Assonanze con l'appello a "rimanere umani" contenuto nell'enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV
Don Francesco Mottola e Jacques Maritain nel segno dell’umanesimo integraleA scorrere gli scritti di don Francesco Mottola si resta meravigliati e ammirati per la profonda cultura e la versatilità nel mantenersi informato ed aggiornato sulla saggistica teologica e filosofica antica e corrente. Stupisce, per esempio, come nel marzo 1939 è già in grado di conoscere e citare nell’edizione francese il saggio Humanisme integral (Umanesimo integrale) del filosofo Jacques Maritain, pubblicato in Francia appena nel 1936. E non c’erano ancora i mezzi di diffusione e di distribuzione o internet dei giorni nostri. Così ne scrive su Parva Favilla: “Maritain in un suo recente libro Humanisme intègral ha scritto: «Il faut prèparer pour l’homme les conditions terrestres d’une vie où l’amour souverain puisse descendre et faire dans l’homme et avec lui une oeuvre divinement houmaine (È necessario preparare per l’uomo le condizioni terrene d’una vita dove l’amore sovrano possa discendere e operare nell’uomo e attraverso di lui un’opera divinamente umana)». Perciò, continua, la civiltà cristiana deve orientarsi sempre verso l’adempimento sociale temporale delle verità evangeliche.

Quanto agli individui Maritain definisce così il loro compito: «On peut penser que la prise de coscience de l’office temporel du chrètien appelle un style nouveau de saintetè, qu’on peut caractèriser avant tout comme la saintetè et la sanctification de la vie profane (si può pensare che le presa di coscienza del compito temporale del cristiano richieda uno stile di santità che si può caratterizzare anzitutto come la santità e la santificazione della vita profana)»” (Parva Favilla 7, marzo 1939, p. 3).
Il nostro non si contenta di menzionarlo e di sposarne l’assunto, ma entra nel dibattito facendo propria la preoccupazione di non stare alla finestra a guardare dall’esterno gli eventi e la circolazione delle nuove dialettiche culturali, ma di fare discernimento e dare le risposte giuste ad una cultura che cominciava ad essere scristianizzata e pervasiva del comune sentire filosofico e teologico. Nell’articolo citato continua la sua riflessione: “L’aspirazione del Novecento è verso il «Cristo totale», come ha scritto D. Giuseppe Ceriani nel suo <Orientamenti teologici del 900> (Vita e Pensiero, Milano 1938). Così in questo nostro secolo, da una sponda i negatori di Cristo fino alla barbarie delle orde rosse, dall’altra gli assetati tormentosamente di Cristo, in cui è la soluzione soprannaturale (e perciò storica) del problema della nostra personalità e del valore della vita” (ivi).
Maritain nel suo saggio partendo da alcune tematiche di Bergson (che fu suo maestro), ma riferendosi principalmente alla filosofia realistica di Aristotele e di San Tommaso d’Aquino si fa promotore della corrente filosofica cattolica del Personalismo che pone la persona umana, dotata di dignità, libertà e apertura alla trascendenza, al centro della società. Esso si contrappone sia all’individualismo egoistico che al collettivismo, promuovendo un “umanesimo integrale”, un umanesimo, cioè, che guarda allo sviluppo integrale della persona formandola moralmente e culturalmente, evitando le ideologie moderne che rischiano di formare solo “individui” funzionali al sistema produttivo o sociale.
In linea con S. Tommaso distingue bene il concetto di individuo e di persona, entrambi presenti in ogni essere umano. L’individuo è la dimensione materiale e biologica. In quanto individuo, l’uomo è solo un frammento della natura e della società, sottomesso alle leggi fisiche e agli interessi materiali. La persona è la dimensione spirituale. In quanto persona, l’uomo è un essere dotato di intelligenza e volontà libera. Ha un valore infinito in sé stesso e non può essere ridotto a mero strumento dello Stato o della collettività.
Su questi presupposti concettuali Maritain delinea l’ideale storico di una nuova cristianità e di un nuovo umanesimo, alternativo da una parte al marxismo, al liberalismo e al fascismo ma dall’altra anche alla vecchia cristianità medioevale, dove le istituzioni avevano il carattere del sacro. Per Maritain, invece, il popolo è sovrano nel senso che Dio lo fa sovrano, per cui la legge civile deve rispettare la legge morale della coscienza e questa la legge eterna, che si impersona in Dio. L’uomo non può ridursi all’unica dimensione materiale ed orizzontale del suo essere, ma gli deve essere riconosciuta anche la sua dimensione spirituale e superiore.

La centralità della persona, pertanto, deve caratterizzare ogni attività anche istituzionale, non esclusa la politica che deve essere finalizzata al bene comune e al rispetto del pluralismo. Una formazione integrale e armonica fa superare le unilateralità e le divisioni ricordando che la crescita di ogni cittadino dipende dalla qualità spirituale dei singoli.
A completamento don Mottola ricorda che “L’uomo è un essere che tende naturalmente all’infinito. Ha un’intelligenza, ha una volontà, ha un cuore tutti protesi verso l’infinito. L’intelligenza vede, la volontà segue l’intelligenza, il cuore è in rapporto tra l’intelligenza e il mondo cosiddetto, cioè gli uomini, che possono portare in alto o in basso, nel fango o nella luce. Questo nel campo naturale. Più in alto, più in su, excelsior! Ma nel campo soprannaturale, dopo il dono di Cristo, la vita soprannaturale che viene da lui, l’empio della riscossa deve e può diventare maggiore. La grazia si ramifica in fede, speranza e carità. E’ il dono soprannaturale di Cristo a noi miseri fratelli”. (PF 28, luglio 1961, p. 3)
Ancora qualche anno prima prendendo in considerazione “tutto l’uomo”, così argomentava: “L’intelletto è capace di vedere Dio e lo vede, con argomenti apodittici e reali, ma sempre come una nube nera, ma lo vede. Anche lo spirito come volontà lo vede attraverso l’amore. L’amore di Dio è superiore alla notizia di Lui, come dice S. Tommaso d’Aquino. Ma bisogna passare attraverso la notte dei sensi e dello spirito, allora come crisolito sfavillerà la Deità. Bisogna purificare il cuore. Abbandonare tutto per seguire il Tutto. Allora grande pace colmerà l’anima nostra. (PF 25, maggio 1958, pp. 4-5)
Anche a riguardo dell’impegno sociale e politico del cristiano, don Mottola, richiamandosi sempre a Maritain, gli affida la costruzione di una vita aperta all’azione di Dio che compie nell’uomo e insieme con lui un piano ‘divinamente umano’. Se l’uomo, come dice Aristotele, è un “animale politico”, vuol dire che “è dunque naturalmente sociale, ma senza la grazia di Dio l’uomo resta all’uomo lupo, tutta la storia prima di Cristo e dopo Cristo lo dimostra appieno: per un pezzo di terra gli uomini si scannano. Perché le guerre? Perché gli uomini non sono perfettamente cristiani. Io penso che soltanto la dottrina del Corpo Mistico può risolvere appieno la questione sociale. Il fratello dà volentieri al fratello perché la comunanza di sangue richiede questo sacrificio. Ma non siamo tutti fratelli in Cristo? Non abbiamo comunanza di sangue, di grazia soprannaturale? In Cristo tutti formano una cosa sola. I primi cristiani tutto mettevano in comune, pur non negando i diritti del sangue e della carne: in Cristo tutti ci sentiamo fratelli. Senza la carità soprannaturale la questione sociale, io penso, non si risolve appieno… Bisogna convincersi che i problemi sociali sono di ordine mistico: riguardano cioè i nostri rapporti con Dio, da cui segue la fraternità umana. Bisogna in questo senso operare”. (cfr. Itinerarium mentis, edizione 2000, pp. 26-30)
Mi piace concludere per l’affinità di pensiero con quanto papa Leone XIV ribadisce nell’Enciclica Magnifica humanitas marcando l’impegno per i nostri tempi a «rimanere umani»: “Nel recente Giubileo Ordinario del 2025, abbiamo camminato come pellegrini di speranza e siamo stati colmati di grazie. Forti di questi doni, possiamo avanzare con animo fiducioso di fronte ai compiti ardui e alle sfide esigenti che si affacciano sul nostro futuro. Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore. Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa” (n. 25).
(*) Vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea

