Santa Messa celebrata da mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea
L’ingresso di don Francesco Sicari come nuovo parroco di Santa Domenica e CiaramitiIl sorriso della festa, la gioia di una comunità, la consapevolezza di una Chiesa madre. Emozioni intime che si fanno collettive, per la cerimonia d’insediamento del nuovo parroco di Santa Domenica e Ciaramiti (VV), don Francesco Sìcari: in una serata novembrina che minaccia la pioggia, ma poi si scioglie in una più intonata mitezza.

“Tutto quello che abbiamo non ci appartiene” – dice il vescovo Attilio Nostro, richiamando nell’omelia, come fa sempre, le letture del giorno. “Ma il Signore – aggiunge parafrasando la parabola evangelica dell’amministratore disonesto – loda la scaltrezza dell’amministratore che sa giocarsi una ricchezza non sua: così noi dobbiamo fare con la nostra vita, dobbiamo usarla, non dobbiamo tenerla chiusa in tasca.

Una delle cose più belle che ho sperimentato da parroco, ma ancora peggio da vescovo – evidenzia mons. Nostro – è che la mia vita non mi appartiene. Io spero – conclude – che questo sia anche il sentimento con il quale don Francesco viene in mezzo a voi.”
Prima della benedizione, il benvenuto emozionato ed emozionante nelle parole di una rappresentante della comunità parrocchiale e in quelle dell’esponente della Confraternita Maria Santissima delle Grazie e delle Anime Sante del Purgatorio.
Quindi, il saluto di don Sicari: “Il parroco è custode della speranza di un popolo – afferma don Francesco, che è il Fratello Maggiore dei sacerdoti Oblati di Don Mottola -, la sua vocazione più bella è far sentire ognuno a casa, trasformando così una struttura di mattoni in una famiglia di cuori. È quello che negli ultimi 4 anni avevo iniziato a fare a Ricadi.” E poi: “La sua missione è essenzialmente spirituale, non sociale, organizzativa o burocratica; il primo a dover conformare il proprio cuore ai sentimenti di Gesù è proprio il sacerdote.

Guardando la posizione di questa chiesa parrocchiale – sono ancora parole del nuovo parroco di Santa Domenica – la vediamo posta in alto sul centro abitato, visibile da lontano e da tutti. Lo stesso Beato Francesco Mottola, in un testo su Parva Favilla del mese di ottobre 1933, così annotava, guardando il panorama dalla cima di Sant’Angelo: «Siamo ai primi di ottobre, il più bel tempo in questa nostra conca, limitata da due campanili: quello di Portosalvo che veglia Parghelia risorta, e quello di Santa Domenica, alto e slanciato sul gruppo solitario». Questa collocazione – sottolinea don Sicari – non è un semplice dettaglio geografico, ma un potente simbolo spirituale per la nostra vita di oggi: ci ricorda anche che, per incontrare il Signore, dubbiamo salire”.
“E questa comunità – dirà subito dopo il sindaco Domenico Locane – chiede di essere guidata. Noi faremo la parte di nostra pertinenza”

