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Il "sì" di Giuseppe Arnone: da Corigliano a Grottaglie, la gioia di una vocazione minima

«Da oggi appartengo a Te, nella carità di Cristo»

Un giovane della nostra terra sceglie San Francesco di Paola. C’è un momento, nella vita di un giovane, in cui il Vangelo smette di essere una parola ascoltata la domenica e diventa una vita da abbracciare tutta intera. Quel momento, per Giuseppe Arnone, di Corigliano Calabro, è stato nel silenzio operoso e orante del Convento di San Francesco di Paola di Grottaglie. Davanti all’altare, con le mani tremanti e il cuore pieno di luce, Giuseppe, insieme al confratello Albert Gallogo, ha emesso la Professione Temporanea dei voti nell’Ordine dei Minimi.

Giuseppe Arnone, calabrese di Corigliano Rossano, ha preso i voti nell’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola nel convento di Grottaglie (Ta)

Non sono voti “per prova”. Sono il primo sì definitivo. Quello in cui un giovane dice a Dio: “Ti dono tre anni della mia vita, in povertà, castità e obbedienza, secondo la Regola del più piccolo dei santi”. E San Francesco di Paola di piccoli ne voleva. Voleva gli ultimi. Voleva i minimi, appunto. A rendere ancora più solenne la celebrazione è stata la presenza del vertice dell’Ordine.

A presiedere la Santa Messa è stato Padre Gregorio Colatorti, Correttore Generale dell’Ordine dei Minimi, successore diretto di San Francesco di Paola. Accanto a lui, a concelebrare, Padre Antonio Bottino, Correttore Provinciale del Santuario di San Francesco di Paola, cuore pulsante della spiritualità minima, e tanti padri, fratelli e novizi accorsi da tutta Italia. Ha preso parte anche Padre Francesco Marinelli, maestro dei novizi.

Nell’omelia, Padre Colatorti ha usato parole semplici e forti, alla maniera di San Francesco: “La professione non è una promozione. È un abbassamento. Diventare minimi vuol dire farsi piccoli per far entrare Dio. Vuol dire scegliere la vita quaresimale, cioè una vita sobria, essenziale, lontana dal rumore del mondo, per essere più vicini al grido dei poveri”.

Poi il momento più atteso. Il silenzio totale in chiesa. Giuseppe e Albert, in ginocchio davanti al Padre Generale, hanno letto la formula di professione. La voce rotta dall’emozione. Le mani giunte nelle mani del Generale, come si faceva nel Medioevo per dire: “Da oggi appartengo a te, nella carità di Cristo”. Hanno promesso povertà, castità, obbedienza e vita quaresimale per tre anni. Giuseppe è figlio della nostra terra, quella Calabria che ha in San Francesco di Paola non solo il Patrono, ma il padre. Vederlo partire da Corigliano, città di mare e di fatiche, per entrare nella famiglia dei Minimi, è come vedere un cerchio che si chiude.

È la Calabria migliore che dice sì. Quella dei giovani che non scappano solo per cercare lavoro, ma che partono per cercare il Cielo. Il suo cammino non è finito qui. Ora si apre il tempo dello studentato, dello studio della teologia, del servizio ai fratelli. Fino alla Professione Solenne, quella per sempre. Ma a Grottaglie, il Cielo ha già fatto festa.