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Domani solenne celebrazione nella Concattedrale di Tropea per il 32esimo anniversario della morte

Irma Scrugli, per 6o anni Sorella Maggiore delle Oblate del beato Francesco Mottola

Il mese di settembre potremmo definirlo il mese di Irma Scrugli, prima figlia spirituale di don Francesco Mottola e sua stretta collaboratrice: il 4 settembre 1907, infatti, nasceva a Tropea e vi passava a miglior vita il 22 settembre 1994; il 4 settembre 2017, inoltre, si è conclusa la prima sessione della fase diocesana dell’Indagine sulle virtù eroiche e sulla sua vita santa, che il 22 dicembre 2014 era stata aperta dal sottoscritto vescovo. Di famiglia aristocratica, fin da giovane avvertì che “una voce imperiosa la chiamava ad essere di Cristo per sempre”, come lei stessa ebbe a scrivere il 3 settembre 1967 ricordando i suoi primi passi vocazionali.

Irma Scrugli (1907-1994) è stata Sorella maggiore delle Oblate del Sacro Cuore dalla fondazione dell’Istituto (1933) fino al 1993. Chiusa la fase diocesana, la sua causa di beatificazione è approdata in Vaticano.

Intorno al 1930 ebbe modo di incontrare don Francesco Mottola, oggi beato, iniziando così la sua “avventura spirituale” in una costante tensione mistica ed ascetica che la portò a lasciare la sua famiglia e la casa paterna per dedicarsi completamente a Dio e ai poveri. Collaborando con don Mottola ed accettando di farsi “carmelitana della strada”, la notte di Natale del 1933, insieme a Severina De Lorenzo e Grazia Certo, nella cappellina del Seminario fecero la loro consacrazione a Dio dando origine alla Pia Unione delle Oblate del Sacro Cuore, che nel 1968 otterranno l’approvazione diocesana e nel 1975 saranno riconosciute Istituto Secolare “Oblate del S. Cuore” di Diritto Pontificio. 

Da allora questa donna straordinaria si è lasciata interpellare e afferrare dal Signore in un discernimento radicale che l’ha portata, sotto la guida di don Mottola suo direttore spirituale, a dare una svolta alla sua vita cambiando il suo progetto di consacrarsi monaca di clausura in monastero in quello di “carmelitana della strada”, che, come si diceva, l’ha portata a contemplare e servire il Signore nei poveri, nei diseredati, negli abbandonati da tutti, “i nuju du mundu”. Nel grido dei poveri ha saputo ascoltare la Parola ed incontrare la Carne di Dio. Nella fame dei poveri è Dio che ha fame; nelle loro piaghe è Dio che è piagato. E’ sulla base di questo entusiasmo e di questa “oblazione totale di sé” che le venne riconosciuto il titolo di “Chiara di Tropea”.

Frutto dell’impegno suo e delle altre consorelle oblate, andate crescendo nel tempo, sono state le molteplici Case di Carità sorte prima a Tropea a partire dal 1936 e poi via via diffuse a macchia d’olio in Calabria e in ogni dove. E’ significativo ed illuminante ciò che scrisse di loro lo stesso don Mottola nel suo Diario: “Esse sono anime che rispondono sempre di <sì> al Sacro Cuore, che ha chiesto e chiede cooperatrici nel sacrificio e nell’apostolato”. E proprio di Irma, nel fervore di opere in attesa dell’apertura della Casa di Carità di Tropea, candidamente don Mottola scriveva: “è Irma che ottiene i miracoli della Provvidenza, il Padre (lui stesso) presta il suo nome, ma deve tacere e pregare tanto per non ostacolare l’opera di Dio” (Diario, 21 novembre 1936, p. 81).

Domani, in occasione del 32esimo anniversario della morte di Irma Scrugli, una solenne concelebrazione eucaristica sarà presieduta nella concattedrale di Tropea dal vescovo diocesano, mons. Attilio Nostro.

Nominata “sorella maggiore” fin dall’origine e confermata fino all’aprile 1993, Irma Scrugli si mostrò sempre consapevole della delicatezza del ruolo, da lei esercitato con la saggezza spirituale appresa alla scuola di don Mottola, a cui restò sempre vicino fino all’ultimo. E’ sintomatica questa raccomandazione che era solita rivolgere alle consorelle: “”Vi raccomando, sappiate vivere nella bellezza, non appannatela mai con le piccole gelosie, con il desiderio di primeggiare e di rimanere ferme alle vostre vedute. Faccio eco alle raccomandazioni dell’Apostolo e vi ripeto: amatevi, amatevi. Sgombriamoci del nostro ‘io’ che talvolta ci offusca, ci opprime e abbatte la libertà dell’aquila che fissa il suo Sole sorridendo a tutto, a tutti”.

Di certo non le sono state risparmiate qualche critica e maldicenza anche per la particolare amicizia che la legava a don Mottola, a cui non nascondeva nulla e con cui si confidava. Una volta, vedendola particolarmente amareggiata il Beato le rispose: “Irma, non ti preoccupare, non avere paura!”. “Le maldicenze e le calunnie, però, ci feriscono, Padre. Non è facile sopportare sempre”. “Allora ci dobbiamo vendicare? Ci vendicheremo, vedrai!”

Dopo qualche giorno, Irma ritorna dal Padre ancora più triste e delusa. “Perchè stai così?, le chiese. Hai pregato davanti al SS. Sacramento?”. “Sì, ma l’unico obiettivo che ho raggiunto è di essere serena. Le cose, però, non sono cambiate”.

Poi don Mottola, chinati gli occhi commentò: “Ma non capisci? Dobbiamo vendicarci con l’amore, con il perdono, dimenticando tutto. Te la senti, Irma?”

“Sì, ma fino a quando dobbiamo resistere?”. “Irma, usque ad sanguinem! fino a versare l’ultima goccia di sangue, come ha fatto Gesù. Da noi, con spirito di oblazione, il Signore si aspetta tutto, tutto, tutto”.

Dopo quella lezione di umiltà Irma non ritornò più sull’argomento perché capì che la luce di Dio, di cui tutti abbiamo bisogno, è fondamentale in un cammino di fede serio, generoso e oblativo. E la luce di Dio si accende con la preghiera e con la meditazione silenziosa sulla Parola sacra. Risuonava come un chiodo fisso nella sua vita quello che don Mottola aveva scritto alle Oblate nella Circolare della festa del Rosario del 1938: “Figliuole, vi raccomando il silenzio: non dimenticate la vostra vocazione di Carmelitane (contemplative). Nel fondo dell’anima sia continuo il silenzio e così arderà senza oscillazione la fiamma. Alimentate la lampada di penitenza: è l’olio che solamente può alimentarla. E il vostro apostolato sia irradiazione del fuoco divino che v’arde nel cuore, segnato dalla croce di Cristo”. (Lettere Circolari, 1994, p. 72).

Quando il 29 giugno 1969 don Mottola passò nell’eternità affidando a lei la lampada delle Oblate del S. Cuore, fu per lei un momento difficilissimo che la portò a scrivere: “Sono affranta. Sono rimasta senza ossigeno, senza acqua, senza luce”. Animata, però, da grande fede, coraggio e abbandono nella Provvidenza e col conforto affettuoso delle consorelle oblate, continuò la sua missione di Sorella Maggiore fino a quando per gravi motivi di salute dovette rimettere il mandato, a cui fu chiamata a succedere Lucia Amato.

Come per don Mottola anche per lei gli ultimi anni della sua vita furono segnati dalla malattia e dalla sofferenza che andava aggravandosi sempre più al punto che il 9 giugno 1992 presentò al Consiglio le sue dimissioni, lasciando alle consorelle oblate le ultime esortazioni: “Ho presentato al Consiglio le mie dimissioni quale Sorella Maggiore dell’Istituto. Camminate sempre con umiltà e soprattutto con amore verso coloro che hanno costruito la storia del nostro Ideale. Abbiamo avuto le Oblate eroiche, figlie che hanno vissuto con dedizione totale. Affido a Lucia e a voi tutte, sorelle carissime, il mio calice e la mia lampada. Cercate con la vostra santità di irradiare la vostra luce, sorridendo felici alla vostra consacrazione a Dio che non avrà mai fine”.

Irma Scrugli passò gli ultimi tempi della sua vita terrena nella Casa della Carità completamente abbandonata alla volontà di Dio e ripetendo spesso a se stessa: “Bisogna perdersi di vista, obliarsi a tutti i costi per ritrovarsi in Lui”. Terminò la sua vita terrena il 22 settembre 1994. Ora, completata definitivamente la fase istruttoria diocesana della sua causa di beatificazione, si è in attesa del Decreto Pontificio di riconoscimento delle sue virtù eroiche e della sua venerabilità. 

 

(*) Vescovo emerito Mileto-Nicotera-Tropea