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L' eredità di don Mottola accosta il Beato a figure come quelle di Goacchino da Fiore, Francesco di Paola e Tommaso Campanella: tre sognatori che ancora ci accompagnano nella ricerca di un mondo migliore

Il futuro è il presente. Ma non solo

“Una trascendenza unicamente debole, puramente simbolica, dell’individuo, non rende giustizia dei potenti contenuti di speranza dell’antica escatologia cristiana”. Jurgen Habermas (1929-2026)

Nel cristianesimo si trovano tre modi di concepire il futuro, ma solo la profezia lascia aperto il campo alla speranza e alla responsabilità umana coniugando ethos e profezia nell’invito profetico diretto al popolo di adeguare la condotta morale all’agire di Dio. Il futuro non è predeterminato, ma è lasciato nelle mani dell’uomo: la storia è il campo della responsabilità dell’uomo.

Il cristiano come essere speranziale proietta nelle cose ultime il suo compimento in netta differenza con le critiche da parte marxista e freudiana che ritengono una alienazione dalle realtà terrestri, cosa che può avere significato solo nella misura in cui la teologia ha ignorato di prendere in considerazione l’urgenza della speranza cristiana. Questa deve suscitare una memoria sovversiva perché il futuro è un impegno nel presente. Il cristianesimo degli inizi era escatologico (Cfr S. Paolo 1 Cor 29-37). E l’apertura e l’attesa del futuro erano temperate da due influenze: apocalitticismo e teleologia.

La riflessione cristiana ha riscoperto la tensione escatologica propria del cristianesimo primitivo: il fondamento della attesa escatologica del futuro è la nostra fede. Líeschaton si riferisce a una situazione ultraterrena. Da Daniele in poi sorge l’idea di una escatologia trascendente (resurrezione): il presente collega il futuro di questa terra con l’ eschaton trascendente. La visione apocalittica pone l’eschaton al termine della storia di questo mondo; il cristianesimo lo ha posto all’interno della stessa storia, che resta aperta al futuro, ma porta in sé il giudizio: nell’uomo Gesù ci è stato rivelato il futuro dell’umanità, il mondo nuovo.

Ricostituire il futuro: può definirsi così, il filo che lega i pensatori e i testimoni della fede citati in questo articolo di don Pasquale Russo. Un filo che s’intreccia con la vita e le opere del beato Francesco Mottola (1901-1969).

Nel suo recente viaggio apostolico in Africa, nel santuario mariano di Muxima in Angola, Papa Leone XIV, con la sua mite chiarezza, esprimeva il cammino della Chiesa con queste parole: Vogliamo costruire un mondo migliore, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, nè miseria, e i principi del Vangelo plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi per il bene di tutti. Riecheggiava Francesco, il Pontefice che ci ha dato il coraggio di sognare, rifiutando una Chiesa chiusa nei suoi perimetri caratterizzando il suo pontificato con le parole apertura e incontro (todos, todos, todos!), una Chiesa in uscita aperta alla speranza.

Le chiese cristiane hanno faticato nei secoli a coniugare tempo ed eternità come appare anche da una omelia di Dietrich Bonhoeffer tenuta il 27 settembre 1928: volete trovare l’eternità? Allora adesso servite il tempo. Vuoi cose eterne? Allora rimani nel transitorio. Vuoi cose eterne? Allora rimani nel temporaneo. Vuoi Dio? Allora rimani nel mondo.

Nel Medioevo si identificò Regno di Dio con Chiesa visibile, togliendo al presente ogni dinamica escatologica. Man mano che il concetto ufficiale di chiesa andava irrigidendosi, riemergeva l’antica dinamica della escatologia cristiana nel secolo XII con Gioacchino da Fiore e nel secolo XIII con Francesco d’ Assisi.

Nel nostro tempo Papa Francesco ci ha mostrato una Chiesa in uscita, aperta alla speranza. Si pensi al Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune del 04.02.2019 firmato da Papa Francesco e dal Grande Iman di Al Azhar, Ahmad al Tayyib. Papa Leone XIV si muove con equilibrio in continuità di quella cultura dell’ incontro che è uno dei lasciti più preziosi di Francesco.

Il sognatore don Francesco Mottola, ci ha lasciato nella sua leggenda aurea una eredità che caratterizzò la vita e il pensiero di Gioacchino da Fiore, Francesco di Paola e Tommaso Campanella: tre sognatori che hanno vissuto la speranza di un mondo migliore e che ci accompagnano ancora in questo nostro tempo afflitto da guerre e ingiustizia con una spudorata perversione del Cristianesimo da parte della più grande potenza del mondo.

Ma i cristiani sanno da sempre quale è il loro posto nel mondo come viene proclamato nella Lettera a Diogneto: per dirla in poche parole, ciò che è l’anima per il corpo, questo sono i Cristiani per il mondo. Come l’ anima è diffusa in tutte le membra del corpo, così i Cristiani son disseminati per tutte le città del mondo. L’ anima abita nel corpo, ma non deriva dal corpo; anche i Cristiani abitano nel mondo, ma non provengono dal mondo (Giovanni 17,11-16). L’ anima immortale abita in una dimora mortale; anche i Cristiani abitano come pellegrini in mezzo alle realtà periture, protesi verso l’incorruttibilità dei cieli.