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Intervista all'attrice Claudia Koll

“I tre Giubilei sul mio cammino di fede”

Claudia Koll, il suo cammino di fede, che ha portato alla conversione, scatta nel 2000,

anno giubilare. Oggi, nell’anno 2025, un altro Giubileo: come considera

questo percorso da allora ad oggi?

Sorprendente. Allora non avrei immaginato di fare un cammino come quello che ho fatto. Non potevo prevedere che avrei ricevuto così tanto da Dio, anche se spesso è stato un cammino al buio nel quale ho imparato a fidarmi di Lui, come ho scritto nel mio ultimo libro “Qualcosa di me – dialogo con un’amica”.

Nel 2015 ancora un Giubileo, dedicato ad un tema a Lei particolarmente caro: quello della Misericordia. E qui c’è l’impronta di santa Faustina Kowalska …

Ho incontrato la spiritualità della Divina Misericordia, legata a Santa Faustina, tornando la mio primo viaggio in Africa nel 2003, quando avevo paura del futuro, del cambiamento. Questa spiritualità mi ha fatto scoprire quale era il percorso per seguire il Signore: la fiducia in Lui, “Gesù confido in Te”.

L’attrice romana Claudia Koll.

Nel Giubileo del 2015 c’è stata la richiesta di Papa Francesco di realizzare un’opera di misericordia in ogni diocesi e l’Associazione Le Opere del Padre, da me fondata, ha accolto questa richiesta aprendo la prima Casa del Sì per persone in difficoltà.

Quali altre persone, o figure, hanno inciso di più, durante questo suo percorso?

San Giovanni Paolo II è stato il Papa della mia conversione, quindi desideravo conoscere la Chiesa e il Signore attraverso di lui. Santa Teresina di Lisieux è stata la prima santa che ho conosciuto. Madre Teresa di Calcutta, alla cui beatificazione mi trovai in mezzo alle persone povere e compresi che la mia vita aveva qualcosa a che fare con loro. E poi tanti altri santi e sante. Voglio ricordare anche il mio padre spirituale che mi ha aiutato tantissimo all’inizio del mio ritorno alla Chiesa.

Mi ha colpito molto un’espressione della sua testimonianza a Mendicino (per la presentazione del libro di don Enzo Gabrieli e Raffaele Iaria su Santa Faustina Kowalska, ndr): l’essere “fuori dalla legge di Dio”. Era da tempo che non sentivo parlare di “legge di Dio”. Oggi sembrano prevalere i risvolti sociali connessi alla fede.

Il Signore Gesù ci ha detto “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho dettoqueste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15, 10-11). Osservare i suoi comandamenti ha a che fare con la nostra gioia e con la pienezza della vita. Certo, “la fede senza le opere è morta”. Quali sono le sue scelte in questa direzione?

Quando mi chiamavano per le testimonianze mi accorsi che mancava qualcosa che desse consistenza al tessuto narrato, mancavano le opere. All’inizio andai in Africa come testimonial dei Missionari Salesiani. Poi ho sentito che dovevo far nascere qualcosa che fosse più vicina al mio cammino di fede, quindi ho fondato l’Associazione Le Opere del Padre inizialmente attiva in Africa e poi anche in Italia.

La forma d’amore che le sembra connaturata, è – come lei ha detto – l’amore di mamma. Come vive il suo rapporto con i figli che le sono stati affidati?

Lo vivo con gioia e con riconoscenza verso Dio che ha ascoltato un desiderio del mio cuore. E poi lo vivo come tutte le mamme che si sentono davvero madri, mettendo le esigenze dei figli al primo posto.

Ci sono giovani che si rivolgono a lei, perché la vedono come un modello, o comunque, come una persona dalla quale attingere buoni consigli?

Insegno recitazione ai giovani e ho con loro un rapporto confidenziale che nasce da un’esperienza condivisa che è particolarmente coinvolgente. L’attore è infatti un atleta del cuore, che lavora con le emozioni. Il legame tra insegnante di recitazione e allievo è quindi molto intenso.

Si dice spesso che i giovani, oggi, sono senza ideali. Come sono secondo lei i giovani d’oggi?

No, non è vero che i giovani sono senza ideali. Penso che ci siano molti giovani feriti, bisognosi di trovare riferimenti chiari e solidi sui quali poter contare. Ma hanno anche bisogno di fare a modo loro, di sperimentare la vita come desiderano. Hanno un profondo bisogno di essere ascoltati, ma chiedono una legittima autonomia. Ed è anche giusto lasciarli liberi di decidere della loro vita. Ai giovani non si può dire io lo so, io capisco perché io sono più grande di te. Non lo possono accettare. Vorrei fare un esempio: stavo lavorando con una ragazza giovane e una signora matura. Avevo chiesto loro di fare un’improvvisazione. Scelsero di fare un’improvvisazione figlia/madre. La signora che interpretava la madre cominciò a rimproverare la figlia. La figlia rispose a tono. Stavano litigando. Interruppi l’improvvisazione. E dissi alla signora: se con una giovane non ci si relaziona tirando fuori la propria fragilità, ma si tirano fuori solo i rimproveri, la giovane si sentirà giudicata e sottovalutata. Cominciò così una riflessione confidenziale fra le due donne, che diventò per entrambe un’occasione per chiarirsi dentro, comprendendo una sua madre, l’altra sua figlia.

Claudia, cos’è la speranza?

È uno sguardo non giudicante, più puro sulla realtà e sugli altri. E lo sguardo di un bambino, limpido e fiducioso. È la consapevolezza che c’è una benevolenza divina sulla nostra vita e sulla storia. Questo ci permette di alzare lo sguardo verso l’alto anche quando le cose sembrano andare male. È la fede di Abramo che sperò contro ogni speranza. 

Lei continua a lavorare da attrice? Che film guarda?

Sì, continuo a lavorare come attrice attraverso le letture interpretate che mi vengono proposte e che accetto con gioia. Un film molto interessante che ho visto è “Vida entre Mundos” di Ezequiel Del Corral, un film che mostra come l’arte possa aiutarci a comprendere noi stessi e gli altri, e a vivere da fratelli e sorelle.

“In 25 anni sono arrivata a capire alcune cose di Dio”: cosa, ad esempio?

Che Dio è infinitamente buono e misericordioso. La vita è un dono grande e la sostanza della vita è l’amore perché Dio è amore.