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A Tiriolo (Cz) i funerali del Dirigente scolastico e giornalista, morto all'età di 80 anni

Teobaldo Guzzo: un educatore a scuola, nei libri e sui giornali

Teobaldo Guzzo era un educatore illuminato dalla fede, uno studioso con l’amore per la sua terra, un giornalista consapevole del valore del racconto. Per questo i suoi funerali, oggi pomeriggio nella “sua” Tiriolo, hanno avuto il gesto largo di chi semina, più che quello stretto di chi falcia. Per questo, le lacrime del dolore ineluttabile eppure dolcissimo della moglie Rita (“Teobaldo non c’è più!”) come del figlio Luigi, varcando la soglia della chiesa della Madonna delle Grazie dietro la bara, sembravano poi asciugate dalla carezze della preghiera e delle parole dei tanti che – a cominciare dal sindaco Mimmo Greco – a fine esequie hanno inteso testimoniare quanto Teobaldo sia stato importante per un’intera comunità.

Teobaldo Guzzo (1946-2026), insegnante, dirigente scolastico, giornalista, è stato anche direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace.

Tiriolo come luogo del cuore, Catanzaro come residenza della famiglia e del lavoro. Nel capoluogo conobbi Teobaldo tanti anni fa. Era il direttore delle Comunicazioni Sociali della Diocesi. Io lavoravo nel giornale, Oggisud, che mi fece diventare professionista. Lui insegnava nelle scuole, come la moglie, e collaborava a diversi giornali. Naturale ritrovarsi nell’Associazione dei giornalisti cattolici, l’UCSI. Ricordo il congresso a Desenzano sul Garda, dove provammo a coinvolgere i colleghi settentrionali nella difesa della Calabria afflitta dalla sindrome di Calimero. O il convegno di Palermo, dove ci fecero visitare e conoscere a fondo il Centro che poi sarebbe stato intitolato a Borsellino. Poi lui diventò dirigente scolastico, io venni assunto dalla Rai e andai a Cosenza. Ma non ci perdemmo di vista.

Don Giacinto Torchia, parroco della chiesa di Maria SS. delle Grazie a Tiriolo (Cz), ha presieduto la concelebrazione dei funerali di Teobaldo Guzzo.

Sia che insegnasse, dirigesse un istituto, scrivesse un articolo o pubblicasse un libro, Teobaldo era in fondo un pedagogista (come il fratello Giuseppe) che credeva nell’importanza fondamentale della formazione e nel valore sociale della cultura. Insegnava, studiava, scriveva. Preparava ai concorsi decine, forse centinaia di giovani. Professava una fede senza orpelli né clamori.

“Qual è la misura della nostra fede? Il servizio” ha detto nell’omelia don Giacinto Torchia, riprendendo il vangelo di Giovanni. “Dobbiamo amare attraverso i doni che Dio ci ha consegnato: ringraziano il Signore – ha aggiunto – per tutto ciò che attraverso Teobaldo abbiamo ricevuto. Ringraziamo il Signore per il significato che la sua presenza ha avuto nella vita di tutti quanti noi, partendo dalla vita di coloro che lo hanno avuto più vicino. Teobaldo vestiva l’amore con la conoscenza: tutto ciò che lui ha fatto, continuerà a portare frutto anche nei giorni a venire”.

Il capolavoro pedagogico di Teobaldo è stato il figlio Luigi. Lo ricordo poco più che bambino, quando il papà gli spiegava come prendere appunti sul bloc notes o quando, qualche anno dopo, lo instradava ai primi articoli e alle prime, precoci pubblicazioni, come “Il senso autentico del Natale a Catanzaro e dintorni” o “I volti di Villa Margherita”. Oggi Luigi Mariano Guzzo è un giovanissimo docente di Diritto e Religione all’Università di Pisa, scrive di Donne e Chiesa come di un caso di diseguaglianza, dei nuovi strumenti del Pacifismo giuridico ed è uno dei più poliedrici intellettuali cattolici del panorama nazionale.

Luigi Mariano Guzzo ha ringraziato quanti hanno partecipato alle esequie del padre, Teobaldo. È professore associato di Diritto e Religione all’Università di Pisa.

Negli ultimi tempi – ha raccontato al momento di ringraziare le centinaia di persone accorse in chiesa per l’ultimo saluto al padre, dopo la camera ardente in Consiglio comunale – mio papà mi ha mostrato dove teneva i suoi articoli, i suoi appunti, le sue ricerche e mi ha detto, come in una sorta di identificazione dell’amore: «Quando non ci sarò, fallo tu per me». E in questi ultimi giorni, due cose mi tornavano in mente. La prima, le parole del salmo che dice che gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti: gli ottanta anni di mio padre sono stati al servizio della comunità. La seconda, l’annuncio pasquale: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Ecco – ha concluso Luigi Mariano Guzzo – , se c’è una cosa che mi ha insegnato papà, è questa fede autentica, vera, nella speranza della risurrezione