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Dal 1933 al 1943 la prima esperienza strutturata di formazione religiosa, culturale e sociale per le giovani donne della Calabria

Don Francesco Mottola tra i fondatori dei Corsi formativi dell’ “Università di Paola”

  Dall’incontro strategico a Longobardi (Cs) tra Armida Barelli, fondatrice della Gioventù Femminile di Azione Cattolica e co-fondatrice con P. Agostino Gemelli dell’Università Cattolica del S. Cuore, e i fratelli don Francesco (Ciccio), Alda ed Elisa Miceli e don Francesco Mottola nacquero i Convegni regionali di formazione della Gioventù Femminile, che presto divennero Corsi sistematici di formazione spostati come sede a Paola per la facilità di accesso da tutta la Calabria per via della ferrovia e che per il loro spessore culturale vennero chiamati “Università di Paola”.  Chiaramente non costituivano un corso di laurea accademico, ma certamente rappresentarono il primo esperimento strutturato di formazione religiosa, culturale e sociale per le giovani donne della Calabria.

Il beato Francesco Mottola (1901-1968): la cosiddetta “Università di Paola” prese avvio nel 1933, lo stesso anno in cui il sacerdote tropeano fondò la rivista “Parva Favilla”.

Avviati nel 1933, i Corsi avevano una durata complessiva di una o due settimane ed erano organizzati secondo un programma di studio intensivo e progressivo suddiviso in tre blocchi principali. I primi 3 giorni erano dedicati alla formazione interiore e teologica, cui seguivano per le Dirigenti 3 giorni di studio teorico e metodologico, differenziato per responsabili diocesane e parrocchiali. Faceva poi seguito un Corso per Propagandiste: un ciclo, cioè, di 6 giorni focalizzato sulle tecniche di comunicazione, impegno sociale e attivismo sul territorio.

La milanese Armida Barelli (1882-1952) fondò la Gioventù Femminile di Azione Cattolica e fu Co-fondatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Decisivo il suo apporto all’esperienza calabrese dell’ “Università di Paola”.

  I Corsi prevedevano una Propedeuticità rigida: l’accesso ai programmi di studio avanzati richiedeva obbligatoriamente il superamento del corso di livello precedente. Le lezioni erano tenute da teologi, intellettuali e sacerdoti di profonda cultura scelti direttamente dalla Barelli, o da lei approvati. Obiettivo era preparare una classe dirigente femminile consapevole, che non a caso poi si fece trovare pronta ad assumere anche ruoli politici e amministrativi di primo piano nell’Italia del secondo dopoguerra. 

Tra i docenti figura soprattutto l’opera congiunta di don Francesco Miceli, don Francesco Mottola e Mons. Antonio Lanza, futuro arcivescovo di Reggio Calabria, che rappresentarono la vera linfa teologica, culturale e logistica dei corsi della “Università di Paola”. Ad essi si univano altri docenti collaboratori rappresentativi delle altre diocesi (tra gli altri Mons. Francesco Pititto di Mileto, Mons. Raffaele Barbieri, futuro vescovo di Cassano, Mons. Giovanni Apa fondatore delle Missionarie della Carità di Catanzaro, ecc.) oltre alla fattiva collaborazione personale di Armida Barelli che dava un respiro nazionale a questi profili professionali che incarnarono la “cattolicità più avanzata del tempo” nel Mezzogiorno, trasformando la Calabria in un vero laboratorio sociale d’avanguardia a livello nazionale.

Don Ciccio Miceli (1906-1992) con Papa Paolo VI. Il sacerdote originario di Longobardi (Cs), insieme con le sorelle Alda ed Elisa (per la quale è aperta una causa di beatificazione), fu uno dei cardini dell’ “Università di Paola” .

  Sul piano organizzativo Don Francesco Miceli, coadiuvato dalle sorelle co-organizzatrici Alda ed Elisa, è stato la fucina delle idee e per la sua vicinanza a Paola anche il perno locale che rese operativi i corsi garantendo la rete di contatti sul territorio e il supporto logistico fondamentale affinché la vicina Paola potesse accogliere centinaia di giovani donne. Mons. Antonio Lanza, figura di punta di straordinaria apertura mentale e vastissima cultura, fu la spinta intellettuale e teologica per eccellenza, orientò i programmi di studio non solo verso la dottrina, ma verso la comprensione della Questione Meridionale, stimolando le partecipanti a un impegno civile, amministrativo e politico concreto. Don Francesco Mottola portò ai corsi di Paola la sua profonda spiritualità ed il profumo della carità operosa come impegno di riscatto morale e sociale. Egli si occupò principalmente della formazione interiore e metodologica delle giovani calabresi insegnando loro come l’attivismo cattolico, espressione dello spirito dei “certosini della strada”, dovesse tradursi in riscatto degli ultimi, accoglienza e parità di opportunità nelle aree più svantaggiate della regione. 

  Il contesto socio-politico della Calabria negli anni Trenta del Novecento, come sappiamo, era caratterizzato dalla morsa totalitaria del regime fascista, da una profonda depressione economica agraria e da un diffuso isolamento sociale. In questa cornice di forte arretratezza e controllo politico, l’esperienza della “Università di Paola” rappresentò una delle pochissime zone di libertà e di riscatto culturale. Nonostante i limiti imposti nel 1931 all’Associazionismo anche cattolico dal regime, i corsi di Paola sfruttarono la dimensione formativa-religiosa per fare vera promozione sociale. Sotto la copertura della formazione spirituale, sottrassero le giovani donne al monopolio educativo fascista favorendo la nascita di una nuova classe dirigente. In un’epoca che voleva la donna sottomessa e relegata al focolare domestico secondo i canoni del regime, Don Mottola, Don Miceli e Mons. Lanza insegnarono a centinaia di ragazze calabresi a pensare in modo autonomo, a studiare la sociologia e a occuparsi del bene comune.

  Malgrado il disagio e nonostante questo clima asfissiante, i circoli cattolici calabresi e l’Università di Paola resistettero riuscendo a trasformarsi in veri e propri “incubatori di democrazia”. Fu proprio tra le fila di quella gioventù sorvegliata e ostacolata che nacquero i futuri amministratori locali e i rappresentanti che, nel 1946, avrebbero guidato la ricostruzione democratica della Calabria. I Corsi di Paola, durati 10 anni (1933-1943), non si limitarono solo a formare “buone catechiste” per le parrocchie o per le zone rurali, servirono anche ad approfondire la dottrina sociale della Chiesa e a preparare alla vita politica. All’indomani della Liberazione e con l’avvento del suffragio elettorale universale, queste donne si trovarono pronte ad assumere ruoli di primo piano anche nella politica e nella ricostruzione sociale dell’Italia. 

  Molte di queste donne, infatti, che si erano formate nell’Azione Cattolica e che avevano seguito anche i Corsi di Paola, risposero prontamente alla chiamata di papa Pio XII che aveva invitato i Cattolici a scendere in campo in politica per la ricostruzione del Paese uscito sconvolto dalla guerra e si candidarono a governare a tutti i livelli. L’esito fu ragguardevole perché nel 1946 molte calabresi provenienti dalla Gioventù Femminile di A. C. non solo si sono candidate, ma vennero elette nei rispettivi Consigli Comunali: Maria Mariotti a Reggio; Irma Scrugli a Tropea accanto a Lidia Toraldo elettavi sindaco; Elisa Miceli vicesindaco a Longobardi, Evelina Cundari consigliera a Cosenza.

Se l’albero si riconosce dai frutti, non si può negare che i frutti prodotti in Calabria dai Corsi dell’Università di Paola non possono che dirsi lusinghieri e soddisfacenti, grazie proprio a chi aveva intuito la necessità di investire molto nella formazione del laicato cattolico cucendo insieme la cura per gli ultimi e l’emancipazione culturale e civile. 

  Con questa volontà prospettica, nella Circolare del 3 novembre 1937, in pieno ventennio fascista, don Mottola così raccomandava ai Sacerdoti oblati: “Nell’apostolato diamo il primo posto alla formazione dei giovani di Azione Cattolica. Se ognuno di noi formasse un gruppo di aspiranti, tra qualche anno avremmo bene avviata l’A.C.. Convinciamoci che senza la costituzione di cellule vive di vita integralmente cristiana, l’organismo non vivrà che di vita apparente: il Corpo di Cristo non si edifica con elementi morti!” (Lettere Circolari, 1994, p. 11).

LUIGI RENZO

(*) Vescovo emerito Mileto-Nicotera-Tropea