L'incontro fra i due intellettuali cattolici francesi, in questo articolo per Parva Favilla del prof. Giuliano Vigini, del quale è uscito in libreria "Il peccato e la grazia" (ed al quale Jacques Maritain inviò una dedica autografa)
Bloy, l’inquisitore di Francia, e Maritain, il filosofo dell’umanesimo integraleLa vita di tutti noi è attraversata da incontri e amicizie, alcune delle quali possono aver avuto un influsso anche per orientare percorsi religiosamente e spiritualmente fecondi. Uno di queste amicizie che racconto nel mio recente saggio Il peccato e la grazia, dedicato ai rapporti tra letteratura e cattolicesimo nella Francia del ‘900, è essenzialmente la storia di alcuni grandi scrittori francesi convertiti (Péguy, Mauriac, Bernanos, Claudel, Julien Green, ecc.) e, fra questi, accenno all’incontro tra Léon Bloy e Jacques Maritain.

Il filosofo e sua moglie Raïssa hanno la fortuna d’incontrare, nel bel mezzo di un vuoto religioso e metafisico profondo, uomini della statura di Bergson, Journet, Garrigou-Lagrange e tanti altri, ma soprattutto di conoscere – dopo la lettura del romanzo La femme pauvre – Léon Bloy. Incontro fondamentale perché non soltanto Bloy gioca un ruolo decisivo nel cammino di conversione al cattolicesimo dei Maritain, diventando poi per tutta la vita il loro affezionatissimo padrino, ma perché nella sua casa o, per meglio dire, in uno dei tanti locali in cui sarà ogni volta costretto a traslocare per la mancanza dei soldi necessari a pagare l’affitto, Jacques e Raïssa incontreranno un gran numero di scrittori e artisti, di cui diventeranno amici.

Jacques Maritain è uno dei primi a raccogliere alcune riflessioni su Bloy. Pagine brevi, ma penetranti nel loro scandaglio di alcuni aspetti della personalità e dell’arte di Bloy. La figura dello scrittore è vista particolarmente alla luce di quell’impazienza mistica e di quella poesia del mistero che sono due note dominanti della concezione di Bloy di Dio e della storia.
Più tardi lo affiancherà la moglie Raïssa con il libro-testimonianza Les grandes amitiés (1941),tradotto anche in Italia con lusinghiero successo; anzi, farà da apripista non solo alla conoscenza in Italia di Bloy, ma anche di parecchi altri amici da lei considerati.
Anche nell’ultima conferenza pubblica tenuta a Dax l’11 marzo 1968 – gentilmente inviatami dallo stesso Maritain e di cui riproduciamo la prima pagina -, Jacques riserverà sempre un ricordo speciale per Bloy, che evoca così:

“Erano sempre circondati [Bloy e sua moglie Jeanne, di origine danese, protestante, e anche lei, dopo l’incontro con Bloy, convertitasi al cattolicesimo (1890)] da una spaventosa povertà, quando, nel 1905, abbiamo [Jacques e Raïssa] conosciuto Léon e Jeanne Bloy. Mi ricordo che, in occasione della nostra prima visita, Bloy portava una vestaglia chiusa molto in alto perché non aveva neppure i soldi per comprarsi una camicia. Mi ricordo anche una corsa con lui per le strade di Parigi in cerca di qualche orribile monte di pietà […]. E mi ricordo la dolcezza e la tenerezza di quell’uomo terribile, la meravigliosa ospitalità di quei due poveri, nella cui casa sembrava che battessero, senza far rumore, le ali del miracolo”.
Sarà Maritain a tratteggiare tra i primi anche lo spirito visionario dello scrittore e a ricordare che con lui chi cerca le autostrade dello spirito si trova a mal partito, perché deve subito abbandonare l’idea di un tranquillo viaggio di pianura per affrontare, dovunque venga portato, ripidi sentieri di marcia verso l’Assoluto. La sua parola tende infatti ad essere un riflesso di qualcosa che non si vede se si resta troppo in basso, ancorati alla terra, mentre si dovrebbe salire in alto, sulle vette, per arrivare a contemplare le cose di Dio. In questo senso – notava sempre Maritain –, anche nelle sue violenze e nelle sue iperboli, c’è una sorta di “astrazione”, nel senso che ogni fatto o gesto o persona vengono da Bloy sottratti alle contingenze e, nella sua visione trasfigurante, resi simbolo di qualche realtà spirituale. Questo non vuol dire negare o giustificare gli eccessi, i paradossi e a volte anche le contraddizioni di Bloy, ma semplicemente essere consapevoli che la lettura dei suoi scritti – siano essi saggi o romanzi – non può prescindere da questo connotato simbolico della sua visione della storia e dall’assolutezza del suo atteggiamento di fede, improntato allo spirito di un Vangelo interpretato e vissuto sine glossa.
Una storia interessante che, per l’importanza avuta da Maritain anche nella politica e nella cultura italiana, meritava di essere conosciuta.
(*) Docente di Sociologia dell’editoria contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano, saggista, giornalista.

