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Una preghiera particolarmente cara al Beato di Tropea, come si evince anche dai suoi scritti

Il Rosario nella vita di Don Mottola e degli Oblati

Pregare col Rosario era per don Francesco Mottola come respirare a pieni polmoni ed è per questo che lo ha posto quasi come “regola” ai suoi Oblati del S. Cuore. Nella Circolare alle Oblate del 16 luglio 1954 così le esortava: “Amate molto la Madonna. Offrite a lei con ardenza di amore il Santo Rosario, che per noi è di Regola. Vorrei da voi un’estasi mariana” (Lettere Circolari, 1994, p. 111). A suo dire “Nell’uomo si hanno tre gradi di preghiera: la preghiera vocale, la preghiera mentale, la preghiera mistica. La preghiera vocale, come il Santo Rosario, deve sgorgare dalla mente e dal cuore. La preghiera mentale, meditazione che può essere discorsiva o contemplativa, secondo i gradi di unità nell’uomo. L’uomo va dall’abisso del suo nulla umiltà verso l’abisso dell’infinità di Dio. Come assorbito dall’onnipotenza di Dio” (Parva Favilla 32, febbraio 1965, pp. 3-4).

Don Francesco Mottola (1901-1969) è stato proclamato Beato il 10 ottobre del 2021.

Basta scorrere il suo Diario dello spirito ed i suoi scritti su Parva Favilla in particolare per avvertire l‘intima gioia che lo trasportava nello snocciolare le Ave Maria: “io sono come un uccello che canta più o meno bene e non riposa mai. Dico il Rosario per ricevere aiuto dalla Madre di tutti i fedeli, dalla Mediatrice divina di grazia. Dico tre Ave Maria e vado a letto, riposo il mio cuore sul Cuore divino di Cristo” (PF 16, ottobre 1949, p. 3). La recita del Rosario era per lui una sorgente di stimolo e di forza. Nel gennaio 1929 così aveva annotato nel Diario: “Nei miei ultimi esercizi spirituali io ti chiesi, Gesù, l’amore al silenzio, al nascondimento, alla Croce; vorrei aggiungere al disprezzo, ma non ne ho il coraggio: «da quod jubes et jube quod vis“. È questa ancora la mia preghiera, la più volontaria, se non la più sentita. Il S. Rosario in questo mese intendo recitarlo per questo fine, perché la Madonna SS.ma m’impetri questa grazia”. (p. 47) 

  Non era il tipo di lasciarsi sfuggire occasione per riempire il tempo con la recita del Rosario. Gli esempi sono tanti. Durante un pellegrinaggio ad Ars e a Paray le Monial in Francia a cui partecipò nel 1948 annota, per esempio, come “mentre attendevo che l’autobus si mettesse in moto io dicevo il Rosario e pensavo come è il mio tremendo destino. Io pensavo all’Eterno e alla contingenza vana delle cose. Tutto è vano al mondo fuor che l’Eterno” (PF 15, novembre 1948).

Racconta ancora nel Diario che, volendo comprare un vecchio alloggio per aprire una seconda Casa di Carità più dignitosa a Tropea, il 1° novembre 1936 si era recato un po’ trepidante dal vescovo Felice Cribellati per averne l’approvazione. “Nell’attesa di essere ricevuto, scrive, recitai il S. Rosario delle <vittorie> e la Madonna riportò una vittoria trionfale: il vescovo dopo un solo istante di dubbio approvò, benedisse, consigliò più largamente di quanto mi potessi aspettare. Ora bisogna avanzare coraggiosamente: costruire la Casa della Carità nella vecchia casa comprata. Quanti sogni! È ritornata la primavera”. (p. 75). Quello stesso giorno don Mottola correva a comprare “in parola” la casa affidandosi alla Provvidenza per poi firmare il contratto davanti al notaio proprio in Episcopio manifestando l’idea che per la festa dell’Immacolata fosse almeno completata la cappellina, come poi di fatto avvenne. Non ebbe remore a riconoscere che l’operazione era andata per il verso giusto per l’occhio speciale avuto dalla Madonna. Il Rosario recitato prima dell’udienza col Vescovo era stato il toccasana e il seme che aveva dato il suo frutto.

Il mese di ottobre è. dedicato alla Madonna del Rosario.

Era pienamente convinto che “la Madonna è un essere strettamente soprannaturale. E’ sposa del Padre; la madre del Figlio-Verbo; lo Spirito Santo, amore degli amori, la rese feconda. Apparve nella nostra storia cantando il magnificat. I misteri si susseguono in lei il gaudio, il dolore, la gloria. E’ unita a Cristo nei suoi misteri di gaudio, di dolore, di gloria (Papa Giovanni Paolo II non aveva ancora aggiunto i misteri della luce, ndr). In simbiosi con Cristo, ci fa trasalire di gioia nel Santo Rosario, che per tutti dovrebbe essere itinerario sacro di vittoria. Specialmente noi, anime consacrate, dobbiamo sforzarci di recitare il Rosario sempre più e sempre meglio, facendo vivere i misteri di Cristo in noi” (PF 31, ottobre 1964, p. 5).

Non si lasciò sfiorare minimamente da quel certo allentamento delle pratiche di pietà popolare e dello stesso Rosario inizialmente seguito al Concilio Vaticano II ed anzi si sentì ancora più stimolato nel continuare a praticarlo e a proporlo ai suoi. Scrisse su Parva Favilla: “Si dice che il Rosario è in crisi, non può esser vero. Il Rosario è la preghiera dei figli della Mamma. Alla Madre della Chiesa. La Madonna stessa a Lourdes ed a Fatima ha raccomandato la recita del Rosario, ha chiesto preghiera e penitenza. Preghiera e penitenza personale, dico personale. Ogni essere, ogni uomo, ogni individuo umano, deve ridurre alla propria persona la preghiera e la penitenza. Sono convinto delle parole del Santo Padre Paolo VI che dice: <Il Rosario è la devozione che più di ogni altra risponde alle esigenze liturgiche della spiritualità contemporanea>. I misteri del Rosario seguono tutte le fasi della vita di Cristo ed innalza alla contemplazione del mistero di Dio” (PF 35, marzo 1968, p. 5).

Ancora molti anni prima, il 15 aprile 1942, ormai dentro il vortice del malessere e della prossima paresi, poi manifestatasi nella sua gravità il successivo 27 maggio, così scrive nel Diario: “<Dominus meus et Deus meus>, ho ripetuto nel Vangelo di questa mattina e nelle mie confessioni. Ora non ho più parola: ai piedi della Croce, più che mai nuda e nera, getto quel che ho, tutto quel che sono”. Fa seguire poi la conferma dei suoi sette voti precedentemente fatti: voto di angelicità, di abbandono in Dio, di umiltà, di obbedienza, di vittima, del più perfetto, di luce da cercare in Cristo. Subito con immediatezza significativamente annota: “Al voto del più perfetto sostituisco quello del Rosario intero” (pp. 146-147).

Non poteva tradirsi proprio nel momento cruciale della sua vita che lo accompagnerà per 27 anni di dolore fino alla morte: il Rosario completo dei misteri e non solo quelli del giorno lo accompagneranno per sempre. Qualche giorno dopo scriverà: “Riprendo a salire, con una rinnovata speranza nel cuore, il mio Calvario. Confido nella Madonna. La Madonna mi salverà” (17 aprile 1942, p. 147).

( *) Vescovo emerito Mileto-Nicotera-Tropea