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Prima Messa dell'anno 2026 e prima Giornata Mondiale della Pace per Papa Leone XIV

“Il mondo non si salva affilando le spade, ma nel perdono e nell’accoglienza”

Papa Leone XIV, nella sua prima Giornata Mondiale della Pace, questa mattina, ha voluto ritornare sul primo suo appello poco dopo la sua elezione sul soglio pontificio. L’appello ad una pace “disarmata e disarmante”. Una pace che ha lo sguardo di una madre: perché “il mondo non si salva affilando le spade”, ma accogliendo il “sì” totale di Maria, simbolo di un amore che non conosce riserve.

Leone XIV ha richiamato l’esperienza di liberazione del popolo di Israele per ribadire che “ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà”. “È bello pensare in questo modo all’anno che inizia”, ha aggiunto, immaginandolo “come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna”.

Nella solennità di Maria Madre di Dio, il Papa ha presieduto la prima Santa Messa del 2026 nella Basilica vaticana: vi hanno partecipato circa 5.500 fedeli.

L’esortazione del Pontefice, all’inizio dell’anno civile, è quella di chiedere al Signore di farci percepire “il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente”, così da riconoscere chi siamo e verso quale destino procediamo. E, allo stesso tempo, “diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà”.

“Il mondo – ha spiegato – non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura”. E poi l’invito ad avvicinarsi All’inizio del nuovo anno, e mentre si avvicina la conclusione del Giubileo della speranza, il Papa ha invitato i fedeli ad accostarsi al presepe come al luogo della pace “disarmata e disarmante”, spazio di benedizione in cui ricordare i prodigi compiuti da Dio nella storia e nella vita di ciascuno, per poi ripartire “glorificando e lodando Dio” come i pastori della grotta.

E durante l’Angelus ha detto che “da sempre Dio, creatore buono, conosce il cuore di Maria e il nostro cuore. Facendosi uomo, Egli ci fa conoscere il suo: perciò il cuore di Gesù batte per ogni uomo e ogni donna. Per chi è pronto ad accoglierlo, come i pastori, e per chi non lo vuole, come Erode. Il suo cuore – ha quindi aggiunto – non è indifferente a chi non ha cuore per il prossimo: palpita per i giusti, affinché perseverino nella loro dedizione, e per gli ingiusti, affinché cambino vita e trovino pace”. E nella Giornata Mondiale della Pace l’invito è quello di pregare “tutti insieme per la pace: anzitutto tra le Nazioni insanguinate da conflitti e miseria, ma anche nelle nostre case, nelle famiglie ferite dalla violenza e dal dolore.