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Ieri è tornata alla Casa del Padre. Domani pomeriggio i funerali nella Chiesa parrocchiale di Drapia

Lauretta, Oblata del Sacro Cuore: una vita in dono

Ci sono persone che incontri e dimentichi. E ce ne sono altre che, senza fare rumore, ti entrano dentro e lasciano una traccia profonda. Lauretta era una di quelle.

Ieri è morta Laura Messina. Ma io faccio fatica a chiamarla Laura. Per me è sempre stata Lauretta. E oggi che provo a scrivere di lei mi accorgo che non voglio farlo con le parole consuete che si usano quando qualcuno ci lascia. Non voglio un ricordo o un elogio di circostanza. Lauretta non lo meriterebbe. Voglio parlare della donna che ho conosciuto. Della donna che ho ammirato. Della donna che, a modo suo, mi ha interrogato.

Lauretta l’ho conosciuta a scuola. Abbiamo lavorato insieme e proprio lì, nella quotidianità del lavoro, fatta di impegni, responsabilità, confronti e momenti condivisi, è nato qualcosa che andava oltre il rapporto professionale. Ci siamo riconosciute. Perché a volte le persone si incontrano e, quasi senza accorgersene, scoprono di avere un filo comune: un modo simile di guardare il mondo, una sensibilità che si incontra, valori che si riconoscono. Poi le nostre strade professionali si sono separate. Ma il sentimento no. Il filo delle nostre affinità non si è mai spezzato. La distanza dei ruoli e delle esperienze non ha cancellato quella sintonia. Perché alcuni legami non hanno bisogno della frequentazione quotidiana per restare vivi. Rimangono lì, silenziosi e tenaci, pronti a riaffiorare ogni volta che ci si ritrova. E oggi mi accorgo ancora di più di quanto fosse prezioso quel legame. Io sono una madre, una dirigente scolastica, una donna impegnata nel sociale. Ho scelto di spendere una parte importante della mia vita per i diritti delle donne, per la loro libertà, per la parità di genere, per l’emancipazione femminile. Ho fondato sos KORAI ODV perché credo che una donna debba poter scegliere chi essere, senza gabbie, senza stereotipi, senza violenza, senza dover chiedere permesso a nessuno. Eppure, quando ho conosciuto Lauretta, non ho mai sentito la sua scelta di vita come qualcosa di lontano dalla mia. Anzi.

Laura Messina fin da giovanissima aveva scelto di seguire il beato Francesco Mottola e la serva di Dio, Irma Scrugli.

È proprio questa la cosa che mi ha affascinato di lei. Lauretta era una donna forte. Era emancipata. Era sicura di sé. Aveva una personalità netta, una sua libertà interiore. E aveva scelto. Aveva scelto di mettere la propria vita al servizio degli altri. Non perché qualcuno l’avesse costretta. Non perché non avesse alternative. Non perché fosse una donna incapace di stare nel mondo. Perché era una donna libera. E una donna veramente libera può scegliere anche il dono di sé. Questa è una cosa che oggi rischiamo di dimenticare.

Lauretta aveva incontrato Padre Francesco Mottola e Irma Scrugli ancora ragazzina e, giovanissima, aveva scelto di seguirli. È una cosa che, ripensandoci oggi, mi colpisce ancora di più. Perché bisogna avere dentro qualcosa di grande per intuire così presto che la propria vita può diventare una risposta a quella degli altri. Lei aveva scelto di seguire Padre Mottola e Irma Scrugli, due figure straordinarie e, a loro modo, profondamente rivoluzionarie. In una Calabria appena uscita dalla guerra, ferita, poverissima, dilaniata dalla miseria e dall’abbandono, Padre Mottola e Irma Scrugli non si limitarono a parlare di carità. La carità la misero per strada. Andarono incontro agli ultimi. A chi non aveva voce. A chi viveva ai margini. A chi era stato dimenticato. E quelle donne che seguirono quella chiamata furono dette “Le Carmelitane della Strada”. Che espressione potente! Carmelitane, perché radicate nella spiritualità. Della Strada, perché la loro fede non rimaneva chiusa dentro quattro mura. Era una fede che camminava. Che incontrava. Che sporcava le mani. Che si faceva pane, ascolto, cura, presenza. E Lauretta aveva scelto proprio quella strada. Per questo non riesco a vedere alcuna contraddizione tra la mia battaglia per l’emancipazione femminile e la sua di consacrazione e di servizio. Perché la libertà non consiste nel fare tutti la stessa scelta. La libertà consiste nel poter decidere la propria vita con consapevolezza, dignità e coraggio. Io ho individuato una strada. Lauretta ne ha percorsa un’altra. Ma entrambe, in modi diversi, abbiamo creduto che una donna non debba essere spettatrice della propria vita. Ed è forse questo che più mi ha fatto amare Lauretta. La sua libertà. Quella libertà che non aveva bisogno di essere esibita. Lauretta non aveva bisogno di dimostrare di essere una donna forte. Lo era. Non aveva bisogno di alzare la voce per affermare la propria dignità. La sua dignità parlava per lei. E aveva scelto di mettere quella forza a disposizione di un ideale più grande di sé.

È questo che oggi voglio ricordare. Non soltanto l’Oblata Laura Messina. Voglio ricordare Lauretta donna. Una donna che ha attraversato il proprio tempo senza lasciarsi definire dagli stereotipi. Una donna che ha fatto della propria vita una risposta. Una donna che ha seguito, fin da giovanissima, uomini e donne capaci di comprendere, in tempi difficilissimi, che la vera rivoluzione comincia sempre dagli ultimi. E forse è proprio qui che il suo esempio continua a scuotermi. Perché oggi parliamo molto di diritti, di parità, di emancipazione. E dobbiamo farlo. Dobbiamo continuare a farlo. Ma Lauretta mi ricorda che la libertà, quando è autentica, non si misura soltanto da ciò che rivendichiamo per noi stessi. Si misura anche da ciò che siamo capaci di donare agli altri. Lauretta ha donato. Ha scelto una strada difficile quando sarebbe stato più facile restare al riparo. Ha scelto la strada degli ultimi. Ha scelto una fede che non fosse evasione dal mondo, ma presenza dentro il mondo. E io credo che questa sia una forma altissima di emancipazione: essere talmente liberi da poter consegnare la propria vita a qualcosa in cui si crede profondamente.

Per questo oggi non voglio salutarti con la tristezza soltanto. Voglio dirti grazie. Grazie, Lauretta, perché averti conosciuta mi ha ricordato che esistono molti modi di essere donne libere. Grazie perché la tua vita mi ha insegnato che una scelta di fede non è necessariamente rinuncia: può essere una scelta potentissima di responsabilità. Grazie perché, attraverso Padre Mottola e Irma Scrugli, hai continuato a tenere viva una pagina straordinaria della nostra terra: quella di una Chiesa capace di uscire dalle proprie stanze e di andare incontro alla sofferenza. E grazie per quel filo che ci ha unito. Un filo nato a scuola, nel lavoro condiviso, e diventato qualcosa di più profondo. Un filo che le nostre strade professionali diverse  non hanno spezzato. Un filo fatto di stima, affetto, sensibilità comuni, di quella misteriosa affinità dell’anima che non ha bisogno di spiegazioni. Oggi quel filo non si spezza. Si trasforma in memoria.

E forse è questo il modo migliore per ricordarti. Non mettendoti su un piedistallo. Ma lasciandoci provocare dalla tua vita. Perché le persone davvero importanti non sono quelle che ci fanno soltanto commuovere quando muoiono. Sono quelle che, anche dopo la loro morte, ci costringono a farci delle domande. E tu, Lauretta, di domande ne lasci tante. Ora il tuo cammino terreno è finito. Io ti immagino davanti a quel Sacro Cuore che hai scelto di servire, insieme alle persone che hai amato e alle tante donne con le quali hai condiviso la strada. E voglio pensare che Padre Mottola e Irma Scrugli ti abbiano riconosciuta subito. Perché tu eri una delle loro. Una Carmelitana della Strada. Una donna che aveva scelto di stare dalla parte di chi aveva bisogno. Una donna libera.