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Secondo il Rapporto 2025 di Caritas Italiana

Ancora alta l’incidenza della povertà assoluta al Sud

La povertà assoluta in Italia raggiunge livelli allarmanti. Secondo il Rapporto 2025 di Caritas Italiana, il 9,8% della popolazione – circa 5,7 milioni di persone, in 2,2 milioni di famiglie – vive in una condizione di indigenza grave. I dati Istat utilizzati da Caritas, indicano che il fenomeno della povertà assoluta è in aumento e ha assunto, un carattere strutturale, non più solo emergenziale.

Mense Caritas sempre più frequentate.

Tra il 2014 e oggi, le famiglie in povertà assoluta sono cresciute significativamente: secondo il rapporto Caritas, il numero di nuclei assistiti dai suoi Centri di Ascolto è aumentato del 62,6%. 
Solo nel 2024, Caritas ha sostenuto con i suoi servizi 277.775 famiglie, pari a circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta, molte delle quali accumulano più forme di disagio (economico, sociale, relazionale).

Il rapporto evidenzia come la povertà economica non sia l’unico volto della fragilità: molte delle persone assistite vivono situazioni di vulnerabilità multidimensionale, con disagi anche legati a problemi relazionali, sociali o abitativi. Inoltre, Caritas richiama l’attenzione su fenomeni “fuori campo” troppo spesso ignorati: tra questi la povertà energetica, che coinvolge milioni di famiglie. Il Sud Italia resta una delle aree più esposte.

Il lavoro instabile rende più fragile la condizione delle famiglie.

Secondo il rapporto statistico Caritas, l’incidenza della povertà assoluta al Sud è ancora molto elevata: le stime Istat riportate nel rapporto parlano di una riduzione negli ultimi anni, ma la quota resta tra le più alte del Paese. Inoltre, tra i fenomeni che aggravano la condizione delle famiglie più fragili nel Meridione c’è il forte legame con il reddito basso, l’occupazione instabile o poco remunerata, e la difficoltà di accesso a politiche sociali efficaci.

Anche la mobilità interna al Paese continua a svuotare il Sud e le aree interne: dal 2014 al 2024, più di 1 milione di persone ha lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, contro 587 mila in direzione opposta. I più mobili sono i giovani tra i 20 e i 34 anni (quasi il 50%), seguiti da adulti in età lavorativa. Le province interne e montane pagano il prezzo più alto: perdita di popolazione, chiusura di scuole e servizi, impoverimento sociale.

Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025, della Fondazione Migrantes, descrive così “un’Italia a velocità diverse”, dove le disuguaglianze territoriali alimentano, in un circolo vizioso, tanto l’esodo interno quanto quello verso l’estero: la mobilità interna, infatti, è spesso la prima tappa di un progetto migratorio più ampio, che molte volte arriva oltre confine.