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Intervista a Eugenio Bonanata, l'autore calabrese del docufilm che domani sarà presentato in anteprima ad Asti

“L’ Argentina di Francesco” per scoprire le radici del pontificato di Jorge Bergoglio

Un documentario racconta le radici argentine di Papa Francesco in occasione del primo anniversario dalla morte.

Sarà presentato mercoledì 8 aprile, ad Asti, alla presenza dei familiari di Papa Bergoglio, del sindaco Maurizio Roseto, di mons. Marco Prastaro e di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, che interverrà in collegamento video; un appuntamento questo anticipato nella stessa mattinata di giorno 8, dopo l’udienza generale di Papa Leone XIV, quando sarà proiettato in anteprima alle ore 11,30 presso la filmoteca vaticana.

Il film, della durata di un’ora, è interamente in spagnolo con sottotitoli in italiano, porta la firma del giornalista Eugenio Bonanata, con la consulenza di Orsola Appendino. La produzione è di Telepace in collaborazione con Vatican News, con il patrocinio delle diocesi di Asti, Alba, Cuneo, Mondovì e Verona. 

La locandina del film-documentario che racconta le radici argentine di Papa Francesco.

Il titolo è “L’ Argentina di Francesco”: un racconto delle radici del Papa, affidato interamente alle testimonianze di chi ha conosciuto da vicino il cammino pastorale dell’allora arcivescovo di Buenos Aires. 

Dopo la prima astigiana, seguiranno altre proiezioni in due luoghi simbolo del pontificato: a Lampedusa, il 10 aprile, e a Roma, presso il carcere di Regina Coeli, a ricordare la prima e l’ultima uscita di Francesco fuori dal Vaticano. 

A fare da filo conduttore alla narrazione sono i giornalisti Alicia Barrios, Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, che sottolineano il significato profondo di ogni aneddoto mentre le immagini di archivio delineano i tratti che sarebbero poi diventati i pilastri del magistero di Francesco: l’umiltà, l’umanità, il dialogo interreligioso, l’attenzione per gli ultimi.

È nelle villas miserias — i sobborghi periferici della capitale argentina, abitati da immigrati e segnati da povertà, traffico di droga e assenza di servizi — che si è plasmata l’idea missionaria della Chiesa in uscita. «Qui il cardinale Bergoglio ha concentrato il suo sguardo, evangelico, e mai politico o ideologico, nel nome dell’amore, dell’integrazione sociale e della lotta alla diffusione delle sostanze stupefacenti», si sente nelle testimonianze.

Il film-documentario porta un’impronta calabrese: infatti l’autore, Eugenio Bonanata, è nato a Cosenza e cresciuto a Joggi, un paese vicino San Marco Argentano, frazione del comune di Santa Caterina Albanese.

Giornalista professionista con una lunga esperienza nel campo radiotelevisivo, da anni segue con particolare attenzione l’attività del Papa e della Santa Sede, con uno sguardo sempre attento all’aspetto semiotico della comunicazione come strumento di racconto e divulgazione.

A lui abbiamo rivolto alcune domande.

Perchè hai ritenuto importante impegnarti in questa ” scrittura” e cosa pensi possa raccontare di più rispetto a ciò che già si conosce della vita di Francesco. 

Eugenio Bonanata, l’autore del docufilm “L’Argentina di Francesco”, è calabrese di Santa Caterina Albanese (CS).

Tutto è nato in modo progressivo e spontaneo, prima della morte di Papa Francesco. Sono partito dal bisogno di capire meglio il suo magistero, i suoi testi, i suoi pronunciamenti, e sono arrivato alla conclusione della necessità di andare alle origini. Questo mi ha spinto ad approfondire la conoscenza di Bergoglio, dei suoi luoghi e dalle sue abitudini quando era vescovo e cardinale a Buenos Aires. Ciò che mi ha animato è  stata anche una personale e mai sopita riflessione sull’attualità del Vangelo e sulle modalità di annunciarlo. Il risultato è stato questo documentario girato gli ultimi giorni del 2024: una sorta di antologia fatta di testimonianze, aneddoti e immagini di repertorio che confermano un nesso fortissimo tra Bergoglio e Francesco. 

Secondo la tua personale sensibilità per cosa sarà ricordato il pontificato di Bergoglio negli anni a venire e soprattutto come potrebbe essere “tramandato”, alle future generazioni, il suo ministero?

Difficile rispondere a questa domanda. Credo ci sia bisogno di tempo per determinare il grande tema dell’eredità di Papa Francesco. Questo non vale solo per lui, ma per tutti i suoi predecessori. E forse si trascura il fatto che i Papi sono come degli anelli di una stessa catena, sebbene con differenze caratteriali e stilistiche. Pensiamo ad esempio alla sinodalità. Non è una invenzione di Francesco, come vorrebbero farci credere alcuni. Basti vedere quante volte i documenti del Concilio Vaticano II citino questo termine. E non è un caso che Papa Leone abbia scelto di dedicare le catechesi delle udienze generali del mercoledì del 2026 proprio ai testi dell’assise conciliare. Di certo Francesco quando era vescovo e cardinale a Buenos Aires ha immaginato i contorni della Chiesa del futuro che poi ha presentato al mondo durante il suo pontificato. Perciò sono convinto che uno dei modi possibili per raccontare e approcciarsi a questa figura, e al suo magistero, sia proprio quella di andare alle radici.  

La percezione di questo pontificato pensi sia stata vissuta diversamente in Argentina rispetto all’Italia, ai cristiani sparsi in tutto il mondo in senso lato? 

Non c’è dubbio che soprattutto nelle periferie di Buenos Aires ci sia una enorme gratitudine nei suoi confronti. Bergoglio ha concentrato la sua azione pastorale proprio nei quartieri più disagiati della città mettendo al primo posto il tema dell’integrazione e della lotta alla droga. E questo è difficile da dimenticare. Del resto, guardando ai cristiani nel mondo, è evidente che le sue istanze – riflesse in tanti testi, parole e gesti – fanno parte del DNA della Chiesa. Alla base c’è sempre il Vangelo. Lo stesso a cui si riferisce Papa Leone con le sue continue esortazioni e denunce per un maggiore impegno nel nome della pace, del dialogo, del perdono, della speranza ecc. Il Papa, in ogni epoca, è l’unico ad affermare certe cose mentre il mondo guarda da un’altra parte. 

Ti ritieni soddisfatto del lavoro fatto?

Spero solo che la narrazione possa essere utile a qualcuno desideroso di capire più nel profondo. In fondo il documentario raccoglie testimonianze e aneddoti che si legano l’una all’altra – tant’è non ha una voce narrante – e che alla fine raccontano una storia più complessa. In mezzo ci sono le immagini e la voce di Bergoglio quando era vescovo e cardinale. In fondo, però, il protagonista è il Vangelo che si riflette in qualche modo in alcune scelte e in alcune esperienze risalenti alla biografia di Bergoglio che sono evidenziate nel documentario. 

Nel ricordo sempre vivo e forte di Papa Francesco, a questo punto, non possiamo che augurare tanto successo e diffusione all’opera di Bonanata, affinchè anche attraverso questo importante lavoro si rafforzi il ricordo fecondo di un Papa tanto discusso ma altrettanto “alternativo” che ha saputo fortificare, in gesti concreti, una delle tre virtù teologali: la Carità.