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Il pensiero profetico dell'arcivescovo prima di Crotone-Santa Severina e, dopo 25 anni, di Cosenza-Bisignano, nel libro di mons. Antonio Staglianò

Mons. Giuseppe Agostino e la centralità dell’inculturazione della fede

Il 24 marzo 2014 moriva, all’età di 85 anni,  monsignor Giuseppe Agostino, nominato arcivescovo  della Chiesa di Crotone-Santa Severina da papa Paolo VI il 21 dicembre 1973 e  dopo 25 anni di episcopato  trasferito all’arcidiocesi di Cosenza – Bisignano. 

Testimone di fede e verità è stato traghettatore del Concilio Vaticano II,  profondendo la sua opera pastorale con un particolare impegno sociale  sempre vicino ai poveri e al mondo del lavoro.  Il suo  ricco patrimonio di pensiero è stato affrontato da mons. Antonio Staglianò, Presidente della Pontifica Accademia di Teologia, nel volume  “Credibile è solo Amore-Agape. Teologia sapienziale del vissuto cristiano in Agostino di Crotone, per «dilatare la carità»” (Rubbettino editore)  

Mons. Giuseppe Agostino (1928-2014) era nativo di Reggio Calabra.

L’opera  è di particolare originalità e importanza. Il discepolo  parla e scrive del suo maestro la cui voce risuona nel tempo, varca i confini del passato, si fa presente, e assume una straordinaria attualità.

 Ravviva il pensiero profetico di Mons. Agostino che si amalgama con quello di Papa Francesco in una piena condivisone di angosce e speranze, sulla strada comune dell’amore che abbatte i muri dell’indifferenza culturale, superando le “ombre di un mondo chiuso”, e  affronta i Caino di ieri e di oggi, le povertà di mille sfaccettature, del pane, delle relazioni, del lavoro, della solitudine.

Ci giunge così “la sinfonia coerente di un pensiero che canta” perché “per mons. Agostino ogni discorso, ogni analisi, ogni proposta pastorale era inutile se non partiva a non conduceva  a Cristo, unico fondamento e fine. Il suo era servizio all’evangelizzazione della Chiesa tutta, vedendo dal suo focolare del profondo sud le sfide che toccano a ogni uomo come il bisogno di radicamento e di speranza, la dignità del lavoro, la forza redentrice della sofferenza offerta. E da Crotone parlava a tutta la Chiesa e il suo credere nella possibilità di una rinascita del Sud, prefigurava l’attenzione di Papa Francesco per le periferie esistenziali e geografiche”.

Per mons. Staglianò rileggere oggi il magistero dell’amato pastore della chiesa crotonese “significa compiere un atto di discernimento che è, insieme, scoperta e stupore. Significa riconoscere la profezia di un vescovo che, scavando con fedeltà creativa nel solco del Concilio Vaticano II ha incarnato nel ”Sud del Sud” i grandi tempi che Papa Francesco ha poi reso patrimonio pulsante della Chiesa universale”.

Nell’evidenziare  poi un aspetto “della passione possibile di un vescovo  e dell’anima della sua impresa apostolica”, l’autore ricorda che il pensiero di mons. Agostino era centrato sull’incarnazione culturale  e l’inculturazione della fede che rappresentano “la lente attraverso cui ogni sua parola, ogni gesto, trova il suo fuoco di verità. Come un vasaio spirituale, raccoglieva  l’argilla della cultura del suo Sud, del suo  «oggi e qui», ma la modellava alla luce del Fuoco che brucia senza consumarsi. La fede diventava così, nelle sue mani, non una straniera in visita, ma la forma stessa di quel popolo in cammino verso la pienezza. E il focolare della chiesa locale diventava il luogo in cui la brace secolare di una terra incontrava la fiamma eterna del Vangelo, per generare una luce nuova per tutti che è  periferia amata e scrutata con sapienza. La sua voce, forte e chiara, ci giunge ancora oggi da Crotone, a ricordarci che la vera profezia germoglia sempre da una terra fecondata dall’amore, che è l’amore a trasformare la cultura, ,a costruire la pace e accogliere l’emigrato.”

Mons. Antonio Staglianò, calabrese di Isola Capo Rizzuto, dopo essere stato vescovo di Noto è da quattro anni presidente della Pontificia Accademia di Teologia.

Sul solco tracciato dal suo maestro, il Presidente della Pontificia Accademia di Teologia ci offre una lezione di teologia morale sociale basata sulla fede, sull’amore, che interpreta la realtà umana alla luce della missione evangelica della chiesa, focalizzando giustizia, dignità umana, solidarietà.

Ci invita a leggere  le vibranti prese di posizione di Agostino  a favore dei disoccupati o le lucide riflessioni  sull’urgenza di rifondare  l’impegno civile su nuove basi etiche, o ancora gli opportuni interventi  per  una maggiore giustizia sociale , contrastando   alle radici la mentalità  mafiosa che degrada l’umano e lo svilisce perdutamente,  consapevole che il bene comune, l’aggregazione sociale sono questioni intrinsecamente legate  all’evangelizzazione, e inoltre afferma la necessita  di una profonda  conversione pastorale nel significato teologico in quanto ha radici nella Rivelazione, amore di Dio Trinità che si fa prossimo all’umanità, con un passaggio da   una pastorale di conservazione a una di ospitalità missionaria . Infatti,  “una pastorale non incarnata, che non tocca la carne sofferente dell’umanità, diventa ideologia sterile ed esige una fede che libera dalla paura, che è baluardo contro le nuove schiavitù”.