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Intervista al Presidente Nazionale, Giuseppe Notarstefano, dopo l'incontro con la Conferenza Episcopale Calabra a Corigliano Rossano (CS)

“Coraggiosa e intraprendente: così è l’Azione Cattolica calabrese”

Gratitudine ai pastori, collaborazione tra laici e presbiteri, formazione in ambito culturale: questi, alcuni degli argomenti cardine, emersi dall’incontro tra i vertici nazionali dell’Azione Cattolica e i vescovi calabresi, che si è svolto a Rossano, all’interno della sessione estiva della Conferenza Episcopale Calabra, presieduta da Mons. Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova.

La delegazione dell’Azione Cattolica Italiana ricevuta dalla CEC era formata dal Presidente Nazionale, Giuseppe Notarstefano, e dall’Assistente Generale, S. E. Mons. Claudio Giuliodori, accompagnati da Ivana Ventura e don Antonello Gatto, Delegata e Assistente Unitario regionale dell’Azione Cattolica.

Giuseppe Notarstefano è il Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana.

Presidente Notarstefano , qual è il significato profondo dell’incontro con i Vescovi Calabresi svoltosi a Rossano l’8-9 giugno?

Insieme all’assistente generale Mons. Claudio Giuliodori stiamo incontrando tutti i vescovi nelle diverse conferenze regionali. Si tratta di una iniziativa che abbiamo promosso come Presidenza nazionale nell’ambito del cammino sinodale delle chiese che sono Italia per confrontarci sulla base degli Orientamenti triennali che l’Associazione ha fatto e sta portando avanti. Una preziosa occasione di confronto che ci permette di raccontare l’attualità della vita associativa, anche a partire dagli strumenti e dai progetti che stanno accompagnando una fase di “rifioritura”, come si può leggere dal nostro Bilancio di Sostenibilità.

Quali i momenti più significativi della giornata?

Abbiamo avuto modo di vivere sia un bel momento di convivialità dove ci siamo sentiti accolti in una fraternità molto bella e gioiosa, poi la preghiera con le monache agostiniane dove abbiamo celebrato l’eucarestia e quindi l’incontro molto significativo con i Vescovi nel contesto significativo del Palazzo De Rosis.

Nel corso dell’incontro è stata espressa vicinanza a Monsignor Francesco Savino per la tragedia di Amendolara. Quali sono i suoi sentimenti rispetto a questi terribili fatti?

Sì lo abbiamo fatto anche rilanciando il comunicato fatto dall’Associazione diocesana di Cosenza-Bisignano. Un doloroso avvenimento che chiede a tutta la comunità cristiana – oltre ad una sempre maggiore capacità di denuncia di comportamenti lesivi della dignità umana e di ogni vita – un coraggioso impegno educativo e formativo nella prospettiva di quella costruzione condivisa e diffusa della civiltà dell’amore di cui parla Leone XIV nella sua Magnifica Humanitas.

Il vescovo mons. Claudio Giuliodori è l’Assistente Generale dell’Azione Cattolica Italiana.

Nel suo intervento ha sottolineato che l’AC continua a essere un’associazione giovane e vitale. Quale cammino l’Azione Cattolica sta percorrendo oggi? Come esprime la sua vivacità?

La vitalità associativa si esprime, innanzitutto, con la generosità e la dedizione di tantissime persone che ancora oggi, dentro contesti più complessi e spesso in comunità affaticate e rarefatte, si prendono cura delle domande di vita delle persone. In diversi ambiti e con una creatività talvolta sorprendente: penso al percorso formativo presso il carcere di Rossano che è stata una bella intuizione dell’associazione locale. E poi il ricambio nelle responsabilità e la crescita delle fasce giovanili. L’età media dei responsabili in questi anni si è molto abbassata, e questo spesso permette un rinnovamento degli stili e dei linguaggi con cui l’Associazione oggi si trova a vivere. Penso in particolare alla vivacità del nostro “Movimento Studenti”, capace di mobilità ma, soprattutto, di animare un autentico protagonismo giovanile.

In qualità di Presidente Nazionale dell’AC ha fatto qualche richiesta particolare ai Vescovi ?

In primo luogo, ho sentito il bisogno di esprimere gratitudine e stima per il lavoro che si sta facendo e per la paternità con cui i pastori calabresi accompagnano soci e responsabili; abbiamo chiesto loro di continuare a scommettere in questa originale forma di collaborazione tra laici e presbiteri cercando di promuovere la partecipazione degli assistenti ad ogni livello della vita associativa. Abbiamo ricevuto dai vescovi apprezzamento e incoraggiamento, un affetto sincero e un’esortazione a lavorare nell’ambito delle nostre comunità attraverso la formazione per animare culturalmente il territorio senza trascurare gli ambiti della vita sociale e dell’impegno politico.

Quale messaggio desidera lasciare alle diverse comunità calabresi?

La Calabria è una terra generosa ricca di risorse e di talenti che sa condividere con il resto del Paese, impara dalle sue ferite e ne fa occasione di riscatto attraverso una sorprendente creatività pastorale e sociale. Invito le associazioni calabresi a continuare ad essere coraggiose e intraprendenti, ad aver cura di essere inclusive e aperte alle nuove sfide che vengono dalle rapide trasformazioni sociali e li affido ai loro grandi santi protettori, in particolare, S. Francesco di Paola e S. Bruno.