Il 4 settembre del 1907 nasceva "la Chiara di Tropea", che nel dicembre 1933 emise i primi voti come Oblata del Sacro Cuore. In corso la Causa di beatificazione
Irma Scrugli, la nobile che scelse di entrare nella storia degli ultimiIl 4 settembre non è una data qualunque per Tropea. È il giorno nel quale, nel 1907, nasceva Irma Scrugli, la donna che avrebbe segnato profondamente la storia religiosa, sociale e umana della città e della Calabria del Novecento.

Sono trascorsi ormai molti anni da quel giorno, ma la sua figura continua a vivere nella memoria di quanti l’hanno conosciuta e nel cuore di quanti, anche senza averla incontrata personalmente, scoprono attraverso la sua storia la bellezza di una vita spesa interamente nell’amore.
Ricordare oggi la nascita della Serva di Dio Irma Scrugli significa, dunque, non soltanto tornare indietro nel tempo, ma lasciarsi interrogare da una testimonianza che conserva una sorprendente attualità.
Irma nacque a Tropea il 4 settembre 1907, dall’aristocratica famiglia dei conti Scrugli. Era l’ottava di nove figli, figlia di Antonino Scrugli e di Maria Greco. Le condizioni familiari le avrebbero potuto assicurare un’esistenza serena e privilegiata, secondo le consuetudini e le aspettative del suo ambiente sociale. Bella, colta, dotata di sensibilità artistica e di una personalità ricca e profonda, sembrava avere davanti a sé un futuro già tracciato. E invece, nella sua vita, irrompe una chiamata diversa.
Nella sua autobiografia, ricordando la propria giovinezza, racconta il momento nel quale avvertì con particolare intensità la voce del Signore: “Voglio il tuo cuore, Tu devi essere mia per sempre”. E la sua risposta fu semplice e totale: “Sì”. Quel sì avrebbe cambiato radicalmente la sua esistenza.
Irma scelse di mettere la propria vita nelle mani di Dio, rinunciando a un destino che, secondo la sua nascita e la sua condizione sociale, sembrava già scritto. Non fu una fuga dal mondo, ma esattamente il contrario: fu la scelta di entrare ancora più profondamente nella storia degli uomini, soprattutto nella storia degli ultimi. Irma fece della propria esistenza una “pro-esistenza”, una vita per gli altri. La sua consacrazione a Dio passò attraverso la consacrazione concreta ai fratelli: ai poveri, agli anziani, ai malati, ai bambini abbandonati, agli emarginati, a quanti non avevano voce né protezione. Fu quella che lei stessa avrebbe potuto definire una “carmelitana nella strada”: contemplativa nel cuore e operosa nella vita quotidiana. E tutto questo è stato possibile dopo l’incontro con il Beato Francesco Mottola.
Tra Irma e don Mottola nacque una straordinaria sintonia spirituale. Insieme compresero che il Vangelo non poteva essere soltanto contemplato, ma doveva diventare carne, gesto, accoglienza, servizio.
Il 24 dicembre 1933 Irma emise i primi voti come Oblata del Sacro Cuore, insieme ad altre due giovani donne. Don Mottola vide in quell’evento l’inizio di una “tremenda divina avventura”: un’avventura di amore che avrebbe coinvolto tante altre donne e che avrebbe dato origine alla famiglia oblata. La loro esperienza spirituale si declinò attraverso due direzioni inseparabili: da una parte la preghiera, il silenzio, l’Eucaristia e la contemplazione; dall’altra la strada, le case dei poveri, i tuguri di Tropea, le ferite dell’umanità.
È proprio qui che si coglie la grandezza di Irma: la sua contemplazione non la allontanava dall’uomo, ma la conduceva verso l’uomo. Insieme alle altre oblate, Irma entrò nei tuguri, si prese cura degli anziani, dei malati e dei bambini. Non ebbe paura della miseria. Non ebbe paura delle ferite. Non ebbe paura di sporcarsi le mani. Anzi, proprio nelle ferite dell’uomo seppe riconoscere la presenza di Cristo.
Fu da questa intuizione che nacque l’esperienza delle Case della Carità, luoghi nei quali gli ultimi potevano finalmente sentirsi accolti, amati, custoditi.
Don Mottola arrivò a scrivere nel suo Diario una frase che restituisce bene il ruolo di Irma in questa straordinaria opera: “È Irma che ottiene i miracoli. Il Padre presta solo il nome”.

È il riconoscimento, da parte di don Mottola, di una donna capace di una fiducia incrollabile nella Provvidenza, una donna che, insieme alle sue sorelle, arrivò persino a farsi mendicante su tutte le strade della Calabria e non solo, per amore degli ultimi.
Non è casuale che Irma sia stata accostata a Santa Chiara d’Assisi. Monsignor Domenico Tarcisio Cortese la definì la “Chiara di Tropea”, creando un parallelismo suggestivo tra Francesco e Chiara d’Assisi e Francesco Mottola e Irma Scrugli. Come Chiara accanto a Francesco, Irma fu accanto a Mottola, condividendone la passione per Cristo e per i poveri.
Ma Irma non fu semplicemente una “collaboratrice” del Beato. Fu una donna con una propria personalità, una propria libertà, una propria capacità di discernimento e una straordinaria forza spirituale. La sua fu una figura femminile sorprendentemente moderna per il tempo nel quale visse.
Fu dirigente di Azione Cattolica, partecipò a iniziative di formazione e missione, promosse l’educazione e la crescita delle giovani e assunse anche responsabilità nella vita civile di Tropea, arrivando a ricoprire il ruolo di consigliera comunale. La sua testimonianza contribuì così anche al cammino di emancipazione e valorizzazione della donna nella società tropeana del Novecento.
Il 22 settembre 1994 Irma concludeva la sua vita terrena e tornava alla Casa del Padre. Ma la sua storia continua ad affascinare grandi e piccoli.
Alcuni anni fa, infatti, il progetto educativo nato attorno al volume “Irma Scrugli, l’arcobaleno dei poveri”, realizzato da Beatrice Lento con le illustrazioni del maestro Francesco Caracciolo, ha portato la sua storia nelle scuole di Tropea. Attraverso racconti, disegni, fotografie e attività didattiche, gli studenti hanno incontrato una donna capace di trasformare la propria vita in un messaggio di solidarietà, rispetto, amicizia e amore.
È significativo che proprio l’immagine dell’arcobaleno sia stata scelta per raccontare Irma. L’arcobaleno nasce dopo la tempesta. Irma visse proprio dentro le tempeste del suo tempo: la povertà, le guerre, l’emarginazione, la sofferenza. Ma dentro quelle oscurità seppe portare i colori della speranza, della fede e della carità. Per questo la sua storia può ancora parlare alle giovani generazioni.
Oggi, nel giorno della sua nascita, Tropea può fermarsi ancora una volta davanti alla sua memoria e dire grazie. Grazie per quella giovane ragazza che ebbe il coraggio di scegliere Dio. Grazie per quella donna che seppe trasformare la propria fede in carità. Grazie per quella “madre” che seppe accogliere tanti poveri, bambini, anziani e sofferenti. Grazie per quella presenza discreta che, attraverso il sorriso e la delicatezza, riusciva a rendere più umano il mondo intorno a sé. E grazie perché, attraverso Irma e il Beato Francesco Mottola, la nostra terra conserva una delle pagine più belle della sua storia cristiana.
La Causa di beatificazione, introdotta nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea nel 2014 e successivamente approdata alla fase romana, continua ad accompagnare la memoria e la preghiera della comunità. L’auspicio è che la testimonianza della Serva di Dio possa essere sempre più conosciuta e che la Chiesa possa riconoscere pienamente le virtù di questa donna che ha fatto della propria vita un’oblazione senza riserve.

