Celebrato l'anniversario della struttura con una Santa Messa nella chiesa di San Pantaleone
Gli 80 anni della Casa della Carità di Limbadi: la festa di una intera comunitàDal Sacro Cuore di Gesù, al cuore di don Mottola, al cuore di don Musumeci. È questa la linea d’amore grazie alla quale nasce, 80 anni fa, la Casa della Carità di Limbadi. Lo spiega nell’omelia don Sergio Meligrana, il sacerdote oblato, parroco di Brattirò, che nella chiesa di San Pantaleone con il parroco don Cosma Raso celebra l’Eucarestia che di questa storia lunga, feconda e santa rappresenta il sigillo più vero.

“Gesù – dice don Meligrana, richiamando il Vangelo di questa XI domenica dell’anno – quando vede le folle stanche e smarrite, fa due cose: invia i dodici apostoli ad annunciare il regno di Dio, chiede loro di portare consolazione e sollievo. Il sollievo dalla sofferenza è un fatto essenzialmente mistico. La croce di Cristo è la dimostrazione massima dell’amore di Dio. Questo è il nucleo fondamentale dell’ideale Oblato”

Questo afflato di amore, fatto di gesti più che di parole, è il segreto che ha costruito la lunga storia della Casa di Carità di Limbadi, che continua fino ad oggi. L’edificio viene donato nel 1945 da don Domenico Musumeci, sacerdote oblato del Sacro Cuore, discepolo prediletto di don Mottola. All’inizio la “Casa” ha un assetto diverso: serve per i bambini, per i vecchi, per gli ammalati. Le Oblate presenti nella Casa vi istituiscono un asilo infantile, raccogliendo ragazzi orfani o provenienti da famiglie in condizioni disagiate.

Nel 1967-68 la struttura viene completamente rifatta e ampliata per essere più funzionale alle necessità del tempo. Così il servizio si diversifica, dalla coabitazione di diverse tipologie di utenti si passa all’assistenza alle anziane. Oggi è una Casa di Riposo che dispone di 25 posti letto, dove lavorano 17 dipendenti, in ossequio ad un non facile adeguamento alle normative di settore, ma non dimenticando di porre la carità alla base di tutto.

La comunità di Limbadi è consapevole di questo privilegio. Segue con affetto le vicende di questo scrigno, che continua a racchiudere un emblema della “propria storia più bella”, dove vivono madri e nonne che incarnano storie e valori il cui rispetto, oggi, appare altrove tutt’altro che scontato.

Infatti, quella di ieri pomeriggio, per l’ 8oesimo anniversario della Casa della Carità, è stata una festa bellissima perché ha parlato la lingua della semplicità e dell’amore. Dallo stabile di via Cafaro, è uscita la reliquia del Beato Francesco Mottola, ostensa sulle mani di don Cosma. Con lui il nuovo sindaco Antonino Taverniti, i consiglieri comunali, le ospiti in carrozzina che hanno potuto, i familiari, le oblate, le dipendenti della Casa, le associazioni, tanti altri limbadesi accorsi per l’occasione, tutti in processione verso la chiesa di San Pantaleone.

Dopo il rosario e la Messa, il saluto del sindaco, testimonianza del legame forte che unisce la Casa alla città. Quindi, le testimonianze: quella dell’ “ex ragazzo” cresciuto nella Casa della Carità.


Quella di Angela, per oltre quattro anni direttrice della Casa di Riposo: “Non possiamo fare un elenco di tutte le persone che hanno amato la Casa della Carità – ha detto l’oblata, ringraziando anche il Presidente della Fondazione, Ferdinando Pietropaolo, presente all’evento – perché il fiume di grazia passato in questa casa racchiude una moltitudine di persone, ognuna delle quali in passato, ma ancora oggi, ha donato e dona qualcosa: tempo, attenzione, cura, amore, accoglienza, disponibilità e tanto altro. Nel giorno dell’inaugurazione – ha evidenziato Angela – don Mottola scriveva a don Musumeci: «Io godo ed esulto per questa tua opera, il cui scopo è diffondere il regno di Dio mediante la Carità». Oggi rinnoviamo il suo grazie a Dio – ha aggiunto – perché la casa esiste, ancora oggi, perché è la sua volontà.“

E ringraziamenti, non rituali, sono arrivati anche dalla comunità parrocchiale ai volti, alle braccia e soprattutto al cuore di chi, come Rita, con il suo impegno, alimenta giorno dopo giorno la vita della Casa di Riposo.
“Tanti casi tu apristi, tanti cori convertisti” dice un canto dedicato a Padre Mottola Beato, eseguito come tutti quelli della Messa in maniera eccelsa, dal coro parrocchiale di Limbadi (che lunedì prossimo 22 giugno nella Concattedrale di Tropea il secondo giorno del novenario per la Festa Liturgica). Ed anche in questo rigo del testo di don Felice Palamara c’è, forse, il nòcciolo di una verità più ampia, perché – lo ha evocato don Meligrana, ancora nell’omelia di ieri – la Casa della Carità è sì una struttura fisica, ma poi è soprattutto la modalità con la quale il nostro cuore illumina le nostre scelte.

