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L'impatto degli attentati del 7 ottobre nella Lettera pastorale del Patriarca Pizzaballa

“Tornarono a Gerusalemme con grande gioia”

È intitolata “Tornarono a Gerusalemme con grande gioia” (Lc 24,52) la quinta Lettera Pastorale del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Affronta l’impatto degli attentati del 7 ottobre 2023 e propone un cammino spirituale e pastorale per i cristiani che vivono in Terra Santa. Gerusalemme, cuore del mondo.

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.

In uno dei passaggi più incisivi, il Cardinale afferma che “il cuore del mondo è a Gerusalemme”, ricordando che milioni di pellegrini giungono ogni anno nella Città Santa e che la loro recente assenza a causa della guerra ne evidenzia l’importanza universale. “Gerusalemme non appartiene esclusivamente a nessuno; appartiene a tutti”, scrive Pizzaballa, avvertendo che quanto accade nella città riguarda “miliardi di credenti” e che la comunità internazionale ha il dovere di custodire “la missione universale di Gerusalemme”.

Il Patriarca descrive un contesto segnato da sofferenza, sfiducia e polarizzazione. Denuncia la “disumanizzazione dell’altro” e la crescente frammentazione sociale, in cui intere comunità tendono a chiudersi in se stesse. Avverte inoltre della perdita di significato di concetti come “dialogo”, “giustizia” o “diritti umani”, che oggi appaiono svuotati di fronte alla violenza.

Di fronte a questo scenario, propone una visione ispirata alla Bibbia, in particolare all’Apocalisse, dove Gerusalemme appare come una città aperta, chiamata ad accogliere e riconciliare. In questo contesto, sottolinea che la vocazione della Città Santa è “terapeutica: guarire il mondo”. I cristiani, insiste, non sono una parte neutrale del conflitto, ma membri vivi delle loro società – arabi, israeliani, giordani o migranti – chiamati a essere “sale, luce e lievito” dall’interno.

Il documento avverte che vivere secondo il Vangelo implica una scelta concreta: rifiutare la logica della violenza, della menzogna e dell’esclusione. Tuttavia, chiarisce che questo rifiuto non è una condanna delle persone, ma dei sistemi di peccato che negano la dignità umana. “La città dalle porte aperte non espelle, ma definisce chiaramente ciò che è incompatibile con la sua esistenza”.