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A Bonifati (Cs) un convento della Piccola Famiglia dell'Annunziata

La rivoluzione possibile delle monache di Dossetti

C’è un luogo, a Bonifati, sull’alto Tirreno cosentino, dove non si fa rumore. Non è un convento come gli altri. È una casa della Piccola Famiglia dell’Annunziata, voluta da don Giuseppe Dossetti. E chi era Dossetti? Bisogna dirlo, perché molti l’hanno dimenticato.

Don Giuseppe Dossetti (1913-1996) costituente, esponente di primo piano della Democrazia Cristiana, sacerdote, fondatore di comunità monastiche, incarna un intreccio profondo tra la dimensione politica e quella spirituale nell’impegno del cristiano.

Dossetti è stato partigiano con il nome di battaglia “Benigno” nella Resistenza reggiana. È stato uno dei padri della nostra Costituzione, nella Commissione dei 75, quello che ha scritto gli articoli sui diritti e doveri dei cittadini. Era vice-segretario della DC, il più giovane, il più bravo, quello che faceva paura a De Gasperi perché voleva una Chiesa povera e una politica pulita. Poi, nel 1952, al culmine della carriera, ha lasciato tutto. Tutto. Il Parlamento, il partito, la cattedra universitaria di diritto ecclesiastico a Modena. Si è ritirato. È diventato monaco.

Nel 1955 ha fondato la Piccola Famiglia dell’Annunziata. Nel 1959 è diventato sacerdote. Una famiglia piccola, davvero. Non grandi conventi, ma piccole fraternità di monaci e monache che vivono il Vangelo alla lettera: preghiera, povertà, lavoro manuale, studio della Parola. La casa madre è a Monteveglio, vicino a Bologna. Poi a Monte Sole, dove i nazisti fecero l’eccidio di Marzabotto. Dossetti ha voluto essere sepolto lì, con i martiri. Poi in Giordania, in Terra Santa, dove da 50 anni le sue monache vivono tra israeliani e palestinesi, parlando l’arabo e l’ebraico.

Il Convento della Piccola Famiglia dell’Annunziata a Bonifati (Cs).

E poi, in Calabria. A Bonifati. Perché Bonifati? Perché Dossetti amava i luoghi di frontiera, i luoghi dimenticati, i luoghi dove la Chiesa deve stare in ginocchio e non in cattedra. Bonifati è un paese di pietra affacciato sul mare, con le torri aragonesi, con le chiese barocche, ma è anche un paese che si è svuotato, come tanti nostri. Lì le monache della Piccola Famiglia hanno scelto di stare. Non fanno opere sociali rumorose. Non hanno scuole, non hanno ospedali. Fanno una cosa più rivoluzionaria: stanno. Stanno in silenzio. Pregano. Lavorano con le loro mani. Leggono la Bibbia in ebraico e in greco. Accolgono chi bussa. Sono monache di clausura? No, non nel senso antico. Sono monache di città, di paese. Vivono in una casa normale, in mezzo alle case normali.

A Bologna, quando sono arrivate nel centro storico dietro la cattedrale, la gente pensava fosse tornata la Caritas. Bussavano per un pacco di pasta. Loro aprivano, ascoltavano, pregavano. A Bonifati fanno lo stesso. Sono nel cuore della Calabria, non per convertire nessuno, ma per ricordare a tutti che Dio c’è. Che la Parola va letta, studiata, custodita. È la lezione di Dossetti: prima viene la Costituzione della Repubblica, che è la nostra casa comune, e poi viene la Parola di Dio, che è la nostra casa interiore. Dossetti diceva che la Costituzione è “sacra” perché custodisce i poveri. E diceva che senza preghiera, la politica diventa cinismo.

Le prime sorelle della Piccola Famiglia dell’Annunziata sono arrivate a Bonifati (Cs) nel 1983.

Le monache di Bonifati sono questo: sentinelle. Sentinelle che vegliano sulla nostra Calabria, spesso dimenticata, spesso ferita dalla ‘ndrangheta, dallo spopolamento, dalla solitudine. Loro pregano. Ne sono sicuro. Pregano senza che nessuno lo sappia. Se passate da Bonifati, in Cittadella del Capo, chiedete della Piccola Famiglia dell’Annunziata. Non troverete un grande cartello. Troverere una porta aperta, un crocifisso povero, una Bibbia consumata, e il profumo del pane fatto in casa. È la Calabria che non fa notizia. Ed è la Calabria che ci salverà. Come diceva Dossetti, che da politico si fece monaco: “Bisogna vivere da poveri con i poveri, senza potere”. Ecco le monache di Bonifati. Povere con i poveri, nel cuore della nostra terra.

«Sentinella, quanto resta della notte?» è il celebre discorso pronunciato da Giuseppe Dossetti a Milano il 18 maggio 1994, in occasione dell’anniversario della morte dell’amico Giuseppe Lazzati. Il titolo riprende un passo del profeta Isaia (Is 21, 11-12), in cui una sentinella viene interpellata sul buio della notte e sull’arrivo del mattino. Dossetti usò questa metafora per descrivere la crisi politica, sociale e morale che l’Italia stava attraversando in quegli anni di transizione. Il fondatore della Piccola Famiglia dell’Annunziata invitò a non cercare rimedi superficiali o scorciatoie politiche, ma a puntare su un profondo risveglio della coscienza morale.