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Il discorso di Leone XIV al Parlamento spagnolo

Il Papa: “La vera sicurezza nasce dalla giustizia e dal dialogo paziente”

Nel corso della sua visita apostolica in Spagna, papa Leone XIV ha parlato alle Cortes, il parlamento spagnolo, riunite in seduta comune. Era la prima volta per un pontefice: in un discorso di circa mezz’ora ha parlato di diversi temi, molti dei quali ruotavano attorno al concetto di dignità umana. Questo lo ha portato a criticare fra le altre cose la polarizzazione politica, le discriminazioni contro le persone migranti, l’aborto e l’eutanasia.

Il discorso di Papa Leone alle Cortes, uno dei momenti centrali della visita del Pontefice in Spagna.

Dopo la fine del discorso, i parlamentari spagnoli lo hanno applaudito per sette minuti. “Il mondo sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale, che si manifesta in molteplici forme di violenza, polarizzazione e diffidenza reciproca. In questo contesto – ha evidenziato -, la pace si presenta come un’aspirazione politica e, ancor più, come una vera e propria esigenza morale. Richiede un discorso pubblico che rispetti chi la pensa diversamente, istituzioni al servizio dell’incontro, una memoria storica che cerchi la verità e la riconciliazione e una vita sociale capace di sostenere l’amicizia civile e il rispetto reciproco pur in mezzo alle divergenze”.

Ha poi proseguito: “A livello internazionale, la pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell’identità di ogni popolo e sull’obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale. Ogni guerra costituisce, in ultima analisi, una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare e anche di quella coscienza comune dell’umanità che riconosce legami di giustizia tra le nazioni. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura”.

Leone si è detto preoccupato: “È preoccupante che, in diverse parti del mondo, e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra.

Anche lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana (cfr Discorso all’Università “La Sapienza”, 14 maggio 2026)”. “I popoli hanno imparato – ha rimarcato -, che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana può essere trattata come una merce”.

Infine, l’invito ad alzare lo sguardo: “Non per allontanarsi dalla realtà, ma per ricordare che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne e ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire. Poiché l’altezza di vedute consiste proprio nel guardare con maggiore profondità a ciò che è in gioco in ogni decisione pubblica. Per questo, accanto alle risposte tecniche e alle riforme legislative, è necessario anche un rinnovamento morale”.

Un discorso, certamente, destinato a non rimanere tra le mura della Cortes, ma destinato a scuotere le coscienze di un’ Europa che deve ritrovare la sua anima dei suoi padri fondatori.