglie, nonché di richiamare l’attenzione sui crimini di guerra commessi dalla Russia.
Il destino dei bambini ucraini deportati dalla Russia è diventato uno dei temi principali dei negoziati di pace. Kyiv insiste: il rimpatrio di migliaia di minori deportati deve essere una condizione preliminare per un futuro accordo di cessazione delle ostilità con Mosca. Il Cremlino, invece, nega il fatto stesso della deportazione. “L’Ucraina sta facendo uno spettacolo sul tema del “rapimento dei bambini”. Non c’è nessun bambino rapito, ci sono bambini salvati dai nostri soldati”, ha dichiarato prima il capo negoziatore della Federazione Russa Vladimir Medinsky.
La pressione diplomatica sulla Russia sta aumentando: la coalizione internazionale speciale per il ritorno dei bambini ucraini riunisce 42 paesi, il Consiglio d’Europa e l’UE. In una dichiarazione congiunta rilasciata ad agosto, la coalizione ha chiesto il ritorno immediato dei bambini, la fornitura di informazioni sulla loro ubicazione e la cessazione della modifica della loro identità. Alcuni senatori americani e Melania Trump hanno aderito ai lavori per il ritorno dei bambini ucraini. Attivamente collaborano anche Qatar e il Vaticano.
Ma anche con un’ampia coordinazione tra le diverse strutture gli attivisti per i diritti umani e i rappresentanti degli organi statali affermano, che ad oggi non esiste un unico meccanismo o scenario sicuro per il ritorno dei minorenni.
Ma la comunità internazionale sta facendo abbastanza per riportare a casa i ragazzi ucraini illegalmente trasferiti dalla Russia? Il responsabile del programma dell’Università di Yale Nathaniel Raymond risponde negativamente: https://www.dw.com/uk/ak-amerikanski-rozsliduvaci-sukaut-u-rf-vivezenih-z-ukraini-ditej/a-74026173
“No, non è abbastanza. Abbiamo preparato molti comunicati stampa e conferenze, ma non stiamo ancora affrontando la questione con la dovuta serietà a livello politico, diplomatico, finanziario e dal punto di vista dell’intelligence. Non la stiamo affrontando come dovremmo.
Abbiamo almeno 35.000 bambini dispersi, questa è la nostra stima interna, non ufficiale, ma la usiamo come riferimento. Si tratta del più grande rapimento di bambini dai tempi del rapimento e della germanizzazione dei bambini polacchi da parte dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Abbiamo dedicato alla loro ricerca solo una piccola parte degli sforzi rispetto a quelli che sono stati profusi per le indagini in Bosnia e Ruanda”.
Le esperienze precedenti dei diversi paesi, che in passato hanno subito simili crimini di guerra, ci portano ad una triste conclusione, cioè con il tempo una parte dei bambini deportati o forzatamente trasferiti prima o poi riescono a ritornare nel paese d’origine dopo aver subito un trauma identitario. Ma è anche vero che molti non sono ritornati più e sono rimasti a vivere nel paese straniero, soprattutto quelli che al momento del trasferimento già erano orfani e non avevano altri parenti biologici.
L’ultimo punto, da cui ho iniziato, riguarda la responsabilità penale e la punizione dei colpevoli di questo crimine. Ad oggi, nessun esperto o politico è in grado di dare una risposta certa su quando e se i colpevoli saranno puniti, in questo caso si tratta degli imputati Putin e Lvova-Belova, sui quali pende un mandato di arresto del tribunale internazionale. Il ministro della Difesa britannico John Healey in un commento al Kyiv Independent recentemente ha affermato, che il dittatore russo Vladimir Putin dovrebbe essere catturato e consegnato alla giustizia, come è accaduto al suo omologo venezuelano Nicolas Maduro.
“Metterei Putin in custodia cautelare, lo perseguirei per questi crimini di guerra, per quello che ho visto a Bucha durante una delle mie prime visite in Ucraina e per il rapimento di alcuni bambini ucraini che ho incontrato a Irpin”, ha detto Healey. https://kyivindependent.com/id-take-putin-uk-defense-sec-says-when-asked-which-world-leader-hed-most-like-to-kidnap/
Questa risposta di un importante funzionario europeo è l’ennesimo indizio del fatto che un processo internazionale contro il presidente russo, in conformità con il diritto internazionale, difficilmente avrà luogo nel prossimo futuro, soprattutto in un momento in cui gli Stati Uniti lo ignorano apertamente e cinicamente. E senza la volontà politica di Washington, sarà estremamente difficile per la comunità internazionale assicurare i responsabili alla giustizia.
Ma questo non deve demotivarci o scoraggiarci, dobbiamo continuare a lottare e a lavorare per il ritorno di ogni bambino rapito.

