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A 110 anni dalla nascita a Longobucco (Cs)

Norina Sapìa, discepola fedele di don Mottola

Son trascorsi 110 anni dalla nascita di Eleonora Sapia, meglio nota come Norina, avvenuta il 21 febbraio 1916 a Longobucco, in diocesi di Rossano-Cariati e ne son trascorsi 90 dal 1936, quando per la prima volta incontrò don Francesco Mottola ed Irma Scrugli a Paola, durante un Corso di Esercizi Spirituali organizzati dalla Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica. Da allora il rapporto tra lei e don Mottola divenne sempre più intenso tanto da sceglierlo come Direttore Spirituale, di cui seguiva scrupolosamente gli insegnamenti e i consigli. Così ebbe a scrivere proprio in quegli anni: “Voglio credere a tutto ciò che insegna la Chiesa, di cui è garante il Padre Don Mottola. Nessun voto vale senza il suo permesso: in passato, presente e futuro”. E’ così che prese a frequentare la Casa di Carità di Tropea fondata proprio in quell’anno da don Mottola, coadiuvato dalla collaboratrice-oblata del S. Cuore Irma Scrugli. 

Norina Sapìa (1916-1982) originaria di Longobucco (Cs), aveva incontrato don Francesco Mottola e la signorina Irma Scrugli ad un corso di esercizi spirituali dell’Azione Cattolica.

  In questa frequentazione che durò fino alla morte, avvenuta proprio a Tropea l’8 febbraio 1982, si rese famosa per la sua amabilità, i lavori all’uncinetto e soprattutto per i pranzetti prelibati che preparava e i dolci tipici e le leccornie varie che portava anche da Longobucco per le bambine abbandonate e per le vecchiette che vi erano ricoverate. E’ così che maturò in lei la volontà di entrare tra le Oblate del S. Cuore, istituto di laiche consacrate fondato sempre da don Mottola nel 1933. Il rapporto anche epistolare con il suo Padre spirituale si intensificò particolarmente tanto che nell’Archivio di Casa Mottola (ACS) si conserva copia di ben 145 lettere, di cui 12 manoscritte datate dal 27 marzo 1938 al 12 gennaio 1942 e 133 dattiloscritte e firmate sempre da don Mottola, che vanno dal marzo 1945 al 12 dicembre 1968.

Preziosa è quella del 22 ottobre 1939 (ACM, n. 8) con cui don Mottola si complimenta con lei per l’incontro avuto con Irma Scrugli alla quale aveva manifestato “il proposito d’essere una sorella (Oblata) della nostra Lampada: vi accludo perciò il regolamento, che mi avete richiesto. Il resoconto va bene: continuate l’esame particolare su la umiltà. Sarei tanto contento se diventasse gioia! La S. Comunione deve diventare il centro della vostra giornata e la confessione sia almeno quindicinale. Prego per le vostre intenzioni e vi benedico”. La professione religiosa ci fu subito dopo.

A Longobucco intorno a lei, oltre al gruppo di Azione Cattolica, di cui fu a più riprese e per molti anni Presidente parrocchiale, su suggerimento dello stesso don Mottola si costituì un gruppetto di ragazze che si ispiravano alla spiritualità oblata e su cui mensilmente relazionava, ricevendo in risposta le eventuali indicazioni migliorative e gli immancabili apprezzamenti. Così il nostro Beato le rispondeva il 12 marzo 1945: “Figliuola, ho visto i Vostri resoconti, e li ho osservati: approvo tutti i Vostri propositi di bene e vi faccio le mie congratulazioni. Vi accludo il Regolamento delle Serve della Carità. Vi benedico con tutta la mia anima sacerdotale, e prego per voi” (Tropea 12 marzo 1945, ACM, n. 23).

Caratterialmente portata al pessimismo e allo scrupolo, spesso si prendeva da don Mottola qualche richiamo paterno con l’esortazione a reagire con forza perché lo scrupolo è sempre un errore che bisogna cercare di vincere con mezzi naturali e soprannaturali: “Il vostro stato d’anima e di corpo, non mi fa per nulla piacere; perché l’anima influisce sul corpo, ed è ragione di quasi tutti i suoi disagi. Ci vuole un atto di volontà piena, per vincere il corpo e renderlo obbediente allo spirito. Preghiamo. Vi confermo la proibizione di qualsiasi mortificazione. Per la meditazione, un pensiero soltanto, basta per voi. Basta stare raccolta per qualche minuto, vi do cinque minuti soltanto. Son con voi, con l’anima e con il cuore. Vi benedico” (6 di febbraio 1952, ACM, n. 134). 

Don Francesco Mottola è stato proclamato Beato il 10-10-2021. Tanti i consigli di direzione spirituale, contenuti nelle lettere con le quali il sacerdote tropeano, tra il 1938 ed il 1968 rispondeva all’oblata Norina Sapìa.

Si complimentò con lei per il costante impegno profuso in ogni attività parrocchiale esprimendole la sua felicità quando nel 1959 l’arcivescovo Giovanni Rizzo le affidò anche l’Opera Diocesana delle Vocazioni Ecclesiastiche: “Sono molto contento che il vostro Arcivescovo, Mons. Rizzo, vi abbia affidato l’Opera delle Vocazioni. E’ tanto bello e confortevole lavorare nell’Opera delle Vocazioni Ecclesiastiche” (ACM, n. 97). Non meno entusiasta si mostrava quando lei gli chiedeva di poter andare ad aiutare alla Casa di Carità di Tropea: “Figliuola, siete libera di venire a Tropea quando volete, la Casa della Carità dovete sentirla come vostra. Potreste venire in gennaio per il corso degli emigranti, così rappresenterete anche la vostra Diocesi. Godo che riusciate di più a dominarvi. Siate calma e serena sempre più. Vi benedico con tutta l’anima” (Tropea 6 dicembre 1963, ACM, n. 66).

La morte della mamma, Isabella Lavia, nel maggio del 1965 lasciò in lei una ferita profonda ed il rimorso di non averla curata a dovere. Ancora in quella circostanza don Mottola, che in salute nemmeno lui se la passava proprio bene, le fu accanto con sostegno e affetto di padre partecipando sia pure a distanza al suo dolore: “Figliuola, ho partecipato al vostro intenso dolore, ed ho pregato. Capisco bene il vuoto che è rimasto nel vostro cuore con la morte di vostra mamma. Avete accettata la volontà di Dio perché così ha disposto il Signore. Non dovete avere nessuno scrupolo. Voi avete fatto ciò che era possibile fare per vostra mamma, io lo so certamente, sebbene non presente. Conosco a fondo la vostra anima. State quindi tranquilla. Prego che vostra mamma vada presto in Paradiso. Son contento del vostro resoconto. Io sto meglio” (Tropea 13 maggio 1965, ACM, n. 44).

La perdita della madre fu per lei un duro colpo, per cui, per rasserenarla e averla ancora più vicina e darle conforto, il Padre la invitò insieme all’altra longobucchese Anna Maria Madeo, oblata anche lei del S. Cuore, a partecipare al Corso di Esercizi previsti a Tropea per agosto: “Vi aspetto per gli esercizi di agosto. Vi mando la circolare anche per Anna Maria Madeo. Vi prego di scrivermi subito assicurandomi della partecipazione di tutte e due” (15 luglio 1965, ACM, n. 47). 

Nei suoi contatti soprattutto epistolari don Mottola non dimenticava mai di raccomandarle la devozione alla Madonna: “bisogna amare la Madonna con tutta la nostra vita di oblati. Imitare la Madonna. Dare tutto noi stessi alla Madonna” (3 di maggio del 1967, ACM, n. 30). Quando poi Norina lo informò del suo prossimo pellegrinaggio a Lourdes nell’estate del 1968, si mostrò felicissimo e soddisfatto: “Son contento che andiate a Lourdes, la Madonna potrà farvi il miracolo della vostra completa guarigione. E’ questo il miracolo che la Madonna vi farà, vivrete momento per momento senza preoccupazioni nell’abbandono completo al Sacro Cuore di Gesù. Andando alla Madonna pregate anche per me, e per il nostro Ideale” (Tropea 15 maggio 1968, ACM, n. 26).

L’ultima lettera scritta a lei da don Mottola risale al 12 dicembre 1968, solo pochi mesi prima del suo pio transito al cielo, per farle gli auguri di Natale: “Figliuola, avanti, con fede e ardore. Siete Oblata del Sacro Cuore, la vostra meta è l’Infinito. Con tutta la volontà finita. Buon Natale. Vi benedico con tutta l’anima” (cfr. ACM, n. 28). Fu come il messaggio di addio finale per ribadirle che l’amore di Dio, la fiducia in Lui sono le uniche cose necessarie per la salvezza dell’anima, per cui occorre avere una fiducia immensa in lui, lasciandosi assorbire dal suo amore.

Norina Sapia ha saputo fare tesoro della guida spirituale di don Mottola restando fedele alla sua vocazione di oblata, consacrata a servizio dei più deboli e mantenendo ferma e costante la sua collaborazione con la Sorella Maggiore Irma Scrugli, a cui restò legata fino alla fine, l’8 febbraio 1982 nella Casa di Carità a Tropea dove come al solito si era recata per mettersi a servizio delle anziane assistite. Il feretro venne poi trasportato e seppellito nel Cimitero di Longobucco, dove i resti mortali oggi riposano in attesa della beatitudine eterna in Paradiso.

(*) Vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea