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Riflessioni a margine della visita di Papa Leone a Lampedusa

Il miracolo della compassione

“Un pallone mi ha salvato” ha detto il piccolo Leo al Papa a Lampedusa.

“Ero orfano e sbarcai da solo non smettevo di piangere, un pallone mi ha salvato”. Leo aveva sei anni, quando arrivò a Lampedusa. In questa frase, si può racchiudere il dramma dell’attraversata di chi scappa dalla propria terra in cerca della libertà. Il Papa, tenendo per mano la mamma adottiva, ha confermato che in questo lembo di terra “più che le parole, parlano i gesti”.

Ma, come ha ricordato il Pontefice, affinché i gesti siano davvero umani, “hanno bisogno di un cuore”. Quello stesso cuore che Leo ha messo in un pallone, sperando che possa rimbalzare fino a far sorridere un altro bambino invisibile.

Dopo Francesco, anche Leone ha approdato a Lampedusa: “Sono venuto a ringraziarvi, fratelli e sorelle, per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare. È avvenuto ancora il miracolo della compassione – «vide e ne ebbe compassione» (v. 33) –: una rivoluzione interiore che fa affiorare in noi il “sentire” di Dio e allarga i pensieri, il cuore e la vita. Il Pontefice scandisce più volte la paura grazie: “Dico grazie ai volontari, alle associazioni, raccolte nel “Forum Lampedusa Solidale”, alle istituzioni civili, alla Guardia Costiera, ai Sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; grazie ai diaconi, ai preti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori; grazie alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme.

Anche da Lampedusa Leone XIV ha lanciato un appello all’ Europa per “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti”.

Sì, perché tra voi è l’amore a essersi organizzato, quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato. Saluto le persone migranti che sono qui: loro stesse non hanno soltanto ricevuto, ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri. Grazie, fratelli e sorelle, perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico”. Il potente j’accuse di papa Leone a Lampedusa: “L’amore è sempre nella libertà, e la libertà sta nelle decisioni.

C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”. Infine, ma non per ultimo, Papa Leone, si è rivolto all’Europa: “Possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo” per “accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti” e “nello stesso tempo lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare”. Ben presente al numero 81, dell’enciclica Magnifica Humanitas: “Un banco di prova decisivo per la giustizia sociale oggi è rappresentato dalla condizione dei migranti, dei rifugiati e di quanti sono costretti a spostarsi a causa della povertà, della violenza, dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali. Il modo in cui una società li tratta mostra se la sua idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità.