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All'assemblea pubblica organizzata col sindaco Iacobini dopo l'agguato mafioso a Cassano Jonio (CS)

Mons. Savino: “Convertitevi e deponete le armi”

“Convertitevi e deponete le armi”. È il duro monito di Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All’Ionio, nel corso del suo articolato intervento, all’assemblea pubblica di concerto con locale amministrazione comunale guidata dal sindaco Giampaolo Iacobini, a seguito del grave fatto di sangue dell’altro ieri notte, costato la vita a Silvana Sibarelli, compagna di Domenico Pepe, rimasto ferito nello stesso agguato di ndrangheta.

Il vescovo Francesco Savino all’assemblea pubblica al teatro di Cassano Jonio (CS), organizzata con il sindaco Giampaolo Iacobini all’indomani dell’agguato di ndrangheta nella notte fra il 23 e il 24 ottobre.

Il presule ha pronunciato una testimonianza forte e amore per la sua terra. Non un semplice discorso istituzionale, ma un autentico esercizio della dimensione profetica del Vangelo. Cosa significa essere un “vescovo profetico” oggi in Calabria? “Significa – ha affermato -, non cedere alla tentazione della neutralità di facciata o del silenzio prudente. Significa incarnare le parole forti di Papa Francesco che proprio nella Sibaritide ha gridato la scomunica per i mafiosi”.

Istituzioni, Chiesa, società civile hanno gremito il teatro comunale per dire: “giù le mani da Cassano!”

Monsignor Savino ha fatto di quel mandato il pilastro della sua pastorale, ricordandoci costantemente che “chi tace è complice della ‘ndrangheta” e che la rassegnazione è il carburante dei clan. Di fronte alla ferocia criminale, che ciclicamente insanguina le strade del territorio, la sua voce si alza netta, priva di ambiguità: chiama alla conversione e alla responsabilità, di deporre le armi e convertirsi; ai cittadini chiede un sussulto di dignità collettiva per rompere i muri della paura.

Il vescovo ha poi rimarcato: “Cassano non è solo terra di ndrangheta, è anche fatta di tanta gente onesta, di tanti giovani, di tante imprese sane, che non ci stanno”. Infine, ma non per ultimo, ha chiesto di collaborare con l’Ufficio della legalità della diocesi, diretto da don Marcello Cozzi, sacerdote da anni impegnato nella lotta alle mafie.