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L' obiettivo indicato da Papa Leone XIV nel Messaggio per la 60esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è anche il nostro impegno

“Custodire i volti e le voci per custodire noi stessi”

  Da solo, il messaggio di Papa Leone per questa 60esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali racchiude spunti di riflessione per un intero seminario di studi (e chissà quanti ne sono stati fatti, visto che il testo, secondo tradizione, è uscito a gennaio nella ricorrenza di San Francesco di Sales). A maggio dell’anno scorso, pochi giorni dopo la sua elezione alla Cattedra di Pietro, Leone XIV aveva già parlato di comunicazione nell’udienza riservata ai giornalisti e comunicatori che avevano seguito il Conclave, prospettando quella “comunicazione disarmata e disarmante” che è stata uno dei primi e già iconici marchi di fabbrica del suo Pontificato (col quale, peraltro, Parva Favilla ha titolato la prima uscita della rivista fondata dal beato Francesco Mottola a Vibo Valentia, lo scorso novembre).

“Custodire voci e volti umani” è il primo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di Papa Leone XIV.

  Adesso questo messaggio – il primo di Papa Prevost per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali – ha l’ufficialità e l’ampiezza che la circostanza richiede, ma soprattutto il respiro e la profondità  consone alla firma di un Pontefice, che ha già fatto intendere bene che l’intelligenza artificiale è tra le prime “Rerum Novarum” che hanno ispirato la scelta del suo nome e di cui è urgente occuparsi.

  Ineludibile il presupposto, sul quale Papa Leone fonda il ragionamento contenuto nel Messaggio: il volto e la voce sono tratti unici di ogni persona, sono sacri, custodire volto e voce significa custodire un sigillo che è riflesso indelebile dell’amore di Dio. Se veniamo meno a questa custodia – spiega il Pontefice – la tecnologia digitale rischia di modificare alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, perché simulando voci e volti umani, l’AI non solo interferisce negli ecosistemi informativi, ma invade il rapporto tra persone umane.

  È da qui che si sviluppa, nel Messaggio, la descrizione delle caratteristiche principali dell’intelligenza artificiale, legate al suo potere di simulazione e di costruire intorno noi un mondi di specchi; legate alla sua mancata accuratezza; alle poche aziende che, da sole, compongono una forza invisibile enorme. E allora – scrive Papa Leone – la sfida che ci aspetta non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla, alzando sì la voce in difesa delle persone umane, ma affinché questi strumenti possano essere considerati alleati.

  È questa un’alleanza possibile? Si – risponde Leone – a patto che si fondi su tre pilastri: responsabilità, cooperazione ed educazione. Dalla responsabilità (di chi è al vertice delle piattaforme online, di chi crea e sviluppa modelli di AI, dei legislatori nazionali e dei regolatori sovranazionali, delle imprese dei media e delle comunicazioni), alla cooperazione (dell’industria tecnologica, dei legislatori, delle aziende creative, del mondo accademico, dei giornalisti, degli educatori), all’educazione (con una vera e propria alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA), sono molteplici ed entusiasmanti i compiti che ci attendono. Tutti, convergono verso un unico obiettivo: “Abbiamo bisogno – così si conclude il Messaggio di Leone XIV per la Giornata delle Comunicazioni – che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare ogni innovazione tecnologica”.

E l’obiettivo indicato dal Papa è l’impegno che vogliamo fare nostro.