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A Paola giornata di studio su Carlo Luigi e Luigi Beniamino Hurtrel

I due fratelli Minimi, martiri della Rivoluzione francese

I fratelli Minimi, i beati Carlo Luigi e Luigi Beniamino Hurtrel.

“Fino al dono della vita”. Il ricordo dei due fratelli Minimi, martiri della Rivoluzione francese. Mons. Fabene: “Il martire muore con le mani aperte del Crocifisso. Due fratelli, due vocazioni, un’unica fedeltà a Cristo fino al dono della vita. È il cuore della giornata di studio svoltasi oggi al Santuario di Paola sul tema “Fino al dono della vita. Martirio, fedeltà e fraternità nei beati Carlo Luigi e Luigi Beniamino Hurtrel”, promossa dalla Postulazione Generale dell’Ordine dei Minimi nel centenario della loro beatificazione, avvenuta per mano di Pio XI il 17 ottobre 1926.

Mons. Fabio Fabene, segretario del Dicastero delle Cause dei Santi.

Un’occasione preziosa per riscoprire la figura dei due martiri della Rivoluzione francese e per interrogarsi sul senso del martirio oggi. Ad aprire i lavori, la relazione di Mons. Fabio Fabene, Segretario del Dicastero delle Cause dei Santi: “Il martirio ieri e oggi: testimonianza di fede, santità e speranza per la Chiesa contemporanea”. Parole forti, le sue. Fabene ha ricordato che viviamo “un nuovo tempo di martiri” e che il martirio è “un ecumenismo del sangue” che unisce tutti i credenti. Il martire – ha detto – non è chi cerca la morte, ma chi resta fedele quando è posto davanti alla scelta tra rinnegare e perseverare. È “un innamorato della vita che la dona sul modello di Cristo”. Poi la frase destinata a restare: “Il martire non muore con il pugno chiuso della sfida, ma con le mani aperte del Crocifisso. La sua morte dice che il bene è reale e che il male non ha l’ultima parola”.

Da sinistra, padre Carlo Calloni OFM dei Cappuccini, presidente del Collegio dei Postulatori, e don Enzo Gabrieli, postulatore (anche delle Cause del beato Francesco Mottola e della serva di Dio, Irma Scrugli) e direttore dell’Ufficio per i Santi dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano.

È seguito l’intervento di p. Carlo Calloni OFM Cap., postulatore generale dei Cappuccini e presidente del Collegio dei Postulatori, che ha inquadrato storicamente i martiri della Rivoluzione francese, ricordando: “Il martirio non si improvvisa: arriva improvvisamente”. È frutto di un lungo cammino di fede.

Molto apprezzata la relazione di don Enzo Gabrieli, postulatore e direttore dell’Ufficio per i Santi dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano: “Due fratelli, una fedeltà fino al sangue”. Partendo dalla domanda radicale: “Che cosa siamo disposti a perdere pur di non perdere ciò in cui crediamo?”, don Gabrieli ha presentato i due Hurtrel come esempio di unità nella diversità: vocazioni diverse, ma “una sola fede, una sola fedeltà a Cristo, una sola testimonianza fino al sangue”, come scrive San Paolo: “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. I due fratelli non cercarono il martirio, tentarono anzi di sottrarsi all’arresto. Ma – ha ricordato Gabrieli – “il martirio non viene cercato come una sfida alla persecuzione; viene accolto quando la fedeltà a Cristo non permette più di evitarlo”.

A concludere i lavori, p. Taras Yeher, postulatore generale dell’Ordine dei Minimi. Da Paola, dalla terra di San Francesco, arriva così un messaggio attuale: in un mondo che ancora uccide per la fede, la testimonianza dei beati Hurtrel ci ricorda che la fedeltà è possibile, fino alla fine.