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Un passaggio della "Magnifica Humanitas" che richiama il pensiero di Giorgio La Pira

La cultura del negoziato è il cantiere del nostro tempo


Papa Leone, nella sua prima enciclica “Magnifica Humanitas”, riflette sulla Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza artificiale. Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, l’enciclica parte da un assunto: la tecnologia non è una «forza antagonista rispetto alla persona» , né «di per sé un male».

La prima Lettera Enciclica di Leone XIV è stata pubblicata ufficialmente il 25 maggio scorso e firmata il 15 maggio, in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum.

Tuttavia, essa «non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa». Di qui, il richiamo del Pontefice a «costruire nel bene» e a «rimanere umani», seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché «il mondo possa riconoscere… nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare».

Nell’era digitale, – afferma ancora il Papa – occorre disarmare l’IA e superare la teoria della «guerra giusta», rilanciando dialogo e multilateralismo.

La testimonianza profetica di Giorgio La Pira (1904-1977) sempre più d’attualità, in questo tempo segnato da guerre.

Ed è proprio in riferimento a questo appello che nel lungo testo il Santo Padre, fa riferimento a Giorgio La Pira, riprendendo una sua frase dal discorso del 4 settembre 1962 alle «Guides de France». Questo il passaggio dell’enciclica, nel paragrafo 221, all’interno del capitolo V («La cultura della pace e la civiltà dell’amore»):

“A livello politico, è urgente passare dalla “cultura della potenza” a un’autentica “cultura del negoziato”, in cui il dialogo e le relazioni diplomatiche diventino via ordinaria per affrontare i conflitti, come auspicava Giorgio La Pira: «Al metodo della guerra, bisognerà sostituire il metodo della pace: il metodo del negoziato, dell’incontro, della convergenza: cioè il metodo autenticamente umano!».

La consapevolezza di un destino comune dei popoli chiede che la cultura del negoziato diventi sempre più un impegno condiviso, politico e culturale, capace di allontanare gradualmente l’umanità dalla spirale della violenza”.

Questo è, dunque, “il cantiere del nostro tempo”. A ciascuno di noi spetta costruire un pezzo di muro della nuova Gerusalemme. Qualche “realista” obbietterà che si tratta di una “predica morale”. Ma è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.