"Un passo importante - esulta il vescovo Francesco Savino - verso la seconda fase della Causa" di cui è postulatore don Enzo Gabrieli
Decretata la validità dell’inchiesta diocesana sulla fama di santità di don Carlo De CardonaIl Dicastero delle Cause dei Santi ha dato la validità all’Inchiesta diocesana sulla vita, le virtù, la fama di santità e di segni del Servo di Dio don Carlo De Cardona, sacerdote di Morano Calabro (CS), chiuso circa un anno fa a livello diocesano, Causa di cui don Enzo Gabrieli, è il postulatore.

“Un passo importante – afferma mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All’Ionio -, che avvia ufficialmente la seconda fase, quella detta ‘romana’ della Causa, e che prevede la compilazione della Positio, accompagnati da un Relatore nominato dal Dicastero, e che sarà esaminata da un apposito Congresso di Teologi.
Se il Signore vorrà e la Chiesa lo riterrà opportuno, questo lavoro di studio potrà portare alla Dichiarazione della Venerabilità del sacerdote moranese che ha incarnato le istanze della Rerum Novarum, lavorando molto nelle due diocesi di Cosenza e di Bisignano”.
Impegnato in politica e nel mondo della comunicazione sociale, Don Carlo che tanto ha operato sul fronte della socialità, del riscatto e della difesa degli ultimi, dei contadini e per il riscatto integrale della persona, fondando le famose casse rurali e intuendo la necessità di federarle insieme. Inviso al fascismo, da sacerdote ha saputo cogliere le istanze del suo tempo senza mai sganciarsi da una profonda spiritualità eucaristica e mariana.
Don Carlo ha fatto del Cuore di Cristo il suo particolare rifugio spirituale soprattutto negli anni della solitudine, delle incomprensioni e delle angherie perpetrate dal regime e dai poteri forti del tempo che lo hanno costretto all’esilio nella chiesa sorella di Todi, dove peraltro è ancora ricordato e venerato fra il clero e il laicato.
Per mons. Savino, “Don Carlo resta per i sacerdoti calabresi, modello di una vita sacerdotale ancorata a Cristo, capace di visioni nuove che mettano sempre al centro la persona, che sa uscire dal tempio per andare incontro all’uomo, soprattutto se scartato o schiacciato dalle angherie e dai soprusi. Egli ha sempre confidato in Dio, anche quando non è stato capito, è stato dimenticato e quando, durante la malattia ritornato nella sua Morano ha vissuto di sola preghiera ed è morto poveramente”.

