Don Pasquale Russo ha festeggiato i suoi 65 anni di sacerdozio con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo, mons. Attilio Nostro, nella chiesa parrocchiale di Brivadi
Il testimone della “spiritualità del dono”Anche per l’occasione del suo 65esimo anniversario sacerdotale, celebrato col vescovo mons. Attilio Nostro nella chiesa di Brivadi, don Pasquale Russo non ha mancato di esplicitare il suo ruolo storico: quello di guida morale della comunità ricadese. Lo ha fatto parlando al termine della Messa, dopo aver ringraziato tutti. Lo ha fatto parlando della storia antica di una comunità cristiana che parte dal 1400 e, nel tempo, ha mantenuto una sua identità spirituale, che in epoche più recenti si è persino rafforzata.

Lo ha fatto richiamando il ruolo svolto dalla famiglia Scrugli sul territorio e, in particolare, da quella signorina Irma oggi Serva di Dio che con la sua testimonianza, nel nome di don Mottola, ha fecondato il comprensorio di vocazioni oblate, consentendo che “la fede fosse un fatto di convinzione”. Lo ha fatto dando un nome – “la spiritualità del dono” – all’essenza interiore di questa comunità, alla quale ha augurato che, con le modalità nuove suggerite dai segni dei tempi, possa continuare su questa strada, che è quella indicata da “Gesù il Salvatore”.

È stata un’ esponente della comunità brivadese a dire il “grazie” di tutti, a questo sacerdote acuto e colto, che alla soglia dei 90 anni continua ad esercitare il suo illuminato magistero presbiterale in un territorio di struggente bellezza che da lui già 50 anni fa – ad esempio -, ha sentito parlare del dovere della “custodia del Creato”. Il grazie di tutti a questo sacerdote capace di scelte moderne, e sempre ispirate all’annuncio del Vangelo e alla promozione umana; che ha saputo consigliare ed istruire, ampliando l’orizzonte culturale di chi lo ha avuto vicino; che ha scritto di storia e teologia, di archeologia e letteratura, di arte e antropologia; un sacerdote che, soprattutto, ha seminato il bene e continua a farlo.

“Don Pasquale è uno che ci precede e indica il cammino”, ha detto il Vescovo nell’omelia, centrata sul Vangelo della domenica con la parabola del seme buono, la zizzania e la pazienza dell’agricoltore.

“Adesso don Pasquale è grande d’età – ha affermato mons. Nostro – e sta raccogliendo i frutti di una vita di preghiera, di sacrifici, di celebrazioni eucaristiche Ma quanta pazienza ha avuto don Pasquale con sé stesso, con Dio, con i fratelli? Perché, a volte, non ci capiamo anche con Dio. In quel cammino – ha aggiunto il presule – il Signore ci chiede di raggiungere il suo cuore. Perché il suo cuore è il Paradiso, il suo cuore è la pace: il suo cuore è la radice della nostra pace. Allora questo auguro a Don Pasquale – ha concluso il vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea -, a tutti i sacerdoti e a tutti voi che siete consacrati attraverso il battesimo: di poter toccare col vostro cuore il cuore di Dio, di vivere nella pace del cuore di Dio, che è la nostra Pace”.

