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Nella vita e negli scritti del beato Francesco Mottola

Il mese di maggio e la Madonna, “giglio senza macchia”

“Ch’è la Madonna per me?”, si era chiesto il Beato don Mottola in un suo vecchio quaderno di appunti segretissimi, come lui stesso ebbe a rivelare sul numero di maggio del 1949 di Parva Favilla.

L’ effigie bizantina della Madonna di Romania, venerata Patrona di Tropea.

E la risposta che lui stesso si diede, sempre su P.F. del maggio 1950, è espressiva e sintomatica del suo forte attaccamento a Lei: “La Madonna è un giglio senza macchia, in cui il Verbo di Dio si fece carne. Tutta la gloria di Maria dipende da Cristo. Ebbe come Padre, il Padre dei Cieli, l’Assoluto. Come Figlio, il Figlio di Dio, a cui fu vitalmente unita. Questi, l’Idea di Dio, prese carne mortale dalla Sua carne. Tutto avvenne nel fuoco dello Spirito Santo, che adombrò ed illuminò la Sua concezione verginale. E fu Vergine e fu Madre, anzi Madre di Dio, perciò Vergine. Le glorie di Maria. Non ebbe peccato originale, ecco la prima gloria. Fu assunta in cielo, non è un domma (sarà domma il 1° novembre successivo, ndr), ma verità di Fede. E’ mediatrice universale di grazie, e quindi intercettrice, per le nostre numerose miserie. Nell’ora della morte verrà Lei, come Madre, a liberarci dal buio dell’Inferno”.

A voler raccogliere tutto quello che il nostro Beato scrisse e visse della Madonna non basterebbe un libro. Per lui Maria è l’ideale perfetto della vita cristiana, è la creatura che attua in pieno l’ideale divino della bellezza; è il capolavoro di Dio che nessuna bellezza creata può uguagliare: “tutte le luci dei cieli, tutte le germinazioni floreali della terra, tutti gli ansiti del mare, sono ombra della sua luce” (PF 31, maggio 1964, p. 3).

Nell’esortare le sue famiglie oblate a vivere bene ed intensamente il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna, così scrive con calore e sostegno: “E’ il mese dei fiori, in cui veneriamo la rosa più bella, da cui nacque il Cristo che è il fiore più bello dell’umanità. Ma insieme le nostre sofferenze si risvegliano, che offerte alla Madonna si santificano. Questo plesso vitale è essenziale per noi che speriamo: offerto alla Madonna Santa e per lei al Cristo benedetto degno di tutta l’adorazione, le sofferenze diventano ala per elevarli a lui, il sofferente divino. Nessun iato ci deve essere più in questa elevazione di amore, quanto più denso è l’amore, il sacrificio, tanto è più alto colui che divinamente ci ha chiamati. Cioè l’Infinito passa tra noi e Dio, bisogna riempirlo con impeto di dolore e di gioia almeno voluta, per la grazia del Nostro Signore Gesù Cristo”. (PF 22, giugno 1955, p. 4).

Non si risparmia nel sollecitare in particolare i sacerdoti oblati: “Noi sacerdoti abbiamo una madre, la Madonna, a lei affidiamo tutto il nostro sacerdozio e per mezzo di lei andiamo a Gesù”. (Lettere Circolari, 25 luglio 1955). Chiaramente quello che scrive per gli altri, lui lo progetta e lo esperimenta in prima persona sulla sua carne. Il 6 aprile 1924, infatti, primo giorno dopo la sua ordinazione sacerdotale, nel suo Diario dello spirito con convinzione annota: “Mamma mia, Regina Apostolorum, io metto il mio sacerdozio e il mio proposito sotto la tua protezione” (p. 37). Ancora il 1° maggio 1937: “Stamattina, Mamma mia, ti chiedo più ardentemente di passare senz’ombra il mese di maggio. Vorrei offrirti una lirica al giorno, scandita in tutte le ore della mia giornata. Una lirica pura: sospiro tormentoso e sereno dell’anima, della mia povera anima all’Eterno. Guarderò in alto e non voglio, no, discendere dall’altare” (pp. 95-96). E quasi a coronamento di una vita vissuta nel servizio alla Chiesa, il 17 aprile 1942, quando ormai era entrato nella tormenta della paresi che poi si rivelerà nella sua gravità il 27 maggio successivo, non manca di confidare e trovare forza proprio nell’amore alla Madonna: “Riprendo a salire, con una divina rinnovata speranza nel cuore, il mio Calvario. E’ venerdì. Confido nella Madonna. La Madonna mi salverà. Ma devo pienamente scordarmi di me” (p. 147).

Don Francesco Mottola (1901-1969) fondò la rivista Parva Favilla nel 1933. È stato proclamato Beato da Papa Francesco il 10 ottobre 2021.

Vibrante e coinvolgente raccomanda e quasi “pretende” che anche le sue figlie oblate seguano il suo esempio. “Figliuole, scrive loro nella Circolare del 16 gennaio 1953, da tutte voi pretendo e voglio una pietà Mariana, sia pure dolente, ma il canto che sgorgò dal cuore della Madonna Santa lo voglio da voi. Il canto del Magnificat”; ed in quella del 16 luglio dell’anno successivo: “Amate molto la Madonna. Offrite a Lei con ardenza di amore il S. Rosario, che per noi è di Regola. Vorrei da voi una estasi Mariana”.

Da questi testi, pochi tra i tanti, il suo amore travolgente verso la Madonna appare nella sua forza e convinzione profonda. A conforto, in occasione dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’11 ottobre 1962, scriveva: “Il Papa Giovanni XXIII ha fatto un’esortazione a tutte le religiose raccomandando la preghiera, la penitenza e l’obbligo del proprio stato. Speriamo e preghiamo. La maternità della Madonna vegli dal cielo. E’ Madre di Cristo e nostra, e conduca i Padri alla direzione e al benessere della Chiesa”. (PF 29, ottobre 1962, pp. 4-5). 

Non c’è dubbio che accolse con vero entusiasmo la Lumen Gentium, la Costituzione Dommatica con cui il Concilio aprì gli orizzonti della Chiesa alla dimensione di Popolo di Dio in comunione con i suoi Pastori: oggi potremmo definirla Chiesa sinodale. E senza dubbio gioì con soddisfazione per il capitolo VIII, dedicato tutto alla Madonna Madre di Dio e Madre della Chiesa, titoli che a lui piacevano particolarmente, come già si esprimeva alcuni anni prima quando scrisse: “Sono parecchi i titoli che la Chiesa ha proposto per la Madonna, ma il titolo che per me va più è Madre di Dio e Madre degli uomini, in sintesi. E’ Mediatrice col Mediatore. E’ la Madonna Immacolata di Lourdes, per cui vado contento, per la onnipotenza supplichevole. Ma è assunta in Cielo e porta al Cielo tutte le nostre miserie, tutte le carnalità di noi piccoli uomini miseri”.  (PF 25, maggio 1958, pp. 4-5).

Con animo ispirato don Mottola aveva già anticipato i tempi trovando in Maria la Mediatrice della salvezza, che “cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore… per restaurare la vita soprannaturale delle anime”, senza per questo nulla detrarre o aggiungere “alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore” (LG, nn. 61-62).

Mi piace concludere con questo testo, forse uno degli ultimi pubblicati da vivo da don Mottola nel 1968: “Fu creatura la Madonna, che ebbe in sé il Creatore. Fu una donna perfetta la Madonna, senza alcun contagio di peccato. Fu un’alba rosata la Madonna; fu un’aurora splendida la Madonna, che in sé ebbe il Redentore della vita; con lei e per lei comincia l’ordine soprannaturale, l’unico ordine possibile per noi umani, fatti per l’Eterno. La lettera di Dio, la Bibbia, parla di lei in modo splendido e splendente” (PF 35, maggio 1968, p. 3).

(*) Vescovo emerito Mileto-Nicotera-Tropea