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Al via a Roma la III Edizione (sulle tracce di Francesco d'Assisi) della manifestazione ideata dal network "Ditelo sui tetti"

Il Festival dell’ “Umano tutto intero”: quell’ incontro non convenzionale ed amichevole con la realtà

«Una sfida al cinismo contemporaneo per ritrovare l’amicizia con la realtà». Questa frase dell’avv. Domenico Menorello, che è il coordinatore del network di associazioni “Ditelo sui tetti”, insieme alla citazione programmatica di Papa Wojtyla «Ben venga, mia sorella vita», possono esser utili quali fili conduttori dello “sterminato” programma del Festival “dell’Umano tutto intero” giunto alla 3ª edizione e che si terrà a Roma nella splendida cornice del “Pio Sodalizio de’ Piceni” in piazza S. Salvatore in Lauro, martedì e mercoledì. Oltre 100 ospiti per un “pellegrinaggio esistenziale e pubblico”, partendo – è questo uno dei fulcri più spiazzanti delle intuizioni dei promotori – dagli 800 anni dalla morte di Francesco di Assisi. 

Visti, riletti, proposti, non come momenti “clericali” (nonostante, vien voglia di scrivere, la nutrita presenza di cardinali, monsignori, suore, frati e sacerdoti) bensì di autentica “dottrina sociale naturale” e non solo cristiana, in azione nel secondo decennio del Terzo Millennio. Attenzione speciale ai giovani, senza concessioni al conformismo “giovanilistico e piagnone” per cui ragazzi ed esperti (come il filosofo Stefano Zecchi) dialogheranno non per descrivere il “vuoto esistenziale da social e da metropoli” bensì per far emergere una “contro-cultura del bene” che esiste ed opera spesso silenziosamente nei territori. È stato definito molto opportunamente un laboratorio di giudizio pubblico che vedrà alternarsi ministri, giuristi, intellettuali, educatori, imprenditori, operatori dell’associazionismo e dell’assistenza, figure di primo piano della Chiesa, non la solita passerella. Un’ipotesi di partenza ambiziosa: guardare dritto all’attualità più stringente, declinando la spiritualità francescana in proposte politiche e riforme concrete per costruire uno spazio di dialogo che, da un lato riaffermi un “pensiero forte” e dei “princìpi non negoziabili”, percorrendo comunque una ricerca comune con chiunque voglia confrontarsi. Quindi i promotori intendono dimostrare “sul campo” che Sussidiarietà  non è un astruso ed impossibile traguardo che concerne solo le competenze (e i fondi) di burocrazie statali e locali; il dialogo tra laici e cattolici può ancora avere una sua ragion d’essere, nonché dei luoghi in cui praticarlo.

Si diceva della Traditio di Francesco d’Assisi, e la scansione del programma vuol rompere, volutamente, tempi e spazi dei convegni “convenzionali” per adottare i 5 spazi antropologici e le 5 parole e tappe chiave del Poverello: Giovinezza, Conflitto, Fragilità, Essere figli, Centuplo.

Questa è una delle provocazioni (positive) insite già nella traccia “Umano tutto intero”: no ai riduzionismi, incubati dagli ideologismi degli ultimi 3 secoli che ne hanno innervato le forme statuali perché, tanto più oggi col pre-dominio della tecnica (non della scienza) sempre più invadente/prevaricante – e l’I. A. ne è l’ultima deriva se non controllata e ben indirizzata – la proposta conformistica prevalente non è  la semplice negazione dell’umano bensì la riduzione della persona a “qualcosa” di parziale sia esso uomo massificato/individuo solitario, consumatore/rotella del meccanismo produttivo, entità biologica determinata solo dal Dna ovvero digitale. Una specie di “sublimazione” e sintesi micidiale fra il Marcuse de “L’uomo a una dimensione” e l’economia/materialismo dialettico quale “vera struttura” del mondo (con tutto il resto: sentimenti, famiglia, patria, fede e religioni poi figuriamoci…, semplici sovrastrutture) di Marx ed epigoni. 

Ebbene questo “Umano tutto intero” propone un altro sguardo ma non disancorato dalla realtà; vuol “contaminarsi” con la Politica, la Cultura – interverranno Davide Rondoni (ideatore dei momenti culturali), Pupi Avati, Liliana Cavani; la sera di martedì il debutto della prima nazionale dello spettacolo “Senza Cera: Chiara racconta Francesco”. – esponenti delle Istituzioni regionali e centrali, persino la Giustizia e la sua crisi (argomento quanto mai “scottante”); fragilità e disabilità per impedire che il Servizio Sanitario Nazionale regredisca – come già in tante altre nazioni – a promotore di una subcultura dello scarto di deboli e “inutili alla società”; il che dovrebbe rammentare qualcosa di già visto, sentito ed accaduto (programma “A. T. 4”, Gnadentod, morte per grazia, Lebensunwerten Lebens, vite indegne di esser vissute). 

Emblematico anche lo spazio dedicato al Lavoro quale creatività, citando l’enciclica “Laborem exercens”: «Lo scopo del lavoro non è il lavoro stesso ma l’Uomo»; affrontando quindi, l’apparentemente ardua, almeno qui in Italia, sfida educativa, proponendo riforme strutturali indispensabili per le famiglie : Piano casa, Quoziente familiare e politiche concrete di sostegno alla natalità;  ed occupandosi finanche di astensionismo e disaffezione al voto e, nel contempo, dei primi segnali di rinascita dei corpi intermedi. 

Dovranno tentare di ricapitolare il tutto, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ed il  Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, che rifletteranno anche sull’epocale, in tutti i sensi, Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.